Mons. Crociata

Nella giornata del 25 luglio, per la diocesi di Latina, ricorrono i 70 anni da quando papa Pio XII ha proclamato Santa Maria Goretti patrona della città di Latina e dell’agro pontino. Un anniversario che è stato ricordato con una celebrazione nella giornata di domenica 24 luglio. In occasione della santa messa il vescovo Mariano Crociata ha pronunciato la sua omelia ricordando la figura della santa.

OMELIA

Domenica 24 luglio 2022 TO C

Parrocchia S. Maria Goretti

+ Mariano Crociata

“È motivo di gioia che questo luglio 2022 ci consenta di prolungare i festeggiamenti in onore di S. Maria Goretti. La ricorrenza, esattamente domani, dei settanta anni dalla lettera con cui papa Pio XII proclamava la nostra santa patrona della città di Latina e dell’Agro Pontino, è l’occasione per rinnovare i nostri sentimenti e la nostra devozione dopo averne appena celebrato la festa nell’anniversario del martirio. La circostanza ripropone l’interrogativo sul senso del patronato. E il senso lo ritroviamo nella certezza di un legame spirituale singolare, che supera i confini della vita e della morte e ci stabilisce in una comunicazione profonda di fede e di amore con colei che in modo esemplare è rimasta fedele a se stessa e al suo e nostro Signore. Nella gloria in cui gode della presenza di Dio, Marietta ha uno sguardo di predilezione verso di noi e verso tutti gli abitanti di questo territorio pontino; con la sua intercessione ci rafforza nella fede e nella comunione con il Signore. Il nostro pensarla e invocarla è la risposta spontanea di un affetto credente che è radicato nella nostra storia di fede e di cultura, di singoli e di comunità.

Non possiamo fare a meno di notare che Maria Goretti è l’unica santa che estende il suo patronato per la gran parte della diocesi, di cui lambisce quasi tutti i comuni, diversamente dagli altri patroni che hanno, invece, un carattere locale circoscritto. È la santa più piccola e più semplice di tutti, e tuttavia volge il suo sguardo ed estende il suo patronato più in là di altri, così grandi e famosi. Siamo davvero sulla scia dei poveri di Jahvè e dei piccoli del Vangelo, i prediletti del Padre. È una predilezione da cui abbiamo molto da imparare, soprattutto di questi tempi.

Mi pare utile ricordare che l’iniziativa di chiedere il patronato venne, in quel 1952, dalle istituzioni e dalla società civile di Latina e provincia. Furono sindaci, consigli comunali (oggi, a quanto pare, occupati a fare ben altro!), comuni cittadini, associazioni come le Acli. La vicenda e la canonizzazione di Maria Goretti avevano lasciato una impressione profonda in tutti e avevano risvegliato la coscienza non solo religiosa, ma anche sociale e civile, nei confronti di una ragazza che aveva vissuto in questo territorio e qui aveva consumato la sua esistenza con la testimonianza di una personalità forte e coerente, a fronte di una età ancora fanciulla. La richiesta era espressione di questa coscienza, ma era anche un modo per costruire su basi nuove l’appartenenza a questo territorio di nuova fondazione, privo di radici storiche e ancora troppo segnato dai recenti inizi. C’era l’idea e la volontà di ricominciare, a partire da un nuovo modello di umanità, di moralità, di laboriosità, di cittadinanza, oltre che di fede e di Chiesa.

Difficile dire fino a che punto questo progetto abbia trovato seguito, ma merita ricordarlo, soprattutto di questi tempi in cui scarseggiano i progetti e anche gli esempi. Prendiamo atto dei profondi sconvolgimenti intervenuti, ma non ci rassegniamo a lasciare che tutto volga verso il peggio, come sembra stia avvenendo, sia nel nostro territorio che sul piano nazionale. Da questo punto di vista, c’è una lezione profondamente attuale nell’esempio di Maria Goretti. Non le si può chiedere chissà quale coscienza civile o semplicemente avvertenza dei problemi sociali: sarebbe un anacronismo inaccettabile. E tuttavia lei insegna anche oggi una verità elementare, con il suo esempio di vita semplice e laboriosa, con il senso della famiglia e del dovere, con la sua fede e la sua preghiera. Ci insegna che le cose grandi si costruiscono a partire da alcuni elementi semplici e fondamentali. Una persona diventa adulta non perché ha accumulato molti anni, ma se ha fatto una scelta di serietà e di coerenza di fronte alle responsabilità della vita e nei confronti non solo di se stessa ma anche degli altri. Maria Goretti si preparava a diventare una tale persona, nella sua tenera età c’erano già tutti i germi di un tale sviluppo.

Ma questo vuol dire che qui sta una condizione fondamentale non solo per costruire la vita buona di una singola persona, ma pure quella di una sana collettività. Non dobbiamo scagliarci contro lo spettacolo indegno che ci trasmettono tanti uomini pubblici a tutti i livelli, per i quali il tornaconto, la conservazione del potere, la lotta per vincere sugli altri anche con danno di tutti, sono praticati senza alcuna remora o senso di vergogna, come qualcosa di naturale e perfino da esibire. Non possiamo scagliarci contro tale spettacolo perché tutto comincia da come si educano i piccoli che crescono. I quali imparano che devono mettersi in mostra, devono vincere e affermarsi a tutti i costi, che nella vita contano solo il successo, la ricchezza e il divertimento, senza guardare in faccia a nessuno, e che non ci sono regole morali da osservare perché tutto è lecito quando si tratta di averla vinta. Quelli che stanno alla ribalta nazionale o locale, quando si comportano in tale maniera, sono solo dei bambini cresciuti esattamente così, con solo qualche anno in più sulle spalle, e nulla più.

Maria Goretti ci fa capire tutto questo e ci invita a una revisione del modo di pensare e di vivere. Se non cambiamo, ci attende un inesorabile declino, che arriverà sotto forma di una guerra che nessuno riesce a fermare o di una svolta autoritaria di fronte al caos che cresce a tutti i livelli, se non accadrà prima qualcos’altro anche a livello di pandemie o di disastri ambientali. Non serve alimentare paure, e non è questo che voglio fare, ma non serve nemmeno – anzi è pericoloso – cullarsi nell’illusione che alla fine tutto si risolverà e tornerà al suo posto. Se non cambiamo, le cose non si risolveranno. In Maria Goretti abbiamo un modello in base a cui rivedere il nostro stile di vita, cominciando dalla preghiera, quella a cui ci invitano le letture di oggi.

La preghiera è la prima e fondamentale espressione della fede, la quale vive di un rapporto di fiducia e di amore con Dio a cui tutto viene affidato. Ma la preghiera non è uno scarico di responsabilità, nell’attesa che un intervento miracoloso ci tolga da tutti gli impicci. La preghiera responsabilizza: “come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Senza fare la nostra parte, senza metterci in gioco, non c’è preghiera che possa venire ascoltata. Ecco allora: nella preghiera dobbiamo mettere tutta la nostra vita, tutte le preoccupazioni e tutti gli affanni, le gioie e le speranze, ma anche il desiderio di sintonizzarci con il Signore, con tutta la nostra intelligenza e tutta la volontà. È in questo senso che dobbiamo chiedere, e certamente riceveremo, lo Spirito Santo, che deve entrare in ogni preghiera. Lo Spirito non è altro che il desiderio di Dio che diventa nostro, e ci fa desiderare di pensare, sentire, agire come Dio stesso. Come ha fatto Maria Goretti.”

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