NASCEVA 200 ANNI FA IL SACERDOTE GIOVANNI BOSCO, FONDATORE DEI SALESIANI

Cascina Bosco a Castelnuovo
Cascina Bosco a Castelnuovo
Quadro di Don Bosco a Santa Teresa  d'Avila a Formia
Quadro di Don Bosco a Santa Teresa d’Avila a Formia
Don Giovanni Bosco
Don Giovanni Bosco
Don Giovanni Bosco
Don Giovanni Bosco
Casa Natale di Don Bosco
Casa Natale di Don Bosco

200 anni fa, il 16 agosto del 1815, nasceva a Becchi Castelnuovo d’Asti Giovanni Bosco, da una famiglia contadina formata da Francesco Bosco, che era già vedovo avendo sposato Margherita Cagliero nel 1811 e che lo aveva lasciato vedovo con un figlio, Antonio, e Margherita Occhiena, che gli aveva dato Giuseppe e Giovanni. Il padre Francesco morì quando Giovanni aveva appena due anni. A nove anni fece un sogno che cambiò completamente la sua vita: « A 9 anni ho fatto un sogno. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole. In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: «Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso». Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, che non ero capace di parlare di religione a quei monelli. In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere cosa facessi gli domandai: «Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili?» «Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili – rispose – dovrai renderle possibili con l’obbedienza e acquistando la scienza». «Come potrò acquistare la scienza?». «Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un povero ignorante». «Ma chi siete voi?». «Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno». «La mamma mi dice sempre di non stare con quelli che non conosco, senza il suo permesso. Perciò ditemi il vostro nome.» «Il mio nome domandalo a mia madre.» In quel momento ho visto vicino a lui una donna maestosa, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti, come se in ogni punto ci fosse una stella luminosissima. Vedendomi sempre più confuso, mi fece cenno di andarle vicino, mi prese con bontà per mano e mi disse: «Guarda» Guardai e mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c’era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali. La donna maestosa mi disse: «Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli.» Guardai ancora, ed ecco che al posto di animali feroci comparvero altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa attorno a quell’uomo e a quella signora. A quel punto nel sogno mi misi a piangere. Dissi a quella signora che non capivo tutte quelle cose. Allora mi pose una mano sul capo e mi disse: «A suo tempo, tutto comprenderai.» Aveva appena detto queste parole che un rumore mi svegliò. Ogni cosa era scomparsa. Io rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che facevano male per i pugni che avevo dato, che la faccia mi bruciasse per gli schiaffi ricevuti. Al mattino ho subito raccontato il sogno, prima ai fratelli che si misero a ridere, poi alla mamma e alla nonna. Ognuno diede la sua interpretazione. Giuseppe disse: «Diventerai un pecoraio». Mia madre: «Chissà che non abbia a diventare prete.» Antonio malignò: «Sarai un capo di briganti». L’ultima parola la disse la nonna, che non sapeva né leggere né scrivere: «Non bisogna credere ai sogni». Io ero del parere della nonna. Tuttavia quel sogno non riuscii più a togliermelo dalla mente »

Ancora non aveva ben chiaro nella mente quello che poi sarebbe diventato da sacerdote, ma comunque già in lui si faceva strada l’idea di consacrarsi al Signore per diventare prete. Infatti fin da giovane egli studio nel seminario di Chieri, e a 19 anni egli maturò la decisione di farsi francescano, ma la mamma su consiglio del parroco di Castelnuovo andò in seminario e parlò al figlio in questi termini dicendogli: “Il parroco è venuto a dirmi che vuoi entrare in convento. Sentimi bene. Io voglio che tu ci pensi econ calma. Quando avrai deciso, segui la tua strada senza guardare in faccia nessuno. La cosa più importante è che tu faccia la volontà del Signore. Il parroco vorrebbe che io ti facessi cambiare idea, perché in avvenire potrei avere bisogno di te. Ma io ti dico. In queste cose tua madre non c’entra. Dio è prima di tutto .Da te io non voglio niente, non mi aspetto niente. Io sono nata povera, sono vissuta povera, e voglio morire povera. Anzi, te lo voglio subito dire: se ti facessi prete e per disgrazia diventassi ricco non metterò mai più piede in casa tua. Ricordatelo bene”. 

Queste parole Giovanni Bosco non le avrebbe mai dimenticate, anzi la madre più tardi sarebbe diventata la prima delle sue più preziose collaboratrici. Infatti dopo avere pregato e consultatosi con il suo padre spirituale Giuseppe Cafasso entro in teologia per proseguire gli studi. Nel 1841 venne ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Torino mons, Fransoni e mentre stava decidendo cosa era meglio per lui nella sua nuova vita sacerdotale, scese per strada e vide il degrado in cui i giovani di Torino versavano sulle strade e decise di occuparsi di loro. Germogliava in lui l’idea di creare un oratorio per cercare di salvare le anime di questi giovani, occupandosi di loro sia spiritualmente che anche materialmente. Nasceva quindi nella periferia torinese il primo oratorio presso Valdocco nella casa Pinardi, il luogo dove dopo fu la casa madre di un istituto da lui fondato. Ovviamente per questa struttura c’erano bisogno di fondi e lui personalmente si mette in cerca di finanziatori, e la prima benefattrice divenne proprio mamma Margherita che vendette tutto quello che possedeva per sfamare i ragazzi. Nel 1854 fondò l’istituto dei Salesiani, che ebbe come santo ispiratore il francese San Francesco di Sales, vescovo e instancabile operatore della carità. Nel 1964 egli pose la prima pietra del santuario di Maria Ausiliatrice, in quanto la Santa Vergine fu sempre suo sostegno nelle difficoltà apostoliche. Un altro tassello mise in piedi nel 1872: con Maria Domenica Mazzarello egli fondò l’istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per l’educazione della gioventù femminile. Suoi primi collaboratori divennero Giovanni Cagliero, destinato alle missioni in Patagonia per diventare li vescovo, e Michele Rua, suo primo successore dei salesiani. Giovanni Bosco morì a Torino dopo aver costruito a Roma l’ultima sua opera,la Chiesa del sacro Cuore nei pressi della Stazione Termini, il 31 gennaio del 1888. Pio XI il 2 giugno lo dichiarò beato, a Pasqua del 1934 lo canonizzo, e i salesiani ebbero la gioia di vedere uno dei suoi giovani prediletti, Domenico Savio, canonizzato nel 1954. Il messaggio educativo di Don Bosco si può sintetizzare così: ragione, religione, amorevolezza. Alla base del suo sistema preventivo ci fu un profondo amore per i giovani, chiave di tutta la sua opera educativa.

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