L’omelia di Mons. Vincenzo Macera per la festività di san Giovanni del 19 giugno

Mons. Vincenzo Macera, che tanto tempo fa, esattamente dal 1972 al 1975, è stato vice parroco della parrocchia di San Giovanni Battista, è stato chiamato dal parroco Don Mariano Parisella per celebrare la santa messa nel giorno a lui assegnato per la novena  di preparazione alla festa di san Giovanni Battista. ecco ciò che ha detto il parroco di san Giuseppe Lavoratore: ” Fratelli e sorelle, la onoranza di San Giovanni Battista e che ogni tanto si conferma le parole possono essere altro di consenso tra di  noi, che mettono in evidenza quattro punti di Giovanni Battista. “Il bambino ha sussultato con gioia nel mio grembo”, sono le parole di Elisabetta che esprime la gioia della presenza di un altro bambino nel grembo di Maria, l’Emmanuele, il Dio con noi, esultando a nome dell’umanità per la venuta di Gesù. Accolto nella famiglia di Zaccaria, Giovanni cresce nella fiducia totale di Dio e alimenta  detto di se tutta la sapiente vita di Elisabetta, dando un senso alla presenza viva di Dio, nel quale c’è un Dio che da vita alla propria vita. Sappiamo essere testimoni di Dio in famiglia facendo  trasparire l’opera di Dio  in noi.  Giovanni era a Qumram, e vive nella preghiera, nella purificazione  e nella parola. Giovanni sente forte il richiamo di dedicarsi totalmente a Dio,  e si reca sul Mar Morto, presso la comunità di Qumram, ivi con riti di purificazione, di preghiera, di interiorizzazione e trascrizione della Parola di Dio  si prepara per la missione perché possa preparare e possa essere per metà al popolo ebraico  la coscienza di chi sa accogliere il Messia. Domandiamoci la Parola di Dio che  posto occupa nella nostra vita, sappiamo trovare un momento per ascoltare il Signore. Abbiamo iniziato questa celebrazione con la parola ebraica Shema Israel, che significa Ascolta Israele, è l’invito che Giovanni sentiva di andare nel deserto, dovremmo anche noi cercare di ascoltare il Signore,  cosa vuol dirci. E’ diventato troppo grande e comincia predicare e la frase di Giovanni che dice a tutti: Io sono la voce che grida nel deserto, preparate la via del Signore, lui non è importante, è solo una voce, non può essere lui il Messia, vuole invitare gli Israeliti a rinnovarsi interiormente per essere capaci di accogliere il Messia, la sua umiltà nasce dalla conoscenza intima della grandezza del Messia, e per sentirsi una creatura figlia di Dio.  ” Io vi battezzo con acqua“, diceva, “ma Egli vi battezzerà in Spirito Santo.” E’ lo Spirito che ci rinnova, e ci rende disponibili ad accogliere il Messia, colui che deve venire , solo con l’umiltà del cuore, tra la coscienza e il servizio di Dio, che si può accostare a Lui ma in maniera profonda. E a volte Dio noi lo sentiamo  con tono forte e forse noi dobbiamo cambiare qualcosa dentro di noi suggerisce Giovanni. Infine l’ultima frase che può essere un pò il compendio di tutta la testimonianza di Giovanni,e  tra l’altro non è tanto questo è riferito al mio cammino di sacerdote, Giovanni dice ai suoi discepoli che stavano cercando che è facile agitarsi perché anche gesù battezzava  e non sembrava sbagliata in modo questo, noi potremmo battezzare Lui e come mai va a battezzarsi da Giovanni, San Giovanni lo dice con chiarezza: non sono io ad essere Cristo, ma sono stato mandato dinanzi a Lui.  Chi possiede la sposa è lo sposo, ma l’amico dello sposo è presente e lo ascolta, esulta di gioia alla venuta dello Sposo, però questa gioia è compiuta. “Egli deve crescere, io invece diminuire“, quanto siano vere queste parole per me, passata quelle di Giovanni evangelista è il popolo ebraico, può essere la Chiesa, la sposa di Cristo. E lo sposo è Cristo che la possiede, per un legame inscindibile, dovuto al fatto che Egli è morto per lei, per renderla immacolata. E’ l’amore sponsale di cui parla Paolo nella Lettera agli Efesini ed è un richiamo alla fidanzata di cui parla l’Apocalisse, che si prepara alle nozze con il suo sposo, il Cristo. E tutto questo lo dice anche la nostra liturgia, l’incontro sponsale tra Cristo è la sua chiesa, di ciascuno di noi, l’amico dello sposo è Giovanni, perché è presente e ascolta l’immagine viva del nostro cammino spirituale. L’amico esprime il nostro rapporto con Gesù e dice e presente, significa prendere parte all’opera di Gesù,  poi ascolta, vuol dire questa parola ascolta è l’atteggiamento di fondo del nostro cammino spirituale, dobbiamo imparare ad ascoltare il Signore, perché questo è quello che fa male e che ci  suggerisce. Ma il presente e ascolta significa partecipare a queste notti che Cristo giace con la sua sposa, la Chiesa. Ma lo ascolta, questo ascolto è frutto di amore, che spinge ad un ascolto pieno, diventa quindi per noi un invito per la descrizione di un percorso di fede e di amore a cui siamo chiamati perché la nostra gioia sia compiuta. L’incontro con lo Sposo, con Cristo, è motivo di grande gioia e felicità, e dovremmo contemplare quello spirito di Giovanni, perchè Cristo sempre più possieda la sua Chiesa, la sua sposa, perché tutte le volte che muore per lei la fa per tutti noi. Ciò accade in ciascuno di noi,  questo partecipare all’opera di Cristo, se apriamo il nostro cuore a gesù e sarà gioia piena. La domanda finale: ma io sono l’amico che è presente e ascolta e contempla e ammira quello che Cristo fa per tutti noi, e anche perché lui dimora dentro di me, ed è San Giovanni che ci aiuta a riflettere su queste cose  alla fine termino con una invocazione: “San Giovanni Battista, prega per noi.”

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