Laura Boldrini

Si può non condividere quello che lei ha detto o dice ancora ma è sempre una parlamentare della Repubblica Italiana e va rispettata per la sua funzione, e nel periodo dei fatti avvenuti era la Presidentessa della Camera dei Deputati. Si tratta di Laura Boldrini, e la giustizia ha fatto il suo corso: sono stati rinviati a giudizio in 9 per averla diffamata, per una vignetta denigratoria diffusa su Facebook nel 2017 dopo la sua visita a Latina per l’intitolazione del Parco Falcone – Borsellino. La stessa Boldrini aveva detto che non avrebbe più tollerato insulti indecorosi e lesivi della sua dignità. Il procedimento penale è andato avanti e nella giornata dell’11 gennaio il giudice del tribunale di Latina, Mario La Rosa, ha fissato il processo. Sul banco degli imputati, il prossimo 17 maggio, davanti al giudice monocratico Bernabei, siederanno Simone Belardinilli, nato a Roma e domiciliato a Latina, Stefano Cerroni, nato a Civitavecchia, ma domiciliato nel capoluogo pontinno, Emanuele Evangelisti, di Latina, Pasqualina Mammaro, nata negli Stati Uniti e domiciliata a Latina, Massimo Scialanga, nato a Roma, ma domiciliato a Latina, Donatella Vichi, nata a Roma e domiciliata a Latina, Stefano Cocuzzi, di Latina, Alessandro Gambadoro, di Nettuno e domiciliato sempre nel capoluogo pontino e Massimo Sozio, di Terracina. La posizione di uno degli indagati, Giovanni Giunta, è stata stralciata e seguirà un iter giudiziario diverso.“Boldrini pxxxxxa, l’hai fatto per la grana”, “Vergognati pxxxxxa della Boldrini portati i nxxxi a casa tua”, “I migranti li portasse a casa sua”, queste sono state alcune delle frasi a commento della vignetta che sarebbe stata realizzata da Sozio e condivisa più volte, raffigurante l’immagine di un bambino vestito con abiti dell’epoca fascista (balilla) nell’atto di urinare sulla fotografia della terza più importante carica della Repubblica Italiana. L’ex presidente della Camera si è costituita  parte civile ed è assistita dall’avvocato Caterina Flick. Era stata la Polizia postale a raccogliere la sua denuncia e a identificare i presunti responsabili degli insulti.

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