L’Omelia di Don Luigi Ruggiero per la Santissima Trinità il 16 giugno 2019

Don Luigi Ruggiero

Dopo la Pentecoste, ecco un’altra ricorrenza liturgica fondamentale per la Chiesa, la Santissima Trinità, dove viene contemplato il mistero di un Dio unico ma composto da tre persone, come ha fatto nella riflessione il cappellano del “Dono Svizzero” di Formia, Don Luigi Ruggiero:

“Tutto quello che il Padre possiede è mio, , lo Spirito mi recherà dal mio e ve lo annuncerà.” Questo mio, questo io, che non è un dire, un modo di dire costruttivo, come a volte può essere in mezzo a noi quanto siamo egoisti, questo è roba mia, questo è mio, è mio, invece questo mio significa condividere quello che ho con te, quello che hai con me.  Quando anche nelle famiglie si metteva in comune tutti i beni, anche la stessa camicia, che si passava tra fratello e fratello,  fino all’ultimo con una camicia un pò più consumata, però era un modo di vivere la vita in famiglia, di condivisione, quando si dice mio figlio, mo padre, mia madre, mia moglie, mio marito, per dire che a me caro, mi appartiene, e guai chi me lo tocca. Ecco questo mio di Dio, questo io di Dio diventa presenza, io sono colui che è, Jahwé, quel contare in me, io sto qui a tua disposizione, a disposizione. Ecco, vedete, un pò la relazione che c’è tra il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo come sintesi di unione e che è fondamento di ogni comunione, unione e comunione a cui si unisce la comunità, si dice che il fondamento del bene è Dio, ecco Dio è amore, Dio unità, Dio comunione. Allora da questo si unisce la famiglia, allora si costruisce la società, allora si costruisce la politica, l’economia, le varie politiche che si richiedono impegno e a  volte rinunce,  ecco  se c’è Dio in mezzo, allora c’è il bene. Ecco oggi siamo invitati a contemplare Dio Trinità, Dio relazione, il Dio solo non serve a niente  senza relazione. Questo è un concetto prettamente cristiano, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ecco la prima lettura mette in evidenza questa sapienza, nel Libro dei Proverbi, mi ha creato dall’inizio della sua intimità,  prima di ogni cosa ogni sua opera  ha origine, dall’eternità sono stata formata, fin dal principio degli inizi della terra. Questa presenza di questa realtà, lo Spirito di Dio, che ha diviso le acque dalla terra, come dice il Libro della Genesi,  che diventa creazione insieme al Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che dall’eternità sono presenti, e creano il mondo. Concetti ancora non chiari per gli Ebrei che  non riescono a capire, assolutamente non accettano che un uomo possa essere Dio, e questo è un pò è stato il problema principale, credere che Gesù uomo fosse anche il Figlio di Dio. E quella domanda importante che il Sommo Sacerdote che è la sintesi di tutto “Dicci in nome del Dio vivente: sei tu il Cristo, il Figlio di Dio?” E’ quella domanda non è una domanda  solo retorica o di opportunità o forzata perché pure il Sommo sacerdote stava capendo, stava capendo qualcosa di particolare che stava avvenendo, ma non riusciva ad ammetterlo perché c’era tutto il contesto che non accettava.  Insomma il discorso di Dio Trinità, di Dio che si fa uomo, di Dio che parla, che vuole essere in mezzo agli uomini, e un concetto prettamente cristiano. E l’amore, quell’amore che richiama il Vecchio Testamento era presente, “amate Dio e il prossimo come te stesso”,  Gesù lo fa anche verso i nemici, “è stato detto,…. ma io vi dico: amate i vostri nemici”. Ecco, questa è la novità di Gesù, che sulla Croce diventa un esempio, “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Ecco se volete i frutti dell’amore di Dio, diventano vita di vita, vita vissuta, vita che porta bene, porta pace, porta gioia, porta benedizione di ogni cosa positiva. E questo per noi cristiani è una grande responsabilità,  come Dio che si è fatto uomo, Gesù l’Emmanuele, lo Spirito Santo che agisce e opera, la Chiesa che dà il suo Spirito al suo Sposo, al Padre, al Dio Trinità, deve annunciare al mondo questo Dio. E Gesù, vero Gesù amore,  Gesù che muore, si impegna,  ma anche con lo Spirito Santo, nell’essere docile allo Spirito Santo, ci dà l’insegnamento quando dice: “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso…” significa molto importante il rapporto di comunione con Dio,  di qualsiasi decisione scelga. Ecco, nel vangelo abbiamo visto un comportamento un pò strano, “Quando sarà venuto lo Spirito nella verità, vi guiderà tutta la verità.”  Sembrerebbe quasi che Gesù non è capace di farsi capire, allora deve esserci lo Spirito Santo, invece un comportamento, questo dicevamo all’inizio, di comunione, perché quando in famiglia si dice aspettiamo che viene papà per mangiare,  per decidere, aspettiamo che viene mamma, aspettiamo che viene tuo fratello, tua sorella, che non significa che non si può mangiare, che non si può decidere. Significa che la comunione significa anche attesa, significa ascolto, significa io ci sono, tu ci sei, quando stiamo insieme è più bello.”

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