Don Mario Testa

Il parroco della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore Don Mario Testa ha tenuto l’omelia della terza giornata di quarantena forzata di questi giorni, invitando anche lui ai suoi parrocchiani e per radio a tutti i fedeli dell’Arcidiocesi di Gaeta di rimanere in casa. Ecco quello che ha detto nell’omelia: “Voglio iniziare questa breve riflessione a partire dell’ultima strofa del salmo responsoriale, in cui il salmista ci fa pregare dicendo: “Ma io confido in te Signore, dico tu sei il mio Dio, i miei giorni sono nelle tue mani. Liberami della mia mano dei miei nemici e dai miei persecutori”. Mi sembra che illumini un pò il cammino di ciascuno di noi in questo tempo in cui combattiamo contro un nemico invisibile, ma che miete certamente vittime nel nostro paese. “Io confido in te, Signore”, siamo chiamati a dire “tu sei il mio Dio, i miei giorni sono nelle tue mani”. Liberami dalla mano di questo nemico che mi perseguita, che perseguita tutto il nostro popolo. Credo che questa strofa del salmo possa diventare una preghiera che ci accompagna in ogni giorno di questo periodo così strano, così paradossale, così insolito, che ci troviamo a vivere. Questa strofa del salmo fa eco poi, alla prima lettura cosi come al Vangelo, in cui ci viene presentata la sorte del profeta, che viene braccato, che viene circondato, viene in qualche modo assalito da coloro che gli sono contrari. Questo è avvenuto tanto a Geremia, quanto a Gesù stesso, che predice ai discepoli la brutta fine che avrebbe fatto, ciò che avrebbe fatto soffrire per causa dei capi dei sacerdoti e degli scribi. Possiamo, quindi, veramente sentirci in questo tempo in cui ci sentiamo un pò calpestati da questo virus, ci sentiamo quasi dgli sconfitti o metterci nei panni stessi di Gesù, vivere insieme con lui questo momento così difficile, in  cui siamo forse anche assaliti dalla paura, dal dubbio, in cui alle volte alla speranza si sostituisce la disperazione.  Possiamo metterci , ecco, insieme con Lui e cercare ad affrontare questo tempo con la fede che ci proviene da questa immedesimazione. Ultima cosa che voglio dire è quella relativa all’ultimo insegnamento di Gesù ci dà in questo Vangelo e che è quello relativo all’essere servo: “Il Figlio dell’Uomo non è venuto per farsi servire ma per servire e dare la propria vita  in riscatto per molti”. In questo tempo in cui siamo chiamati a stare nelle nostre case ci può prendere il dubbio che la nostra vita sia inutile, che non stiamo facendo nulla di buono, potremmo  alle volte essere spinti anche  da un senso di eroismo, una sorta di eroicità che ci porta ad andare incontro agli altri, ma bisogna valutare con molta attenzione, forse è più opportuno restare a casa, forse è  più opportuno rimanere fra le mura domestiche, e offrire al Signore le difficoltà di questi giorni, almeno quelle che sembra a noi come inutilità, come quella che sembra le difficoltà, ma che nel suo progetto di vita e di amore tale non è. Allo stesso tempo se ci si presenta l’occasione di fare qualcosa di buono al nostro vicino di casa, con tutte le precauzioni del caso, o a qualcuno della nostra comunità, un parente che conosciamo, ripeto, sempre tenendo salve le indicazioni che ci provengono dai decreti governativi, e mantenendo ogni precauzione possibile, se ci si presenta la possibilità di essere utili e di farci servi, facciamolo. L’importante è che per un senso del servizio non arriviamo a fare cose sconsiderate, che piuttosto che portare beneficio alla società, alla nostra  Italia, magari porta a situazioni ancora più complesse , con l’effondersi esasperato di questo virus che ingolferebbe il sistema sanitario nazionale, come già sta facendo. Ecco, allora, invito tutti , a pensare e anzitutto a pregare con le parole del salmo, in secondo luogo, a immedesimarsi a Cristo, che ha vissuto la persecuzione e forse noi che ci sentiamo un pò perseguitati da questo virus possiamo immedesimarci a Lui e vivere con fede e con speranza questo momento. E in terzo luogo a valutare bene il tipo di servizio che possiamo offrire, anche stare a casa e dedicare un pò di tempo alla preghiera, e affidare al Signore coloro che soffrono e che sono nella solitudine in questo momento,  e che combattono contro il virus, anche questo può essere un buon servizio di tipo spirituale,  e qualora si presenti  un occasione di un servizio più concreto, con tutta la prudenza del caso,  abbiamo il coraggio di farlo, e di metterci veramente a servizio gli uni degli altri.”

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