Don Luigi Ruggiero – foto di Pietro Zangrillo

Il cappellano dell’ospedale “Dono Svizzero” di Formia, Don Luigi Ruggiero, nell’omelia della quinta Domenica del tempo pasquale, ha dato la spiegazione sulle parole riportate nel vangelo di Giovanni Io sono la via , la verità, la vita. Ecco quello che ha detto il cappellano: “Io sono la Via, la Verità, la Vita, voi farete cose più grandi di questa perché io vado al Padre. Fa pensare un pò Dio che ha cercato il mondo e dice all’uomo va e domina, governa, rendi il mondo più bello. Dio che crea tutto bene e a  un certo punto vuole che l’uomo faccia la sua parte,  la sua parte di collaboratori di Dio, per realizzare tutto il progetto di Dio. Dio sa benissimo che l’uomo farà il peccato, compirà il peccato, ma anche col peccato gli affida il mondo, perchè lo ha creato libero, l’ ha creato ad immagine e somiglianza sua, e con la libertà può anche scegliere di amare o di non amare lui. E’ un dono grande la libertà, ecco Gesù sta parlando della sua identità con il Padre, abbiamo detto  i segni sono il richiamo ai discepoli della  alla sua identità, dai segni i discepoli credono in  Gesù a cominciare dalle Nozze di Cana, e Giovanni in tutto il suo Vangelo insiste su questi segni, perchè il rapporto che ci deve essere tra Gesù e i suoi discepoli deve essere stretto,  come il rapporto stretto tra lui e il Padre , quindi gli fa conoscere chi è il Padre, e poi chi è lo Spirito Santo, la Trinità, e addirittura dice che questo rapporto stretto tra me e il Padre e tra me e voi deve continuare nel mondo, anzi addirittura farete cose grandi, anche più grandi di me delle cose che ho fatto io perché siamo in comunione. Quando Gesù dice che fa le cose del padre, che gli ha detto di fare il Padre, che fa la volontà del Padre, io e il Padre siamo una cosa sola, significa una cosa straordinaria, che la comunione trinitaria può essere incarnata nella storia e nella comunione umana, della comunione delle relazioni, con se stessi, tra di noi, nel mondo, negli ambienti. Insomma dobbiamo creare gli ambienti divini, , non solo siamo noi uomini creati a immagine e somiglianza sua, ma anche le azioni nostre, i nostri ambienti, il nostro gioire e soffrire, le nostre quotidianità, possono diventare parte  di divinità, presenza di Dio. Allora i segni diventano opera di Dio ma per manifestare la gloria  di Dio, perché si glorifichi Dio. E allora la comunione che deve esserci tra noi in nome di Dio Gesù il capo, noi le membra dello stesso corpo, dobbiamo essere presenza dell’amore trinitario nelle nostre quotidianità, nelle nostre realtà umane.  E in questo mese di maggio stiamo meditando come Maria è stata un’artista,  possiamo dire così, nel realizzare questo amore non solo incarnandolo  con il “si”, il suo “si”, accolto nella sua vita Gesù, il Figlio di Dio, ma ha portato Gesù nel mondo, e Gesù nel mondo significa anche nelle realtà umane anche chi lo rifiuta, ed ecco l’aspetto importante che dobbiamo tener presente. ” E dopo c’è stata la riflessione del peccato, il primo grande male del mondo.

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