Nuove consultazioni indette dal Presidente Mattarella per l’affidamento dell’incarico

Cassese, Severino e Cottarelli

La Casellati, presidente del senato, ha pronunciato queste parole: “Ringrazio tutti i leader per avere avviato una discussione che pur nella diversità di opinioni ha consentito di evidenziare spunti di riflessione politica. Sono certa che il presidente Mattarella saprà individuare il percorso migliore da intraprendere.”   Così parlando con i giornalisti al termine del colloquio con il capo dello Stato, dal quale si è recata a riferire al termine della due giorni di consultazioni, il presidente del Senato ha archiviato l’ipotesi di fallimento del suo compito. Un mandato esplorativo, attraverso il quale delineare meglio la geografia delle forze politiche in vista della formazione di un governo. I veti di ciascuno rimangono ma “ci sono spunti su cui Mattarella deciderà”. La parola è  tornata al Quirinale. La maggior parte degli analisti stanno dicendo che Mattarella propende ormai per l’ipotesi “governo tecnico” o “governo del presidente”, considerando anche l’incarico a Roberto Fico destinato a fallire. L’ultima riflessione in merito a un governo politico  l’aveva lanciata Salvini per la verità che, davanti al fallimento della trattativa con il M5S (che non accetta Berlusconi seduto al tavolo delle trattative), aveva fatto un passo avanti: pur di stoppare “l’ennesimo governo tecnico destinato a spennare gli italiani”. Dopo le parole di Casellati, nel rispondere alle domande dei giornalisti, Salvini ha aggiunto: “Aspettiamo la riflessione. Spero di essere oggetto di questa riflessione ma non so se posso ambire a tanto”. Un rischio di fare come Bersani? “Non mi interessa. La gente mi chiede di andare avanti”.  Salvini contro il governo tecnico, Di Maio idem. Ma il rischio c’è di un nuovo governo tecnico in quanto gli italiani nelle urne hanno deciso di non decidere: i nomi cominciano a fioccare. Il quotidiano La Stampa ne fa alcuni, tra cui Carlo Cottarelli (un nome che torna spesso) attuale dirigente dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Univeristà del Sacro Cuore. Nel 2017-18 è stato visiting professor alla Università Bocconi di Milano. Lui poco tempo fa, intervistato su questi temi dopo un’indiscrezione del giornale torinese che evidentemente lo spinge, disse che “è più facile che mi chiamino a fare il centravanti dell’Inter al posto di Icardi”. Ma Enrico Letta che lo ha invitato per una lezione nella sua Scuola di lui ha detto: “la sua indipendenza lo rende una figura molto utile al Paese, ne abbiamo bisogno”. Altro nome ricorrente: Alessandro Pajno. Magistrato e docente universitario, attuale presidente del Consiglio di Stato. Vicino al responsabile Giustizia del M5S, Alfonso Bonafede, venne definita dai pentastellati “personalità di alto profilo”, quando si parlò di lui per la Corte Costituzionale.  Torna insistentemente anche il nome di Paola Severino, già ministro della Giustizia con Mario Monti e da due anni rettrice della Luiss. I grillini sembra che la apprezzino per la legge che porta il suo nome e che esclude i condannati per reati gravi dalle cariche pubbliche. Altro giurista a tornare in auge ogni volta che si paventa un governo tecnico o “del presidente”  è Sabino Cassese, padre del diritto amministrativo e docente alla Normale di Pisa. Anche il professore sarebbe gradito nel caso di un governo M5S-Pd. In un’intervista a Repubblica aveva elogiato i 5Stelle per essere riusciti in così breve tempo a passare dall’essere un movimento “antisistema” a “istituzionalizzarsi”, esortandoli a seguire il modello tedesco di un “contratto sul programma”. Consiglio accolto, almeno nelle intenzioni. Si è fatto anche il nome di Giovanni Maria Flick, ex Guardasigilli ed ex giudice costituzionale, entrato da poco nel board cultura del comune di Roma a guida grillina. Le sue parole sono arrivate a innescare polemiche. “Sarei un buon premier ma la parola contratto non mi piace. Meglio parlare di compromesso”.

 

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