https://youtu.be/OBSv1pXn8m0

Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue. Prendete e mangiate, prendete e bevete. Queste parole pronunciate da Gesù le scoltiamo in quella Ultima cena, quando Gesù trasforma segni del vivere quotidiano nel suo Corpo e nel suo Sangue. Ma come ci si arriva a questo mistero di salvezza, come si arriva a tutto questo amore che Dio ci sona nonostante le infedeltà umane? Lo ha spiegato nella sua omelia in questa importantissima solennità il parroco delle comunità di Santa Teresa d’Avila e Madonna del Carmine Don Carlo Lembo: “Celebriamo la solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo e le letture ci orientano a leggere il dono che fa Gesù alla nostra vita come un sacrificio di comunione. Così si esprime l’aiutore del libro dell’Esodo nella prima lettura, la celebrazione che Mosè presiede di allenaza è un sacrificio di comunione che si realizza tra Dio e il suo popolo. Il Signore ha liberato Israele, lo ha guiodato nel tempo del deserto, ha donato a lui libertà, ha donato sostegno nel cammino, ha donato pane ed acqua, per nutrirlo nel cammino difficile nel deserto. E ora su questo dono basa la sua alleanza, una alleanza che viene offerta al popolo in maniera gratutita, per amore e solo per amore. E su questo dono il Signore chiede una risposta al suo popolo, chiede al popolo di aderire a quanto lui sta per dire, sta per consegnare loro con le sue parole, con le dieci parole che segneranno in maniera definitiva il cammino del popolo accanto a Dio. E allora la risposta del popolo è una risposta che parte dall’amore di Dio, un dono di comunione con il quale il Signore apre la sua vita a quella del suo popolo. E quersto cammino, questo dono di comunione diventa perfetto nell’Eucarestia, lo abbiamo ascoltato nel Vangelo, il Signore non semplicemente dona qualcosa di sé, ma dona tutto se stesso ai suoi discepoli, quando gli fa prendere quel pane che è il suo Corpo e gli fa bere quel vino che è il suo Sangue. E’la vita stessa di Dio che viene consegnata ai discepoli, non a discepoli perfetti, non a discepoli santi, ma a discepoli che di li a poco lo tradiranno e lo abbandoneranno. Eppure il Signore si dona completamente loro senza tenere nulla per se, senza pretendere prima qualunque cosa. Il dono dell’Eucarestia giugnge nella nostra vita, non è un dono dato a persone perfette ma è dato a noi, con i nostri limiti facciamo fatica a camminare dietro al Signore. Il Signore apre la sua vita, entra in comunione con noi ed entrando nella nostra vita trasforma il nostro cuore, trasforma la nostra esistenza. E’ l’amore di Dio a rinnovare la nostra vita, ad aiutarci a camminare dietro di Lui, ci raggiunge con la sua misericordia, e colma la distanza che ci separa da Lui. E’ il Signore che fa tutto entrando nella nostra vita, noi dobbiamo solo accoglierlo, dobbiamo solo allargare il cuore e l’esistenza per farlo entrare. E’ questo il dono grande dell’Eucarestia, un amore totale che entra nella nostra esistenza e la trasforma, non per i nostri meriti, ma per l’amore gratuito di Dio. Allora accogliamo il dono dell’Eucarestia, pane del cammino che ci sostiene, accogliamo nell’Eucarestia il dono della misericordia di Dio che colma la distenza che ci separa da Lui, piegandosi sulla nostra vita, usando misericordia alla nostra esistenza. Chiediamo al Signore di saperlo acccogliere, di saperci lasciar trasformare perché ogni qualvolta che il Signore entra nella nostra vita, noi possiamo fare un passettino in più, per diventare sempre più capaci di misericordia, sempre più capaci di amore gratuito, come è gratuito l’amore che Lui dona a noi come è gratuita la misericordia che lui usa nella nostra vita.”

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