Le Ferriere

 Una ricorrenza sentita, quella del 70° anniversario della canonizzazione della piccola Marietta, santa Maria Goretti, morta a 12 anni per aver resistito ad una violenza sessuale da parte di Alessandro Serenelli. Per la pandemia da Covid questo avvenimento è stato vissuto in tono minore, ma non per questo non è stato partecipato. e nella messa che si è tenuta nella casa colonica delle ferriere, oggi santuario nel luogo del suo martirio, il vescovo di Latina Mons. Mariano Crociata, ha celebrato la celebrazione eucaristica ricordando questo fatto:

Domenica 28 giugno 2020, XIII TO A, nella memoria di S. Maria Goretti

Casa del Martirio, Le Ferriere

+ Mariano Crociata

Tutte le esperienze significative della nostra vita subiscono un progressivo approfondimento con il passare del tempo. Andando avanti, ciò che abbiamo vissuto si capisce sempre di più e sempre meglio. Sono passati 70 dalla canonizzazione di S. Maria Goretti, lo scorso 24 giugno, e a ottobre ricorreranno i 130 anni dalla nascita della santa, e questi anniversari non fanno altro che riportare una immagine sempre più vivida della giovane martire a noi così tanto cara. Il passaggio temporale si staglia dinanzi a noi come un richiamo potente che incide la nostra coscienza. Non celebriamo una ricorrenza per segnare il tempo che passa; questo anniversario è un punto interrogativo sul tempo della nostra vita, su come facciamo scorrere questo tempo, su come lo stiamo impiegando.

Non aveva nemmeno 12 anni quando accade il fatto, proprio qui, in questa casa, eppure a nessuno viene il pensiero che – poverina! – non ha potuto vivere la sua vita. E se viene, chi lo fa è lontano non solo dal Vangelo ma anche dalla consapevolezza di sé che Marietta aveva già maturato. La sua vita, condensata in pochi anni, solo a uno sguardo superficiale può apparire insignificante e vuota. Il modo umano di valutare le cose qui viene messo in crisi. Che cosa è vuoto e che cosa è pieno in una vita? Per chi corre freneticamente alla ricerca spasmodica di un successo dopo l’altro (quando riesce), di un arricchimento dopo l’altro (quando le borse e l’epidemia lo permettono), di un divertimento dopo l’altro (col rischio però di tornare con la testa persa e dolorante e le viscere attorcigliate per l’alcool e gli stupefacenti), questo sembra il pieno, ma presto o tardi arriva l’amara irredimibile sensazione del vuoto che tutto ciò solamente lascia. Per non dire ancora di questa epidemia che ha d’un tratto defraudato l’uomo di tutta la sua sicurezza, della sensazione di onnipotenza che sembrava irresistibile e della boria e del menefreghismo di chi pensava che tutto dovesse durare in una baldoria senza fine, come nel paese dei balocchi delle nostre letture infantili.

Gesù ci dà un criterio per discernere il vuoto e il pieno: «Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà». Questa è la sua offerta, la possibilità seria di una vita piena. La piccola Maria Goretti l’aveva capito da che parte sta una vita piena, e l’ha scelta e abbracciata senza esitazione. Ha perduto la vita per Gesù, nel suo nome e per amore suo; e proprio così facendo ha trovato se stessa, il suo volto, la sua giovinezza e la sua maturità, il suo amore e la sua bellezza: nel Signore ha trovato se stessa. La sua è una vita piena non per durata o quantità di esperienze, ma per intensità di adesione al suo Signore e al suo amore. In poco tempo, in un attimo, si sono concentrati per lei tutto il tempo e l’eternità.

Il vuoto e il pieno hanno a che fare con il dare e il prendere, con il perdere e con il trovare. Bella l’immagine domestica della donna che con il marito accoglie il profeta Eliseo; Dio la benedirà con una nuova creatura. E Gesù parla proprio di accogliere profeti, giusti e discepoli; una accoglienza premiata da una ricompensa che è vita nuova e piena, qualità di esistenza e senso di realizzazione. Dare e prendere, perdere e trovare rivelano la direzione di una esistenza realmente riuscita, l’atteggiamento e la decisione con cui affrontare la vita. Perché di decisione c’è bisogno, e di tanta determinazione, per rimanere sempre fedeli al Signore della vita. Decisione e determinazione per aprirsi e rimanere aperti a Dio e agli altri, e non ridursi schiavi dell’appagamento dei propri bisogni o del capriccio delle proprie volubili pulsioni.

Impariamo da S. Maria Goretti ad apprezzare il valore di essere al mondo, sì come sussistenza fisica, ma soprattutto come tensione verso un ideale, verso un amore sempre più grande. Da questo apprezzamento scaturiranno una bellezza e una gioia insospettabili. Con la sua intercessione chiediamo al Signore di imparare a crederci e a viverne, per poterlo trasmettere in tutto il suo fascino ai bambini, ai ragazzi e ai giovani di oggi.

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