Mentre Renzi corregge gli errori degli altri

RenziQuello che manca in questo Paese, più di qualcuno lo ha notato, è la terribile mancanza di responsabilità. Non quella mediocre blaterata dai politici, ma quella umana di assumersi le responsabilità del ruolo che si ricopre e non giustificare ogni fallimento scaricando la responsabilità su altri. È un teatrino questo per cui i politici italiani dovrebbero vincere i migliori premi in circolazione. È un teatrino questo che non smette di annunciare giovani leve sul cartellone dell’informazione. Ecco allora che il premier non eletto Matteo Renzi annuncia, nel coraggioso tentativo di difendere il furto che la politica e lo Stato (a prescindere da chi occupi quegli scranni) stanno perpetrando nelle tasche degli italiani, “È il colmo che ora dicano che bisogna restituire tutto, è ridicolo. Noi siamo qui a correggere errori di altri”. Qui non si discute chi ha votato cosa, ma sarebbe quantomeno opportuno che il signor Renzi e soci si preoccupassero di risolvere i problemi e non frignare dell’incapacità di farlo attribuendo colpe ad altri. Altri che hanno colpe che nessuno vuole togliere, ma che non possono diventare l’ombrello sotto il quale ripararsi. Oltretutto, ammesso e non concesso che il ragionamento dell’ex sindaco di Firenze sia valido, avremmo il desiderio di raccontargli una storia che sicuramente conosce e chiedergli, alla fine, se anche in questo caso vale il suo decantato principio di sgravio delle responsabilità. La storia è quella, sinteticamente, di un signore di Firenze proprietario di un capannone. Capannone che è occupato abusivamente da tre anni, ma sul quale il proprietario è costretto a pagare le tasse (l’IMU). Perché il signore di Firenze deve pagare gli errori di chi sta occupando abusivamente la sua proprietà e gli errore ancora più gravi di uno Stato che se ne frega dei soprusi quotidiani, preoccupato solo di intascare soldi per perseguire i propri privati fini? Almeno, cortesemente, ci si risparmi la morale. Perché se ancora credessimo nella sua esistenza, ci rivolgeremmo altrove, non certo a chi amministra questo Paese.

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