P. Mazio Corvino – foto di Pietro Zangrillo
Omelia p. Mario Corvino del 12 settembre 2021 – audio di Pietro Zangrillo

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Seguire Cristo senza sapere chi è veramente non è facile, e perchè il Messia si doveva riovelare non con la sfolgorante venuta come un condottiero, ma come un umile pastore da mettere in croce, come anche i profeti avevano detto molto prima della sua venuta sulla terra. E’ questo il senso della omelia che p. mario Corvino ha tenuto nella chiesa parrocchialòe di santa Teresa D’Avila in Formia: “Siamo di fronte a una domanda molto importante che Gesù fa ai suoi discepoli: la gente chi dice che io sia? E dà più svariate risposte. Ma la stessa domanda in questo momento Gesù la fa anche a noi e vuole che anche noi rispondiamo.Ma la nostra risposta non deve essere si o no, m,a deve essere una risposta che deve coinvolgere tutta la nostra vita e che, una volta risposto come ha risposto Pietro: “Tu sei il Cristo, tu sei il Messia” Certamente noi dobbiamo seguire quello che noi diciamo, quello che abbiamo in testa. Ma Gesù si riovolge anche ai suoi discepoli e dice: “Ma voi chi dite che io sia?” E Pietro disse. “Tu sei il Cristo”. Gesù, d’altra parte, non voleva rivelare ancora alla ghente che lui era il Messia, lui era colui che doveva salvare l’umanità. Ma questa risposta di Pietro era una risposta molto inquinata, perché come Pietro cposì anche noi, a volte, vogliamo un dio che ci risponde subito, un dio secondo i nostri piani, un Dio che ci accontanta in tutto, un dio che non piace quando soprattutto non interviene e subito nelle nostre necessità. Ecco perché la risposta di Pietro può essere inquinata, perché così pensavano i Giudei, gli scribi, i farisei, pensavano che questo Messia che doveva venire, doveva soprattutto dare alla nazione una importanza tale da dominare tutto il mondo. Invee Gesù non è venuto per le cose materiali ma è venuto a salvare l’umanità, è venuto a salvare noi. E allora la nostra risposta deve essere veramente uan risposta che ci deve soprattutto avvicinare molto a Cristo, molto alla sua vita. E dopo il Signorte dice: “Cominciò a insegnare loro la sua sofferenza, essere riprovato dagli anziani, dagli scribi, venire ucciso e dopo tre giorni risorgere”. Dopo l’umiliazione della Passione e della Flagellazione, ecco che Gesù doveva soffrire. Ma Pietro, anche su questo si ribellò, e chiamò in disparte il Signore: “Questo non ti accadrà mai”. Ma Gesù che cosa disse: “Via da me, Satana, tu non la pensi alla maniera di Dio ma pensi secondo gli uomini. “ Una risposta veramente così severa non l’aveva avuta nemmeno Giuda, il quale pure è traditore e non l’ha chiamato Satana. Ha chiamato satana Pietro, e gli diceva: “Vai dietro a me, perchè tu non pensi alla maniera di Dio ma pensi alla maniera degli uomini,” Vedete una fede così debole quella di Pietro, una fede che non aveva acnora sperimentato cosa significasse seguire Cristo. Per questo motivo Pietro veramente era lontano e tante volte anche noi siamo lontano da dare una vera risposta. Noi vogliamo la serenità, la felòicità nostra su questa terra, No, invece, il Signore ci dice: “Chi vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua, chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà”. Allora, carissimi fratelli, dobbiamo veramente capèire queste parole, prendere la croce ogni giorno, seguire il Cristo sempre nella nostra vita. Non è possibile seguirlo solo in certi momenti, in certe circostanze, ma seguirlo sempre, soprattutto nella sofferenza. E’ la sofferenza che ci salva, è la sofferenza che ci dà veramente quella gioia infionita, d’altra parte come c’è l’ha fatto capire Cristo che dopo la sofferenza c’è la vita. Quindi perdere la vita per causa del Vangelo e per causa di Colui che ci ha salvato veramente è bello, perché perdere la vita non significa perdere il denaro, perdere i beni che abbiamo, perdere tutte le cose di questo mondo, non valgono niente. Ma perdere la vita significa agire anche con carità, con amore, come anche ci ha ricordato san Giacomo nella seconda lettura. Se un fratelllo o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti di cibo, e noi gli diciamo: vai, vai a casa, senza dargli niente, certamente come può un fratello o una sorella sopravvivere. E allora ci vuole fede, la carità, ci vuole la speranza che il mondo segua Cristo con la sua croce fino al Calvario, altrimenti la società è perduta, come d’altra parte staimo sperimentando nei nostri giorni, e soprattutto nei nostri giovani.”

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