L’omelia di Don Luigi Ruggiero del 2 luglio 2019

Don Luigi Ruggiero – foto di Pietro Zangrillo

La misericordia di Dio è un momento fondamentale per tutti coloro che credono, come mette in evidenza nella sua omelia Don Luigi Ruggiero, Cappellano dell’Ospedale “Dono Svizzero” di Formia: “Abbiamo detto nella supplica di Abramo che chiede a Dio di avere misericordia di Sodoma, e chiede che se ci fossero, Dio è giusto, non può permettere che se ci sono dei giusti  in un luogo dove ci sono gli empi che abbiano la stessa fine, muoiono, periscano come gli empi. Allora nella città dovrebbero esserci 50 giusti,  45, 40, 30, 20, 10. Ecco abbiamo visto come è importante la preghiera di intercessione davanti a Dio e anche quella di riparazione, intercedere e riparare sono due aspetti dell’amore di Dio  ma anche dell’amore dei fratelli.  Cristo è venuto a riparare, a stabilire l’ordine ecco dominato, è stato quel disordine portato all’inizio, questo  stato del digiunare ma che fosse stato gordiano continua a rimanere nelle realtà umane, nella vita, il disordine del cuore, della mente, delle persone, della società. Anche per questo bisogna pregare, anche di queste cose bisogna impegnarsi per riparare, riparare, intercedere presso Dio per riparare e chiedere misericordia. Abbiamo anche detto come diventa importante l’intercessione e la riparazione  per la persona che crede nella famiglia, spesso  le nostre famiglie vediamo come tutti sono credenti, tutti si impegnano a vivere la vita cristiana. Preghiamo ed esercitiamo noi, lo possiamo fare come genitori,  come figli, come fratelli, e  anche nei nostri  ambienti individuali, come amici, come corresponsabili, pregando per intercedere, tenendo presente che l’occasione  di star zitto come un’occasione di riparazione, di purificazione, come auspicio anche nel correggere, per far imparare, ma nella correzione, che da fastidio, farsi spazio che viene dal latino, significa praticare, riparare, rivisitare, è questo fare e rendere fruttuoso, il frutto per praticare e crescere in bene, come succede con la pianta, così come succede nell’educare, si educa per castigare. Nel linguaggio comune si dice ancora  non solo occasione di salita, che deve praticare, deve dire, deve correggere, se il genitore non castiga, non corregge; allora non si può crescere bene. Allora si deve essere sempre la punizione, il castigo, come occasione per cercare di prendere coscienza, e anche per riparare, purificare, per non ricadere insomma e scegliere l’amore di Dio e nell’amore fra di noi, anche per cercare di fare un pò meglio le cose  della vita di tutti i giorni.”

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