Omelia don Luigi Ruggiero – audio di Pietro Zangrillo

https://youtu.be/x7-72W1lX8o

Una festa, quello di un santo, che proviene da una storia particolare, come quella di Camillo de Lellis, che è una storia di dolore, di bassa posizione spirituale e morale, pur essendo di origine nobile, ma che riesce ad innalzarsi fino alla santità pur non essendo particolarmente eccerlso nella qualità intellettuale. Ecco come ha mnesso in evidenza la sua figura il cappellano della cappella del Dono Svizzero di Formia Don Luigi Ruggiero: “Sia lodato Gesù, Maria e Giuseppe! Il sacro cuore di Gesù, il cuore immacolato di Maria, il casto cuore di Gesù e il cuore scarrubbato mio insieme per costruire la famiglia di Nazareth, parte di quella famiglia di Nazareth dove c’è il cuore di Nazareth nella famiglia di Nazareth il paradiso in terra. Pensate un po’ per trtant’anni ci sono stati a Nazareth questi protagonisti eccezionali e straordinari: Gesù, il re dell’Universo, Maria Regina dell’Universo e Giuseppe collaboratore di questo Re e di questa Regina. Questo è il primo nucleo familiare, la prima famiglia ed è un regno senza popolo, quel popolo che nascerà sotto la Croce e alla costitutio familiare. Quindi lì dalla Croce possiamo cominciare a dire: anche io voglio far parte di questo Regno, anche la mia famiglia, anche la mia comunità, anche il mio lavoro, il mio mondo del lavoro, il mondo dove vivo, ecco allora di aiutare il vicinato, il parentado, il mondo del lavoro, il mondo politico, il mondo economico, che ha tanto bisogno di presenza di Dio. E allora ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli, Dio Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Ecco, in questo contesto, si inserisce anche la figura molto bella di san Camillo, dicevamo, il mondo della salute, il mondo della sofferenza, il mondo del dolore e dell’affetto di questo contesto compelsso della salute, che non è solo seguire il momento della malattia, ma anche il “prima, durante e dopo” del momento della malattia. Anche chi vive accanto a chi è malato, il “prima, durante e dopo”, non dobbiamo pensarte di essere ammalati o trovare qualcuno ammalato per pensare al mondo della malattia. Perché prima o poi facciamo esperienza “pure io”, quella esperienza a cui io mi devo preparare perché se mi dovessi trovare questo momento della sofferenza come devo affrontare, e dopo come devo vivere. E questo mondo della sofferenza, delle persone che vivono nella sofferenza, a contatto con la sofferenza, i familiari, gli operatori sanitari, i volontari e tutti quelli che in qualche modo hanno a che fare con il malato, con la sofferenza, non deve far dimenticare la sofferenza non solo quella del corpo, ma anche dell’anima, la sofferenza della mente, che non significa solo i malati di mente, queste complesse realtà che sono paerte della vita e della persona umana. E poi le sofferemnze del peccato, le conseguenze del peccato che sono causa di tutti i mali, cosa che la scienza non dice questo, ma almeno noi cristiani, ecco, dobbiamo un pochettino tenerlo presente, Camillo aveva talmente capito bene in tal senso e che se anche che nom capiva niente all’inizio, diceva che aveva capito ben poco, ecco quel volto di Gesù crocifisso che gli dice : “Non hai capito che questa è opera mia?”, allora da lì è partito tutto. Ecco, ha capito che la sua ignoranza a un certo punto è diventata sapienza, a lui si è rivelato Gesù per dirgli: “Vedi che è opera tua, è opera mia”. Allora ha innalzato il dolore della malatita, e lui capiva molto bene il bisogno della pulizia, per esempio, perché lì a San Giacomo quando andava con le mollette che si reggeva per non svenire dalla puzza, con la pala perchè ci stavano le cisterne, con le mani, andava un po’ così, in quei luoghi dove venivano messi nello stesso posto sulla paglia, pagliericci, tanti malati perché non c’era neanche l’attenzione di cambiare la paglia. Quindi lui ha capito l’importanza della pulizia e dell’igiene ma anche dell’importanza del mangiare bene, quando il maestro di casa a curare questo aspetto dell’ospedale di San Giacomo, ecco rimproverava quelli che in qualche modo volevano imbrogliare, portavano le cose avariate, tanto questi so’ malati, questi muorono, meglio la roba scartata. E lui li mandava di corsa tutti via, diceva le parolacce, e quando si è cominciato a convincere anche San Filippo perché Filippo Neri seguiva questo giovane intraprendente e volenteroso, ma anche lui non riusciva a capire tutto quello che il Signore aveva, tutti i piani del Signore su Camillo, tutti quelli che un pochettino portare le cose avariate, parlavano con Filippo per dire: “ Di che non è affatto importante, che dia peso a queste cose, insomma che si fosse un po’ più tollerante.” Pertanto Camillo si accorse che Filippo si stava facendo condizionare, l’ha mandato un po’ a quel paese: “ E allora manco tu sei buono”. Insomma, era anche questo un momento di bene, sicuramente insieme ha capito che i malati sono un mondo importante. E poi capì l’importanza dell’aspetto spirituale, aveva deciso di farsi sacerdote. Certo quando è andato lì alla Gregoriana era già avviato, con i ragazzotti che lo sfottevano, un ragazzo, un giovanotto di 25 anni che si era messo a studiare “ma potevi aspettare un altro pò”, dicevano tutti i ragazzi di 15/16 anni. E lui non dava retta a tutte queste cose, il suo studio non è che è stato uno studio eccellente perché a livello di “capa tosta” insomma, erta un pochettimno di queste cose dello studio era piuttosto duro, però il Signore si serve anche di queste persone imìnutili per fare delle cose grandi. Si racconta che quando ha dato l’esame per concludere il ciclo di studio per diventare sacerdote, gli dissero di parlare di san Nicola. Quando avevano saputo che era stato a Manfredonia, tutto quel momento che ha vissuto anche lì a Castel San Giovanni che diventerà San Giovanni Rotondo, ecco è diventato un mondo anche un pochettino per lui che ho sentito dire, ha detto tante cose, un sacco di corbellerie, ha detto tante cose documentate, ma le ha dette così bene e così convincenti che lo hanno promosso, ha detto un sacco di corbellerie ma le ha dette così bene e così convincenti che è stato bravo in questo da farsi promuovere. E quindi anche questo diventa un modo per capire, soprattutto come Dio che ti rispetta, rispetta anche l’ignoranza umana ma per farla diventare sapienza di Dio. E noi dobbiamo un pochettino riscoprire questo aspetto, anche la figura di Luisa Piccarreta che in queste settimane, il lunedì, stiamo particolarmente curando, i vari mistici, devoti di Gesù, che come niente si manifestano, le persone più semplici, più piccole, più ignoranti, ecco, che poteremo dire a livello umano. Ma attraverso le piccolezze ignorante, umane, queste piccolezze umane, queste debolezze umane, si manifesta la sapienza e la grandezza di Dio. Ecco noi possiamo un po’ sentirci onorati di essere inseriti in questa categoria, ecco Pinuccio sordo che poi ci accompagnerà con il Padre Nostro, Pietro che è uno scarparo, forse scartellato, Dionisio non ne parliamo proprio, e di me non ne diciamo niente, per non fare danni. Quindi dobbiamo un pochettino dire grazie a Dio perché il Signore si serve di noi, questa è la cosa bella, per fare cose grandi. Questa è una cosa che vorrei un pochettino sottolineare anche questo aspetto di volere in questi giorni la novena dopo per ricordare che comunque che il dopo il momento importante, come il prima e come il durante. Qui vorrei che fosse un pochettino, questo aspetto lo vedremo, questa novena di preghiera, come conclusione di questa novena, e poi iniziamo, se sarà possibile, questo discorso dell’assemblea del dire dell’Ospedale, come proposta di dire certamente le cose che tutte positive non sono, tutte negative nemmeno, da dire e da fare ci sono, però dire che è tutto male non è vero, tutto bene non è vero, ma un po’ di bene e un po’ di male mettendole insieme e cercare di migliorare. Ecco una preghiera come frutti, non solo impegni che da alcuni anni stiamo cercando di portare avanti, ma anche come frutto di preghiera che questa novena, che vorrei fosse una novena di grazia, pensdando a quelli che non possono venire, quelli che non vengono, pensiamo ai nostri volontari, i nostri operatori sanitari, i medici, gli infermieri, i tecnici, tutto il mondo dell’ospedale nostro e e di tutti gli ospedali del mondo, e anche in questo momento particolare della pandemia che stiamo vivendo. Ecco, quindi vogliamo fare un lavoro globale, grosso, ma in grande semplicità, mettendo tutto e tutti, tutto e tutti, sull’altare, con Gesù da offrire, che poi pensi Lui a fare quello che serve, con la Madonna che è la Madre santissima, la Madre regina, noi popolo, che vogliamo essere popolo di questo regno, di questo regno di Dio, piccoli, sporchi meschini e peccatori, lo vogliamo, vogliamo far parte di questo tesoro grande, di questo cuore della realtà della casa di Nazareth. Questo lo vogliamo fare, stiamo preparando questa preghiera, l’atto di cosacrazione non solo al Cuore Immacolato di Maria e al Sacro Cuore di Gesù e al Sacro Cuore di Giuseppe, ma anche vogliamo al cuore della famiglia di Nazareth con Nazareth. Se vogliamo la famiglia dell’Ospedale a Formia, della mia famiglia dove vive la mia famiglia, e deve essere un pochettino una proposta di vita, una proposta di santo del regno di Dio, con Gesù con Maria stiamo in buone mani.”

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