L’omelia di Don Luigi Ruggiero per l’inizio della novena di San Camillo de Lellis

Don Luigi Ruggiero

Dal giorno 5 il cappellano dell’Ospedale “Dono Svizzero di Formia” Don Luigi Ruggiero ha cominciato la riflessione riguardante il sacerdote fondatore dei camilliani san Camillo, cominciando la novena con la riflessione partendo dal vangelo del giorno:

“ Comincia a darci fastidio, cosa vuoi da noi, Gesù figlio di Dio? Ieri abbiamo visto degli indemoniati che vanno da Gesù, una definizione importante, – Tu sei il figlio di Dio, tu sei Dio – oggi con la guarigione di questo paralitico, davanti a questi che stavano lì a criticarlo, a processarlo, ecco solo Dio può ire che ti sono rimessi i peccati. Costui bestemmia. Quindi anche il discorso della fede che bisogna vivere nella realtà del dolore, della sofferenza, della storia di ognuno di noi, sono un profeta ma non per scelta, perché sono stato chiamato, potremo dire nella sofferenza sono un profeta, vero ha una profezia, ha una testimonianza di fede, ma anche il mio annuncio di amore di Dio, quell’abbandono, la versione di Matteo della guarigione del paralitico, la versione di Luca è un po’ più particolareggiata, non riescono a passare e lo fanno da sopra, la casa, dal tetto, mettono la persona accanto a Gesù, quindi un coinvolgimento che c’è alla comunità di alcune persone più sensibili che mettono questo malato ad essere al centro dell’attenzione. Spesso non c’è il posto privilegiato per chi è malato, importante una persona accolga, quello che spesso avete curato, l’ho messo al centro, saluto, tu sei qui, tu sei quello che ci comandi,  se c’è da dire qualcosa come il maestro sulla cattedra, insegnando che annuncia, che insegna la vita, di lì il paralitico dalla disperazione diventa un pulpito, fino a che il pulpito che annuncia la vita e un a parte che dà testimonianza alla vita, io sto qui e dico a te, fratello, dico a voi fratelli, io sono importante. Se n on mi ritenete importante perché in se il dolore non è una cosa d ritenere importante, ma sono fatto per la tua storia, della tua vicissitudine, della tua ubbidienza. Nessuno può dire sono cose che non mi riguardano, prima o poi, voglio o non voglio, direttamente o indirettamente, facciamo esperienza del dolore, della malattia, della morte. Un altro aspetto importante che avviene con il paralitico che ognuno di noi può essere, può lasciare il suo parente, che prende il suo lettuccio, Gesù è vivo, guarisce tutta la persona, non solo la guarigione della necessità, ma dà la salute spirituale, dell’anima. A volte spesso, prima è solo, non avviene la guarigione fisica, il vecchio rimane vecchio, il malato rimane malato, però la guarigione spirituale è la pace del cuore, dell’anima, è quella che non manca mai, anche qui significa che ci sono, mi vuole bene, quando magari rimango nel dolore, nella prova, nella sofferenza, però mi dà pace, e questo lavoro lo devo fare bene, lo devo sempre tenere presente, prendere il lettuccio. Verrebbe da dire, Signore, io adesso mi sono stancato di stare sopra questo lettuccio, sono disposto anche a rimanere per terra perché sto bene, in salute, mi accontento pure di tutto, ma di questo lettuccio non ne voglio sapere. Gesù ci dice: no, tu lo devi ricordare  e anche raccontare agli altri quando ti vedono, se qualcuno avrà da ridire su di te, tu devi raccontare la tua storia, se ti vedono con il lettuccio potrai anche dire: ma quello perché l’ha fatto, ma non perché è scemo, non capisce niente, non è capace, va in giro per farsi vedere con il lettuccio in mano. Va in giro perché sto portando davanti a te, fratello mio, e ricordarti e raccontarti la mia storia.”

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