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Ermanno Olmi

Uno dei più grandi registi è morto all’età di 86 anni: è deceduto ad Asiago il regista Ermanno Olmi ed , era nato il 24 luglio 1931 a Bergamo. E’ stato un regista autodidatta, un  pioniere nel campo del documentario, un creatore di un linguaggio personale e fuori da ogni schema, Olmi ha sempre dato voce alla povera gente e ha firmato opere sulla guerra e sul tema dell’immigrazione. Era uno sperimentatore incessante che ha portato per la prima volta al cinema il dialetto come lingua (”L’albero degli zoccoli”) e i grandi miti della tradizione cristiana (”Cammina cammina”). Tanti i suoi capolavori, come “La leggenda del santo bevitore”, “E venne un uomo”, pellicola dedicata a Papa Giovanni, e “Il mestiere delle armi”. Nel 1978 proprio con “L’albero degli zoccoli”, un film sulla vita dei contadini padani recitato da attori non professionisti in dialetto bergamasco, vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Fu la sua consacrazione. Nel 2008 a Venezia fu Adriano Celentano a consegnargli il Leone d’Oro alla carriera. Il suo ultimo film, un documentario presentato nel febbraio dell’anno scorso, è dedicato alla vita e al pensiero del cardinale di Milano Carlo Maria Martini e si intitola “Vedete, sono uno di voi”. Tre anni prima invece Ermanno Olmi portò nelle sale “Torneranno i prati”, un film contro la guerra che raccontava il primo conflitto mondiale, in occasione del centenario dell’inizio della guerra. Il regista bergamasco di nascita ma altopianese di adozione è deceduto la scorsa notte all’ospedale di Asiago. Il suo ricovero è avvenuto tre giorni fa in seguito all’aggravarsi della malattia che l’aveva minato tempo fa. Gli sono stati vicino fino all’ultimo i figli Andrea, Fabio, Elisabetta e la moglie Loredana. Regista e sceneggiatore, Ermanno Olmi nasce in una famiglia contadina profondamente cattolica. Nel 1933 i suoi genitori si trasferiscono a Milano per il lavoro del padre ferroviere. Trascorre l’infanzia tra il mondo operaio della periferia milanese e quello contadino, a Treviglio, nella campagna bergamasca. Giovanissimo desidera studiare arte drammatica e per mantenersi trova lavoro alla Edison, dove già lavorava la madre.  Nel 1959 gira il suo primo lungometraggio “Il tempo si è fermato”, delicato racconto del rapporto tra uno studente e il guardiano di una diga. Dopo aver fondato con alcuni amici, tra cui Tullio Kezich, la società di produzione ’22 dicembre’, scrive e dirige “Il posto” (1961), che viene accolto molto bene dalla critica, in cui descrive le esperienze di due giovani alla ricerca del primo lavoro. Due anni dopo dirige “I fidanzati” in cui è costante la sua poetica attenta al mondo della gente semplice, della vita quotidiana, dei sentimenti spesso non espressi ma manifestati con le azioni. Nel 1965 gira “E venne un uomo”, una sentita biografia, ben lontana dall’agiografia, di Papa Giovanni cui si sente unito dalle comuni radici bergamasche. Il 1977 segna l’anno della sua consacrazione con “L’albero degli zoccoli”, un film sulla vita dei contadini padani recitato da attori non professionisti e in dialetto bergamasco, che vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Nel 1983, dopo aver girato un documentario sulla sua città d’adozione, “Milano ’83”, viene colpito da una gravissima malattia che lo costringe a chiudersi nella sua casa di Asiago dove si è trasferito con la famiglia da qualche tempo. In quel periodo interrompe la sua produzione cinematografica e si dedica a “Ipotesi cinema” la scuola di cinema che fonda a Bassano del Grappa in cui si formano giovani autori come Francesca Archibugi, Mario Brenta, Giacomo Campiotti, Piergiorgio Gay, Maurizio Zaccaro. Intanto, superata la malattia, riprende la sua normale attività e nel 1987 alla Mostra del Cinema di Venezia vince un Leone d’Argento con “Lunga vita alla signora” e l’anno successivo, con “La leggenda del santo bevitore”, ottiene il Leone d’Oro. Il 2001 lo vede ancora tra i protagonisti del festival di Cannes con “Il mestiere delle armi” che, raccontando la morte del giovane e magnifico condottiero Giovanni de Medici, ci mostra il momento in cui l’uso della polvere da sparo dà inizio alla guerra moderna. Il film vince il Globo d’oro 2001 della stampa estera e 9 David di Donatello 2002 per il miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, musica, montaggio, scenografia e costumi. Il film successivo, nel 2003, non potrebbe avere un soggetto più diverso: “Cantando dietro ai paraventi” , è un film sui pirati cinesi che parla della fatica che serve per ottenere la pace e che vince 3 David di Donatello 2004 (scenografia, costumi ed effetti speciali) e 4 Nastri d’argento (soggetto, fotografia, scenografia e costumi). Nel 2005 Olmi accetta l’invito di Domenico Procacci a collaborare con due altri grandi autori come Abbas Kiarostami e Ken Loach. Per ottenere unità di luogo e tempo i tre registi scelgono di percorre ciascuno di loro 5000 km su un treno ma “Tickets” inevitabilmente mostra tre diverse visioni del mondo e tre diversi modi di raccontare. Nel 2007 con “Centochiodi”, il cui titolo nasce da una sua ossessione, quella di inchiodare qualcuno per impedirgli di fare del male, il regista dichiara di aver realizzato il suo “ultimo film narrativo di messa in scena”, per tornare al suo primo amore: il documentario. Due anni dopo firma infatti “Rupi del vino” (evento speciale alla X edizione del Festival di Roma) e “Terra Madre” (presentato al 59mo Festival di Berlino nella sezione Berlinale Special). Nel frattempo, alla 65ma edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia gli viene assegnato il Leone d’oro alla carriera. Nonostante la sua dichiarazione di abbandonare film di fiction, nel 2011 realizza “Il villaggio di cartone”, dedicato al tema dell’immigrazione con al centro le vicende di un vecchio sacerdote che ritrova una ragione per la sua fede aiutando gli immigrati clandestini. L’ultimo film, un documentario dedicato a Carlo Maria Martini, è dell’anno scorso.

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