L’omelia di Don Gianni Cardillo del 2 settembre 2019

Don Gianni Cardillo

Don Gianni Cardillo, nella messa vespertina del 2 settembre, nella sua omelia ha trattato due argomenti differenti, uno di tipo divulgativo, che riguarda i riti con cui si celebrano le messe nel mondo cristiano cattolico, e la riflessione sulla pagina del Vangelo del giorno. la prima parte della omelia è la seguente:

“Sul mio stato, chi capisce il linguaggio va bene, per gli altri pazienza, sul mio stato poc’anzi ho messo una iconostasi. Le icone voi capite che cosa sono. Nella nostra chiesa è fatta così: i banchi, ci si mette il popolo,  l’assemblea si chiama, poi c’è questo luogo che si chiama presbiterio. Siccome vengo fresco da queste chiese di Beirut, voglio anche dirvi che cosa mi ha colpito molto. L’iconostasi è un luogo, immaginate qui una parete, immaginate una parete, dove voi vedete tante immagini dell’alta parte,  dentro invece  questo luogo tutto dipinto di icone, immagini orientali, e poi c’è una porta o due o tre porte da dove si entra  e qui c’è l’altare. il sacerdote del rito celebra la messa dove il popolo sta allo stesso modo, ma vede poco.  Perchè tutto questo?  Il senso del mistero, vedete, c’è uno senso del mistero  che anche il popolo respira dall’altra parte, e pregano  e c’è questa preghiera, è davvero molto bella anche queste chiese di tipo, l’ultima in cui ho celebrato è di tipo cristiano melchita.  Noi invece siamo cristiani cattolici di rito latino, poi ci sono questi altri, poi ci sono diverse, bizantine,gli ambrosiani, ci sono diversi riti,  Anche il prete che è stato qui, i due preti indiani che sono venuti qui erano cristiani cattolici, quindi dipendenti dal papa  ma non erano di rito come da noi, erano di rito malabarico, in India. Alcune cose cambiano nella celebrazione, per esempio nel rito maronita o nel rito melchita, il segno della pace la danno subito dopo la preghiera dei fedeli, perchè dicono: prima chiamare Gesù in mezzo a noi nell’ostia, dovete fare pace tra di voi, ma se non c’è la pace tra di noi è inutile che chiamate Gesù e quindi il segno della pace  il segno della pace lo danno prima, ma il pensiero si è fatto anche nel rinnovamento del messale romano di rito latino, però finché non esce non diciamo niente di ufficiale.”

Ed ecco la riflessione della pagina del Vangelo che mette Gesù di fronte ai cuoi compaesani:

“Gesù va nella Sinagoga, nel luogo di culto degli ebrei, nei paesini c’era la Sinagoga, il tempio stava sopratutto nella grande città stava soltanto a Gerusalemme. E cosa fa? Gesù rompe gli equilibri, c’erano là tanti rotoli, un contenitore con tanti rotoli, ognuno andava li un giorno, prendeva un rotolo e lo leggeva all’assemblea, a quei tempi non c’erano i libri, c’era però un rotolo dove leggevano la parola di Dio, la leggeva in genere gli uomini istruiti degli Ebrei.  Gesù era istruito, secondo voi, o non era istruito? No, Gesù non era istruito, Gesù non era andato a scuola. Mentre i rabbini di quel tempo andavano a scuola, potevano prendere lì  in questo rotolo e leggerlo, lui sapeva leggere ma non era istruito, non  ha fatto una scuola Gesù, ma le cose lui le sapeva perché era Gesù, era Dio.  Prende il rotolo e lo legge davanti all’assemblea. Poi cosa fa?  Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò  c’era il sagrestano, c’era l’inserviente, lo riconsegnò e sedette. Nella sinagoga ci fu un gelo, gli occhi di tutti erano fissi su di lui, e allora Gesù disse una cosa che sono un sacco di scompiglio tra i rabbini che erano uomini che invece avevano istruito, avevano fatto scuola, e dice, Gesù dice: Oggi si è compiuta questa Scrittura che avete ascoltato. In poche parole Gesù ha detto: oggi vi ho detto chiaramente che sono Gesù,  quello che voi state aspettando io sono il Figlio di Dio. Voi immaginate che confusione si è creata la dentro, perché non è possibile che sei Gesù.  Vedete, lette piano piano queste cose  hanno un buon sapore, hanno il sapore di Dio in mezzo a noi.”

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