Mi manca…Luchino Visconti!

Questo è stato il primo pensiero dopo aver rivisto per l’ennesima volta, “Gruppo di famiglia in un interno”. Proprio uscito dal cuore, dopo essermi soffermata su diversi fotogrammi e aver rivisto certe inquadrature, la perfezione della fotografia….dove posso ritrovarla? Mi manca, forse il vuoto è rimasto davvero stavolta, dove trovo l’assenza di errore? Sono caduta su questo titolo perché stavo cercando qualcosa di Romolo Valli, per altro in questo film fa una parte davvero piccola, ma come sempre indimenticabile. Sono stata subito rapita dal magnifico palazzo romano dov’è girata la storia e dal trucco pesante di una Silvana Mangano, già troppo consapevole del suo male di vivere. E di morte si parla, di tormento e di vite sbagliate. Si fanno discorsi di politica e di intellettuali, di ipocrita borghesia e di insopportabile aristocrazia. Tenendo conto che il film è del 1974, sembra girato e finito ieri pomeriggio! Luchino Visconti morì due anni dopo, nel 1976, dopo aver dato alle sale, il durissimo “L’innocente”. Di Visconti non si sai mai bene cosa dire, un omosessuale sopportato e non messo al bando come fu Pasolini, un aristocratico lucido e presente nella società, alloggiato su una torre d’avorio con porte ben aperte al mondo. Vi consiglio tutta la sua filmografia, ma “Morte a Venezia”, rimane uno dei film della vita.

Sabrina Marconnuvole

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