Pasqaule Maietta

Il processo era questo: il denaro partiva da quattro società elvetiche per finire su dei conti di altrettante società gemelle italiane ed essereutilizzato per operazioni immobiliari. Questo il sistema messo in piedi da Pasquale Maietta e dalla sua socia Paola Cavicchi ricostruito ieri pomeriggio nel corso di una lunga udienza del processo ‘Arpalo’ che vede sul banco degli imputati anche Fabrizio Colletti, Fabio Allegretti, Giovanni Fanciulli, Pietro Palombi, Roberto Noce, Pierluigi Sperduti e Paola Neroni, accusati a vario titolo di riciclaggio transnazionale, bancarotta fraudolenta, trasferimento fraudolento di valori, reati tributari e societari, corruzione, il tutto aggravato dal vincolo associativo. In aula è stato presente un ispettore del Servizio centrale operativo della Polizia che nel corso dell’indagine portata avanti dalla Guardia di Finanza e dalla Squadra mobile si è occupato di esaminare tutta la documentazione recuperata con rogatoria dalla Svizzera sui flussi di denaro dell’ex parlamentare di Fratelli d’Italia ed ex presidente del Latina Calcio. Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri Giuseppe Bontempo e Claudio De Lazzaro l’investigatore ha raccontato degli accertamenti sulla situazione finanziaria di Maietta così come è emersa dalla documentazione relativa al periodo compreso tra il 2000 e il 2015. E di una serie di cooperative dalla vita breve che venivano chiuse dopo due anni di vita i cui dipendenti confluivano in massa in nuove coop lasciando una lunga serie di situazioni debitorie. Il sistema adottato era quello di dare vita a società in Svizzera sulle quali confluivano i capitali di quelle italiane, capitali che poi rientravano in Italia per portare a termine acquisizioni immobiliari: la villa di via Nascosa, residenza di Maietta, pagata mezzo milione di euro e ancora alcuni immobili a viale Kennedy al prezzo di 200mila euro. Il Tribunale continuerà ad ascoltare l’ispettore nella prossima udienza fissata per il 16 marzo.

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