Morto l’ex presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe

Robert Mugabe

E’ stato l’ultimo dei dittatori d’Africa a scomparire dalla scena politica, e si tratta di Robert Mugabe morto a 95 anni, che ha chiuso una pagina della storia d’Africa, nella quale l’ex presidente dello Zimbabwe, ha recitato la parte del protagonista, nel bene e nel male: è stato l’artefice dell’indipendenza del Paese dai britannici, ma anche il dittatore che ha guidato l’ex Rhodesia con pugno di ferro per 37 anni. Robert Gabriel Mugabe nacque dalla famiglia di un carpentiere in Rhodesia il 21 febbraio del 1924. Di etnia Shona, come la maggioranza delle persone che vivevano in quello stato innaturalmente governato da una minoranza bianca. Il giovane Mugabe ha studiato nelle scuole missionarie cattoliche, diventato poi un maestro. Riesce a studiare anche in Sudafrica, poi va a insegnare in Ghana dove viene influenzato dalle idee del leader post-indipendenza Kwame Nkrumah. In Ghana si  è sposato anche. Al ritorno in Rhodesia, nel 1950, si unisce al nazionalista africano Joshua Mkomo, ma poi si emancipa e fonda lo Zanu, l’Unione nazionale africana dello Zimbabwe. La politica attiva lo ha portato in galera nel 1964. Mugabe è un oratore che riesce a infuocare le folle e non risparmiava gli attacchi ai leader rhodesiani. Gli anni del carcere lo spingono verso la lotta armata. Dopo la liberazione, nei primi anni ’70, lo si ritrova in Mozambico a coordinare la guerriglia che faceva incursioni in Rhodesia. Viene considerato un militante, l’ala estrema dell’indipendentismo. Nel 1976, in visita a Londra, dichiara senza mezzi termini che la sola soluzione per il problema della Rhodesia è la polvere da sparo. Eppure, Mugabe già allora non era solo un uomo d’armi, ma anche un negoziatore e questo lo ha aiutato nel processo di negoziazione per l’indipendenza. Dopo l’accordo del 1979, per la prima volta, anche la maggioranza nera può votare. Mugabe vinse le scorrettissime elezioni, sconfiggendo il suo ex alleato Nkomo e molti bianchi sono andati via. Mugabe, che si autodefiniva marxista, è riuscito ad assumere a quel punto un tono più moderato, promette un governo ampio e anche di non nazionalizzare la proprietà privata. Ha lanciato un programma sociale per i neri e, quando vengono trovate delle armi, si libera di Nkomo dal governo. Gradualmente si è liberato delle opposizioni, anche con operazioni come il massacro di migliaia di appartenenti all’etnia Ndebeles, che erano considerati sostenitori di Nkomo. A fare le operazioni sporche era  la famigerata V Brigata dell’esercito, formata da soldati nordcoreani. La pressione costrinse Nkomo di fatto a cedere il suo partito, facendolo confluire nello Zanu. Nel 1987 Mugabe, che era stato primo ministro fino a quel momento, cancellava la carica e si è fatto eleggere presidente, carica per la quale viene riconfermato nel 1996. In quell’anno sposava Grace Marufu, di 40 anni più giovane, dopo che la prima moglie era morta di cancro. Lei gli darà il terzo figlio. Nel 1992, rimangiandosi le ormai antiche promesse, introdusse una legge che consentiva la confisca dei terreni senza appello, per togliere a meno 5mila proprietari terrieri bianchi appezzamenti da offrire ai neri. I suoi “veterani di guerra” occuparono le fattorie e alcuni proprietari sono stati uccisi anche coi loro contadini. L’economia di quello che era un paese autosufficiente usciva da queste tensioni con le ossa rotte, Mugabe è stato accusato di aver distribuito le terre solo ai suoi famigli e protetti, non ai poveri. Nelle elezioni del 2000 il partito di Mugabe perse le elezioni, ma nel Parlamento il presidente può nominare 20 uomini suoi, e lo Zanu-PD mantenne il potere. Due anni dopo Mugabe riuscì a vincere le elezioni con il 56,2 per cento, mentre Morgan Tsvangirai, il suo rivale del Movimento per il cambiamento democratico, si ferma al 41,9 per cento. Il voto venne considerato macchiato da irregolarità e trucchi. Lo Zimbabwe, che era anche stato sospeso dal Commonwealth, è alla fame. Mugabe peggiorò la situazione nel 2005, lanciando un’operazione contro il mercato nero, che portò alla distruzione di slum interi, lasciando 700mila persone senza casa. La sua popolarità crollò. A marzo 2008 perse il primo turno delle presidenziali contro Tsvangirai, ma vinse il secondo perché Tsvangirai è costretto a ritirarsi dalla gara a causa dopo aver preso atto che era impossibile avere elezioni corrette. Intanto il paese precipitava nella fame e nelle malattie. Il colera decimò la popolazione e  Mugabe è costretto a trattare e, dopo mesi di negoziati, a febbraio 2009, Tsvangirai giurò come primo ministro ma la coabitazione è difficile e Mugabe impose la sua personalità. Nel 2013 rivinse le elezioni, ponendo termine alla condivisione dei poteri con Tsvangirai. Ma le elezioni sono  state oggetto di critiche dell’Onu perché caratterizzate da brogli e violenze. L’avanzare dell’età del leader produsse lotte intestine e voci sulla successione. Qualcuno suppose che Grace potesse succedere al marito, ma Mugabe non mollava l’osso e nel 2015 annunciava che nel 2018 intendeva concorrere di nuovo alle elezioni e l’anno dopo fece  la sua affermazione con una frase: “Starò al potere finché Dio non mi dirà: ‘Vieni'”.Ma nel 2017 l’esercito lo collocò agli arresti domiciliari. Quattro giorni dopo lo rimpiazzava con il suo numero due Emmerson Mnangagwa. Il 21 novembre 2017 il presidente del Parlamento annunciava che Mugabe si era dimesso. Il vecchio leader ha fatto in tempo a negoziare la protezione, il mantenimento di alcuni affari, una casa, servitù, auto e status diplomatico, fino alla sua morte.

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