L’omelia di Don Mariano Parisella sulla solennità della Santissima Trinità del 15 giugno

 Don Mariano Parisella, parroco della parrocchia di San Giovanni Battista di Formia, in occasione della novena in preparazione della Natività del Precursore, ha tenuto una omelia per la festa della Santissima Trinità nella messa vespertina del 15 giugno:

“Ogni anno la Liturgia, dopo averci condotto nel tempo della Pasqua fino alla Pentecoste, alla Effusione del dono dello Spirito, ci porta a contemplare la Santa Trinità, cioè vuol condurci, vuole portarci, nel cuore delle parole di Gesù, quando nella sua preghiera sacerdotale, la preghiera che pronuncia nel Cenacolo, prima di andare incontro alla sofferenza, alla croce, perché conoscano, te, Padre, e Colui che hai mandato. Conoscere il Signore. E allora la Santa Trinità, nel nome nel quale tutti siamo diventati discepoli di Cristo. Già il Vangelo di Matteo termina con queste parole: Andate, fate miei discepoli tutte le creature, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nel nome della Trinità noi siamo discepoli di Cristo. Non possiamo, per quanto ci sforziamo, credete entrare nel grande mistero della Trinità.  Però il Signore si è fatto conoscere, il Signore si è rivelato a noi, è l’esperienza che i discepoli del Signore porta con se, e prima di tutto l’esperienza di un Dio che si è incarnato, un Dio che ha preso la nostra carne e non è stata una apparenza, non è stato un momento, una parentesi particolare,  ma credere proprio che in Gesù di Nazareth, il Verbo di Dio è presente per cui i gesti, i pensieri,  le azioni di Gesù, sono certi perché di Dio stesso.  Sono certo Dio non ha rinunciato ad essere Dio, è entrato nella nostra storia umana ma rimane il Dio a cui rivolgersi. E allora abbiamo imparato attraverso Gesù, a comprendere che c’ è il Padre, Dio è Padre, colui che rimane sempre la sorgente dell’esistenza e della vita, a questo Padre si incarna, si diventa presente in noi ed è il Figlio. E poi i discepoli hanno imparato che Dio non sta lontano da noi, ma viene a stare con noi, abita in noi, entra nella nostra vita, nell’effusione del dono dello Spirito Santo. Però rimane sempre che è il Dio, che è al di sopra e al di là di tutto, eppure lo ritroviamo in noi. Allora questo agire di Dio, perchè noi possiamo fare riferimento all’agire di Dio, come Dio si è comportato e si sta comportando. Ha fatto sempre più comprendere che questo grande segno, mistero di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Però nel momento in cui comprendiamo che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, poi sarà il pensiero filosofico a dire, è una natura, sono tre persone, e se poi ci mettiamo dentro al pensiero filosofico, penso che ci perderemo presto e  non riusciremmo a capirci più tanto. A questo pensiero filosofico attinge dalla Scrittura, ma per comprendere che siamo di fronte ad una eternità,  Padre, Figlio e Spirito, qui diventa qualcosa di più persone, ci insegna una cosa fondamentale: Dio non è una solitudine. E questo porta all’apostolo Giovanni a dire che se non è una solitudine,  Dio è amore. Allora quando noi diciamo che Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo, quando noi esprimiamo nella nostra fede nella Trinità di Dio, noi siamo riconoscenti in pienezza che Dio è amore, e da questo amore viene  l’esistenza e la vita. E’ così la prima lettura del Libro dei Proverbi dove si parla della Sapienza di Dio come di qualcosa di distinto da Dio, però è Dio stesso. E quando noi comprendiamo  che Dio è amore, noi cogliamo il senso dell’esistenza e della vita, perché dalla sapienza di Dio, e Dio stesso all’inizio di tutto possa all’origine di ogni cosa allora dire che Dio è Trinità, dire che Dio è amore, dire che Dio non è solitudine, e di conoscere che l’esistenza, il creato  è frutto dall’amore di Dio. Nulla è a caso, nulla è per sbaglio,  tutto ha una sua ragione, e questa ragione è nell’amore di Dio. E allora ci riconosciamo come creature, allora riconosciamo l’esistenza, riconosciamo l’esistenza come creature di Dio. E’ così, iniziamo la nostra professione di fede, ricordando che Dio Padre onnipotente è il creatore del cielo e della terra. Ma ciò che lui ha creato cura e custodisce, è più di tutto l’uomo, la sua creatura per eccellenza: e allora colui che ha creato il cielo e la terra, diviene il Figlio, che si incarna e che entra nella nostra vita, e che ci redime  perché la redenzione che ci porta il Figlio è quella di riportare tutti noi ad essere pienamente creature  del Signore. E lo fa con il dono della sua esistenza, perché l’amore si dona, e ci fa capire come si risponde all’amore di Dio. E poi se siamo fragili perchè siamo stati feriti dal male e dal peccato, siamo resi anche  capaci di rispondere a questo amore di Dio, non solo guardando e  cercando di imitare Cristo, ma perché riceviamo la forza per farlo, perchè lui stesso entra in noi Dio Spirito Santo. E’ la nostra fede, e non è una fede per dire qualcosa che chissà dove è, è la fede per dire che cosa Dio continuamente  fa per noi, non rimane chiuso in se stesso, è tutto per noi, per la sua creatura, per le sue creature, per l’universo, per ogni cosa creata. E quando abbiamo detto, leggiamo nella Scrittura, e siamo fatti a  immagine di Dio, siamo fatti a immagine della Trinità.  La solitudine, lo dice all’inizio della Bibbia, Dio che dice, guarda l’uomo, e dice: non è bene che l’uomo sia solo, la solitudine non gli appartiene, allora se vogliamo vivere e se abbiamo conosciuto che Dio è Trinità, significa anche la nuova vita, è una esistenza che va oltre di noi, aperta in noi. Anche noi portiamo il segno di essere Padre, di essere Figlio, di essere Spirito Santo, allorché  viviamo nell’amore del Vangelo, e questo vuole piena la nostra vita. Chiediamo al Signore che ciò che professiamo nella fede, per misterioso che possa apparirci, sia poi il primo odore alla nostra vita, di come noi possiamo condurre l’esistenza fatta a immagine della Santa Trinità, un esistenza di amore che fa gioire della vita, delle cose, che sa riconoscere il dono stesso della vita. E’ questo poi significherà tanti atteggiamenti pratici di rispetto, di amore, di comunione, di condivisione dell’esistenza.”

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