Antonino Cannavacciuolo

“Anche i ricchi piangono” recitava il titolo di una soap – opera sudamericana trasmessa dalla Rai molto tempo fa, e lo chef multistellato napoletano Cannavacciolo non fa eccezioni. Ecco quello che è accaduto. Erano prodotti congelati ma non correttamente segnalati sul menu, dove quindi apparivano come freschi. Anche il grande chef Antonino Cannavacciuolo finisce sotto la scure dei Nas. A Torino, infatti, come riportano alcuni quotidiani, i Carabinieri hanno effettuato un controllo al “Cannavacciuolo Bistrot”, il nuovo locale che uno dei quattro giudici di Master Chef ha aperto lo scorso luglio nel capoluogo piemontese. La verifica nel ristorante nella zona Gran Madre di Torino ha portato alla denuncia per frode in commercio per il direttore della ristorazione del bistrot, Giuseppe Savoia, e per la moglie di Cannavacciuolo, Cinzia Primatesta, responsabile della società Ca.Pri., a cui fa capo la catena di locali del famoso chef. Un’ulteriore multa da 1.500 euro è stata comminata per carenze nella tracciabilità di alcune materie prime. Nonostante l’infrazione non ci sono stati pericoli per la salute dei clienti, infatti i prodotti erano sottoposti regolarmente alla catena del freddo. Spiega lo chef: “Prodotti come il pesce devono essere abbattuti per legge. Procedimento che era correttamente indicato, ma soltanto al fondo della carta. Certo: abbiamo sbagliato, c’è poco da discutere. Ma non l’abbiamo certo fatto in malafede. Va bene che ci siano delle regole, ma applicarle in questo modo è assurdo. Si parla tanto delle difficoltà che gli imprenditori sopportano per lavorare in Italia, in qualsiasi settore. Ecco: storie come questa fanno venire voglia di andarsene da un’altra parte. D’ora in avanti un asterisco indicherà le caratteristiche di ogni piatto. Fine della storia”. Cannavacciuolo dà la sua spiegazione anche sulla pasta congelata trovata nelle cucine: “Quella che finisce in tavola è sempre fresca, ci mancherebbe. Può succedere, però, che ne avanzi un po’. E allora viene congelata, ma esclusivamente per uso personale e non per essere proposta successivamente ai clienti. Insomma, il cibo buono non si butta. Ma quella roba, lo ripeto, ce la mangiavamo noi e nessun’altro. È giusto  che i ristoranti siano controllati: ma se c’è un menù che non è scritto nel modo giusto, forse potrebbe bastare un avvertimento. Magari con una bella pacca sulla spalla e un “non lo fare più”. È da un anno che tutti i nostri locali sono controllati dall’Asl, dai Carabinieri. Tutti gli ispettori hanno sempre trovato cucine perfette e dipendenti in regola. E, francamente, sui nostri pavimenti si potrebbe pure mangiare”.

 

 

 

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