P. Mario Corvino – foto di PIetro Zangrillo
Omelia di p. Mario Corvino del 18 aprile 2021 – audio di Pietro Zangrillo

https://youtu.be/AHlifP6lxDI

L’invito di Gesù risoprto ad essere toccato è valso anche per i discepoli di Emmaus, che all’inizio non lo hanno riconosciuto, ma poi, nello spezzare il pane da parte del Maestro allora i loro occhi lo hanno riconosicuto. E’ la sintesi di quello che p. Mario Corvino, nella messa della terza domenica di Pasqua celebrata nella chiesa parrocchiale di Santa Teresa d’Avila ha voluto esprimere nella sua omelia: “Certamente le paure e anche un po’ di senso di qualche cosa che abbiamo interiormente quando pensiamo alla presenza di Cristo nella notsra vita, nella nostra chiesa, ci viene sempre qualche dubbio, e qsuesti dubbi dobbiamo veramente ripararli, perché se noi abbiamo fede, fermamente nel Signore non dobbiamo, ecco, essere come i discepoli, i quali avevano vissuto l’esperienza di tre anni con Gesù, avevano visto tutto quello che il Signore aveva fatto, avevano ascoltato la sua parola, un linguaggio nuovo, un linguaggio di amore, avevano assistito a tanti miracoli. Purtroppo nonostante tutto, i dubbi vi erano ancora. E come mai noi, ecco, possiamo essere dispensati da questi dubbi? Forse la nostra fede può essere diversa dalla fede degli Apostoli? No, perché anche noi siamo umani, anche noi abbiamo le nostre debolezze, e proprio per questo Gesù è venuto, ecco, per dsirci che noi dobbiamo non solo convertirci a lui, ma anche ecco, avere lontano qualsiasi peccato dalla nostra cosicenza. Allora questa assemblea che è qui, e come se stessimo nel Cenacolo, e aspettiamo veramente che il Signore ci parli, che il Signore ci dia veramente quella gioia di toccarlo con fede, ecco la sua carne, il suo sangue, come d’altra parte noi lo tocchiamo quando ci accostiamo all’Eucarestia, che è il vero corpo. Il vero sangue, il vero corpo glorioso del Signore. Quindi noi non dobbiamo pensare che Cristo, una volta risorto, una volta apparso agli Apostoli, una volta asceso al cielo, ci ha lasciato da soli. E lui stesso che ci dice: non vi lascerò orfani fino alla fine del mondo. E noi dobbiamo veramente aver fede in queste parole che il Signore, ecco, ci ha lasciato non tanto come ricordo ma quanto come qualche cosa che su cui noi dobbiamo fondare nella nostra fede, qualche cose su sui noi dobbiamo credere alla sua presenza, e come d’altra parte l’hanno creduto i discepoli quando Egli stesso ha detto: toccate le mie manio, i miei piedi, avevte qualche cosa da mangiare, ecco, e mangiò il pesce arrostito. Quinddi era vera carne e vero sangue del Signore in quel mpomento, non era un fantasma, ma era il Cristo presente in mezzo a loro, Cristo che era stato riconosciuto anche dai discepoli di Emmaus mentre facevano il cammino verso questa città e lo riconobbero non solo mentre Gesù spiegava le scritture ma anche nello spezzare il pane. E allora, carissimi fratelli, noi dobbiamo ascoltare il Signore, e dobbiamo cercare veramente di convertirci a lui, e la convwersione avviene quando in noi non c’è veramente ombra di peccato ma c’è sempre la grazia di Dio per accogliere Lui, il suo messaggio e vivere questo messaggio attraverso appunto la nostra testimonianza che dobbiamo dare ogni giorno ai nostri fratelli perché sappioano anche loro e la presenza dei cristiani è come la presenza di Cristo in mezzo a loro.”

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