Mons.Crociata

Anche lui, come tutti gli altri vescovi d’Italia, si è trovato a celebrare a “porte chiuse” questa Settimana santa con l’inizio delle celebrazioni pasquale della domenica della Palme della Cattedrale di San Marco a Latina. Ecco quello che ha detto nella sua omelia, mettendo in risalto la sapienza di quella croce che è stato il patibolo morte del Cristo:

OMELIA

Domenica delle Palme

Cattedrale, 5 aprile 2020

+ Mariano Crociata

«Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi». La liturgia ci suggerisce di applicare a Gesù queste parole del profeta Isaia, facendone il criterio di lettura per rivivere la sua vicenda ultima, i giorni decisivi della sua Pasqua di morte e di risurrezione. Gesù è andato incontro a un esito tragico abbracciato in piena fiducia al Padre e con amore incondizionato a Lui e a quanti ha avuto affidati. Egli si espone alla sofferenza come a qualcosa che, sì, fa parte della condizione umana, ma che le è irriducibilmente contraria e ostile, e perciò si cerca sempre di evitare e sfuggire. Gesù la abbraccia e la impara; le va incontro con la determinazione di una volontà incrollabile e con una mitezza altrettanto decisa e disponibile a imparare e ad accogliere ciò che il Padre gli chiede e gli uomini gli procurano. Egli è assolutamente certo di non essere abbandonato dal Padre, ma sempre guidato e sostenuto. «Il Signore Dio mi assiste – è ancora Isaia a parlare –, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso».

Impariamo da Lui, per ricevere da Lui la sapienza della croce. Non sapevamo che cosa fosse una epidemia e quali effetti poteva avere sulla nostra vita e sulla nostra società, anzi sull’umanità intera. Lo stiamo imparando, lottando fino allo stremo. Non ci rassegniamo ad esserne vinti; ma non ci rassegniamo nemmeno a lasciarci gettare nella disperazione. Vogliamo imparare ciò che il Signore ci vuole dire, sapendo che la morte e il male non sono l’ultima parola. Il Signore ci assiste e ci guida. Con la mitezza di Gesù ci affidiamo al Padre, sapendo di non restare delusi.

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