Pietro Mennea
Pietro Mennea
Pietro Mennea
Pietro Mennea
Pietro Mennea
Pietro Mennea
La finale delle Olimpiadi di Monaco del 1972
La finale delle Olimpiadi di Monaco del 1972
L'arrivo dei 200 metri di Città del Messico del 1979
L’arrivo dei 200 metri di Città del Messico del 1979

Nel 1979 Mennea, in forza della sua iscrizione universitaria, decide contro il parere della federazione di partecipare alle Universiadi di Città del Messico anche perché in quello stadio dove il suo idolo atletico Tommy Smith che vinse sempre in quello stadio 11 anni prima, quella stagione che portò all’emancipazione del black power che l’azione pacifica di Martin Luther King stava portando in tutta l’America. Allora 11 anni prima Pietro Mennea si era appena affacciato all’atletica, aveva sedici anni, e dopo una serie di peripezie entrò nel centro di preparazione Olimpica del CONI a Formia, dove sarebbe stato protagonista nei suoi allenamenti per ben 18 anni. Un carattere niente affatto facile quello di Mennea, ma atleticamente si era formato con il prof. Vittori che lo aveva poi portato ai successi che sappiamo tutti: campione europeo in carica nei 100  e 200 metri, più due bronzi olimpici conquistati nella sanguinosa olimpiade di Monaco.

In quella occasione di Città del Mesiico tutto venne preparato con la massima cura: l’alimentazione spaghetti con parmigiano e bistecche, la preparazione atletica, l’ambiente esterno, ed altro. I risultati furono eccezionali: sui cento ottenne il record italiano ed europeo fissato a 10”01, poi in sede di qualificazione ebbe un escalation incredibile di tempi fino a quel fantastico 19”72 di cui raccontiamo cosa era accaduto. C’erano buoni corridori ma niente di trascendentale, e questo preoccupava molto Pietro Mennea, che dava il meglio di se quando vedeva avversari al suo livello o ancora più forti di lui. Il suo avversario divenne in quella gara solo il cronometro e il risultato arrivo. 19”72 centesimi un record mondiale che solo uno più forte di lui poteva batterlo ma accadde solo dopo 17 anni, con Michael Johnson che nelle Olimpiadi di Atlanta fece scendere a 19”66. Quel record è ancora primato europeo (la velocità è ormai da tempo un affare tra americani e giamaicani, con qualche africano che negli ultimi tempi cerca di inserirsi), ma non c’è dubbio che in quel record c’è stato anche lo zampino dell’aria buona di Formia che con la scuola di preparazione olimpica, e Malagò l’ha ribadito recentemente grazie anche al completo sfacelo della spedizione mondiale a Pechino, ha sempre potuto mostrare risultati di eccellenza.

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