Don Mariano Parisella e Don Alessandro Casaregola

Continua, per il quarto giorno, la quarantena ecclesiastica dell’Arcidiocesi di Gaeta in seguito alla emergenza coronavirus che ha costretto il clero  celebrare le funzioni a porte chiuse e che Radio Civita in Blu sta trasmettendo in FM e con i canali social per aiutare i fedeli a non stare senza l’Eucarestia. il 12 marzo è il turno del parroco dei Santi Lorenzo e Giovanni Battista Don Mariano Parisella, aiutato dal vice parroco Don Alessandro Casaregola. All’inizio della celebrazione ha invitato a pregare per tutti coloro che stanno soffrendo per l’emergenza sanitaria: “La speranza è la virtù  che in questo momento dobbiamo coltivare più di tutte, è la speranza che ci vede tutti impegnati con responsabilità anche quando ci costa fatica, anche quando ci da dolore,  ci dispiace  nel cuore, ma porre tutti quei gesti e quelle attenzioni per evitare il diffondersi di questo virus lo facciamo con speranza, una speranza che tutto presto passi, e la speranza che impegna sopratutto gli operatori socio sanitari in questo momento, è la speranza di tutti, è la speranza del credente che sa che Dio tutto volge al bene, e che tutti egli ama. Ed è con questo sentimento che ci disponiamo a celebrare l’Eucarestia e invocare la misericordia del Signore per i nostri peccati.” Ed ecco quello che ha detto don Mariano Parisella nella sua omelia, tenendo presente la parabola del ricco epulone e di Lazzaro: “Se la Quaresima ricorda il tempo del deserto, certo questa Quaresima che stiamo attraversando ci da molto il senso del deserto, il senso del deserto che trasmette la paura, l’insidia, qualcosa di oscuro che può farci del male. E’ può fare del male a noi personalmente, può fare del male ad una società e può far perdere gli orientamenti, gli indirizzi, il cammino di una società. E nel tempo del deserto servirà al popolo di Dio per vincere proprio le paure e sentirsi popolo, per sentirsi popolo di  popolo di Dio. Ed è quello che chiediamo al Signore, in questa Quaresima  così particolare, e noi possiamo chiederci questo mentre chiedere questo al Signore di aiutarci a capire dove porta questa strada  facendoci un’altra domanda: verso dove poniamo i nostri occhi. Il ricco poneva gli occhi su se stesso, su ciò che bastava a se stesso e ignorava chi stava la buono, ignorava  chi aveva bisogno di un pò di misericordia, di un pò di attenzione. Gli occhi di Dio? Gli occhi di Dio erano su quel povero, su quel povero Dio diede un nome, Lazzaro, ha una storia, ed ha un traguardo: la comunione con Dio stesso. Noi attraversiamo questo deserto, un deserto che si presenta con tante paure e incognite, ma già con tanta speranza nei nostri cuori  questo cori perché noi abbiamo conosciuto la croce di Cristo. E sappiamo che lui vuole condurci a rinnovare la nostra vita, ma perché questo accade ecco che gli occhi nostri siano verso il Signore, Mosè potrà far dire a Dio, o Dio dice attraverso Mosè Ti ho condotto nel deserto perché tu imparasti che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.Anche noi, di fronte a questo momento, abbiamo la grande possibilità di comprendere ciò che vale di più nella nostra esistenza, e dove porre il nostro cuore, verso che cosa pende. Il Signore ci sta purificando, noi prendiamo questo tempo come tempo di purificazione, ci sentiamo in esilio anche con la scelta di questa sera di chiudere le chiese, ci sentiamo maggiormente in esilio. Ma non stiamo fermi, stiamo camminando, lo facciamo condividendo preghiere, condividendo sentimenti, impegni, responsabilità, e attenzione verso tutto ciò che dobbiamo fare perché sia superato questo momento. E’ tutto questo altro non farà che sentirci un solo popolo, un’unica fraternità e ora Dio chiama a lodare e noi attendiamo con ferma  speranza questi giorni in cui potremo lodare il Signore e ritornare insieme.”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui