Naufragio nel Mediterraneo: morte 26 donne nigeriane

Bare
Cantabria
Nigeriani

Delle donne morte sul viaggio della speranza. Una rosa sulle bare di queste donne arrivate morte a Salerno,  la nave militare spagnola Cantabria che aveva a bordo oltre 375 migranti recuperati in mezzo al Mediterraneo e purtroppo anche i cadaveri di 26 donne morte annegate durante la traversata. Tutti i naufraghi erano a bordo di un gommone in pessime condizioni ed erano stati avvistati da un elicottero levatosi in volo dalla nave spagnola; quest’ultima partecipa alla missione europea Eunavfor che sta pattugliando il mare per prevenire l’attività degli scafisti. Tra le persone sbarcate a Salerno ci sono anche 9 donne in stato di gravidanza. Ha commentato commenta il prefetto di Salerno Malfi: “Oggi Salerno si prepara con uno spirito diverso rispetto agli altri sbarchi. Abbiamo già avuto altri morti ma su questa nave sarà tutto più complicato, anche come impatto morale. Siamo ancor di più in stretta collaborazione con la Procura della Repubblica perché i ventisei corpi potrebbero essere ventisei omicidi. Quello che va fatto, per esigenze di giustizia, andrà fatto. Credo che già stamattina il procuratore Masini valuterà se ci siano i presupposti per un’ipotesi di omicidio. Bisogna vedere se si trova qualche soggetto su cui concentrare l’attenzione o se si procederà contro ignori. Che qualcuno abbia fatto morire queste donne e non sia stato un fulmine arrivato dal cielo è una cosa ovvia. Le donne decedute, di nazionalità presumibilmente nigeriana, sembra fossero a bordo di un gommone dove vi erano anche uomini. Il barcone è affondato e le donne purtroppo hanno avuto la peggio, in quanto soggetti più deboli.” Sbarco Salerno del 5.11.2017″ inciso su 24 bare. Tutte senza un nome, tranne due: Shaka Marian e Osaro Osato sono le uniche riconosciute prima che le targhette funebri fossero stampate. Osato era incinta da appena due mesi, ma ancora troppo presto per conoscere il sesso del suo bimbo; Marian da cinque mesi aspettava un maschietto. Il marito di Marian, nata il 7 febbraio 1997, non ha voluto parlare. Intanto è stata data una identità ad altre tre. Ne restano, per ora, 21 sconosciute. Quelle donne “cercavano la libertà e la pace”, ha ricordato, durante la celebrazione del rito interreligioso l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, monsignor Luigi Moretti. Accanto a lui, l’imam di Bellizzi, Ebderrhmane Es Sabache ha invitato a pregare “tutti lo stesso Dio, che è Dio della pace e della giustizia”. Ha aggiunto monsignor Moretti: “Di fronte a queste ragazze che non conosciamo diciamo sono nostre sorelle”. L’arcivescovo, sempre accompagnato dall’esponente della religione musulmana, ha proceduto con la benedizione delle bare. Sono stati i ragazzi di alcune scolaresche salernitane, poi, a deporre i fiori sui feretri disposti in cerchio sull’Ossario, là dove riposano i morti senza nome della città. A piangere le vittime, anche quei pochi parenti delle due ragazze che hanno un nome. Pochi commenti, molto dolore e occhi persi nel vuoto. Il fratello di una delle due, Osaro Osato, racconta di essere stato per sei mesi con la sorella in Libia, un posto “no good”, “dove si spara senza motivo”, spiega il 18enne passando dall’inglese all’italiano. Insieme sognavano di vivere in Italia. Ed è stato lui ad avvertire della tragedia i genitori e gli altri tre fratelli. A dare addio alle ragazze anche tante donne africane, accompagnate da mediatori culturali. Dieci salme rimarranno nel cimitero salernitano. Le altre verranno sepolte nei cimiteri comunali di Battipaglia, Montecorvino Rovella, Sassano, Montesano sulla Marcellana, Contursi Terme, Novi Velia, Polla, Atena Lucana, Pellezzano, Baronissi e Sala Consilina. E anche a Pontecagnano Faiano, dove, domattina alle 9.30, si terrà l’inumazione di due salme, in una cerimonia sobria voluta dal primo cittadino. Tutti i sindaci dei Comuni interessati hanno partecipato al rito. Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, ha proclamato per la giornata del lutto cittadino e, per mezz’ora si sono spente le Luci da Artista in alcune strade e piazze della città. Un gesto di grande civiltà e di amore verso i più poveri.

 

 

 

 

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