L’OMICIDIO DA PARTE DELLA MAFIA DEL GENERALE CARLO ALBERTO DALLA CHIESA

La macchina dove i coniugi dalla Chiesa hanno trovato la morte
La macchina dove i coniugi dalla Chiesa hanno trovato la morte
Elisabetta e Carlo Alberto Dalla Chiesa
Elisabetta e Carlo Alberto Dalla Chiesa
Pertini al funerale Dalla Chiesa
Pertini al funerale Dalla Chiesa
il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa
il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa
La macchina della morte
La macchina della morte

Il 3 settembre del 1982 accade nella notte a Palermo un altro fatto di sangue, questa volta nei confronti del prefetto di Palermo nominato da 100 giorni,l ossia il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, che già da ufficiale in passato era stato in Sicilia e in particolare a Corleone ai tempi del capo mafia Michele Navarra, ufficialmente medico condotto di Corleone. Mentre per il Nucleo antiterrorismo da lui creato ed appoggiato dagli alti vertici dello stato, quando venne a Palermo in seguito alle denunce pubbliche fatte dall’onorevole siciliano del PCI Pio La Torre, arrivò a Palermo con la promessa di ricevere poteri speciali per combattere la mafia. Anche se sotto la sua azione vennero compiute operazioni importanti, in realtà erano soltanto operazioni di piccolo cabotaggio, perché Totò Riina e i suoi luogotenenti erano ben al sicuro tra l’omertà della gente. Ma in realtà lo lasciarono solo rendendosi conto che in mano aveva un dossier che voleva discutere con il ministro Rino Formica che 3192 personaggi sospetti, con implicazioni politiche molto in lato e molto in voga dovevano essere fermate per accertamenti. Nella giornata del 3 settembre, il giorno dell’omicidio, la moglie di Dalla Chiesa, Emanuele Setti Carraro, aveva telefonato per ben due volte alla madre dicendogli che era molto preoccupato per il marito in quanto sentiva che era stato lasciato solo dallo Stato e dalla politica, nonostante offerte di candidature politiche una volta finito il suo servizio di prefetto. Ma in realtà la sua morte era già scritta: dopo che Emanuela era andato a prendere suo marito con la sua autovettura A112 chiara targata Roma Y97252 in prefettura da lì chiamò la madre per un ultima breve telefonata. Avendo prenotato un ristorante, ma in realtà era solo una precauzione perché si stavano recando a casa con l’agente di scorta in borghese il carabiniere Domenico Russo di 32 anni che faceva da scorta, alle 21,15 un commando di due BMW, una 518 e una 131 si affiancarono alla macchina del generale e della moglie e spararono innumerevoli colpi di kalashnikov , una vera grandinata di fuoco, circa trecento proiettili esplosi sulla coppia. La moglie Emanuela muore subito, il generale muore qualche secondo dopo. L’agente di scorta Domenico Russo tenta di reagire ma un proiettile lo ferisce mandandolo in  coma dove venne trasportato all’Ospedale Villa Sofia. Una telefonata ai Carabinieri avvisa del delitto, ed accorrono subito a Via Carini, luogo dove è avvenuto il delitto. Il 4 settembre venne apposto sul luogo del delitto un cartello con la seguente scritta: “Qui è morta la speranza dei siciliani onesti”. Il 5 settembre si svolsero i funerali nella cattedrale di Palermo e il cardinale Pappalardo cita Tito Livio nella sua omelia: “Dum Romae consulitur… Saguntum espugnatur. Mentre a Roma  si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata. E questa volta non è Sagunto, ma Palermo ad essere espugnata.” I politici presenti, tranne il presidente della Repubblica Pertini, sono tutti contestati, a Rognoni gli vola anche una bottiglietta di acqua minerale in faccia. Il 6 settembre si svolsero i funerali privati a Milano, e da lì i due coniugi vengono tumulati a Parma, dove riposava da tempo il corpo della prima moglie del generale Dalla Chiesa, Dora Fabbo (Dalla Chiesa era vedovo già da molto tempo). I parenti il 5 settembre aprono la cassaforte della residenza palermitana dei coniugi dalla Chiesa e si scopre che erano spariti dei documenti riservarti (Totò Riina molto tempo dopo dirà che era stato per suo ordine di andare in quella villa e prendere i documenti del generale). Il 15 settembre morirà anche l’agente di scorta del generale, il carabiniere Domenico Russo che verrà insignito della Medaglia dì Oro al valor civile con la seguente motivazione: “Di scorta automontata per il servizio di sicurezza ad eminente personalità, assolveva al proprio compito con sprezzo del pericolo e profonda abnegazione. Proditoriamente fatto segno a numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi a distanza ravvicinata da parte di alcuni appartenenti a cosche mafiose, tentava di reagire al fuoco degli aggressori nell’estremo eroico tentativo di fronteggiare i criminali, immolando così la vita nell’adempimento del dovere. Palermo, 3 settembre 1982” Al generale Carlo Alberto dalla Chiesa gli viene conferita la Medaglia d’Oro al valor militare con  la seguente motivazione: “Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, della criminalità organizzata, assumeva anche l’incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell’odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere. Palermo, 3 settembre 1982.”

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