Matteo Adinolfi

L’europarlamentare Adinolfi ha ribadito di essere completamente estraneo ai fatti che gli vengono contestati, vale a dire lo scambio elettorale politico mafioso in relazione alle elezioni amministrative del capoluogo pontino del 2016 dove era candidato con la lista “Noi con Salvini”. L’europarlamentare della Lega, che è indagato dell’inchiesta della Dda che ha permesso di porre agli arresti l’imprenditore del settore dei rifiuti Raffaele Del Prete e il collaboratore della Lega alla Regione Lazio Emanuele Forzan, è stato interrogato per oltre due ore presso il Tribunale di Roma dal sostituto procuratore di Roma Corrado Fasanelli e dal sostituto procuratore di Latina Claudio De Lazzaro, titolari dell’inchiesta insieme alla pm Luigia Spinelli.  Ha spiegato Adinolfi al termine dell’interrogatorio nel quale era assistito dagli avvocati Luca Giudetti e Guerrino Maestri: “Sono estraneo ai fatti, c’era una netta distinzione tra chi si occupava dell’organizzazione e chi come me è stato chiamato invece a dare un contributo nella formazione delle liste se c’è stato un voto di scambio io non ne sapevo niente”. Rispetto ai suoi rapporti con Agostino Riccardo e Renato Pugliese, i due collaboratori di giustizia che con le loro dichiarazioni lo hanno chiamato in causa, ha spiegato che gli erano stati presentati ma che non conosceva i loro nomi. Ha sottolineato il suo avvocato: “Li ha riconosciuti in foto quando queste sono state pubblicate sui giornali in seguito all’arresto. Ribadiamo l’assoluta estraneità del mio assistito rispetto all’accusa e depositeremo a breve una memoria difensiva”.   Secondo gli investigatori, Raffaele Del Prete avrebbe pagato 45mila euro a esponenti del clan Di Silvio per garantire voti nei quartieri di loro influenza a Matteo Adinolfi che alle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale del 2016 guidava la lista ‘Noi con Salvini’.

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