L’omelia di Don Alessandro Corrente a San Giovanni il 18 giugno 2019

 Ecco il secondo sacerdote che ha celebrato nella novena di preparazione alla festività della Natività di san Giovanni Battista, don Alessandro Corrente, parroco della parrocchia dell’immacolata a Scauri (Minturno), che ha fatto una riflessione sul modo di essere cristiani in un tempo difficile come questo sul concetto del perdono: “Ringrazio prima di tutto Don Mariano, Don Giuseppe e Don Alessandro per l’invito di questa sera ad onorare il nostro patrono San Giovanni Battista, ed è una delle più belle figure che ci vengono donate, una delle più belle figure che ci viene donata dalle Sacre Scritture in modo particolare. E quest’oggi abbiamo ascoltato le letture dell’11 domenica del tempo ordinario. Nelle letture che ci danno delle indicazioni, come poter seguire  l’esempio di San Giovanni Battista, come poter vivere da cristiani. La prima lettura è tratta dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, è la seconda lettera che San Paolo scrive a questa comunità. E vediamo fin da subito un invito che viene rivolto, più che un invito viene riportata una grande testimonianza che questi fedeli, che questi fratelli in Cristo compiono verso altri fratelli, la testimonianza della carità reciproca, la testimonianza della generosità che c’è tra di loro. Ma c’è un qualcosa di sorprendente in questo passo della Sacra Scrittura, che viene sottolineato, perché ognuno potrebbe dire: bé, ci sono tante persone generose, ci sono tante persone che vivono nella carità. Però questa lettura, questo passo di San Paolo ci fa vedere la generosità e la carità come una grazia di Dio, come un segno di amore di Dio verso quella persona a cui si compie quel gesto, una carezza di Dio a quella persona a cui noi verso la quale siamo generosi, verso la quale si compie quell’atto di carità. Allora questo  è il primo invito che possiamo cogliere da questa prima lettura, quello di vivere nella generosità, quello di vivere sopratutto nell’amore reciproco, della carità reciproca. Amore che nel Vangelo lo troviamo in maniera molto più incisiva,  c’è l’evangelista Matteo nel capitolo 5 ci porta di fronte a questo passo, e subito ci viene detto: avete inteso che cosa fu detto, amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico.  Ma io vi dico, amate i vostri nemici, e pregate per quelli che vi perseguitano.  Un amore verso coloro che ci hanno fatto del male, un amore verso quelle persone che ci perseguitano, un amore verso quelle persone che magari non sopportiamo, le riteniamo nemici.  Allora la prima domanda che possiamo farci di fronte a questo invito, a questo comando del Signore, e proprio questo: ascoltando queste parole di Gesù,  che cosa assaporo nel mio cuore, che cosa nasce nel mio cuore, e quindi tutti questi noi penso che a volte abbiamo fatto del male a qualcuno, ma allo stesso tempo anche noi a volte abbiamo ricevuto del da qualcuno. E noi quando leggiamo questo passo dell’evangelista Matteo, ci mettiamo forse a volte sempre dalla parte di quelle persone che sono state tradite, sempre  dalla parte delle persone che hanno ricevuto una offesa, che hanno ricevuto un torto, e poi poco ci mettiamo invece dalla parte di quelle persone che magari hanno fatto un torto a qualcuno. Allora dobbiamo leggere questo passo del Vangelo, in tutti e due gli aspetti, ci dobbiamo mettere sia dal lato di quelle persone che hanno ricevuto un torto ma anche dalla parte di quelle persone che hanno fatto a volte un torto, hanno fatto un qualcosa verso qualcuno, magari una parola detta male, una parola detta sbagliata, una parola detta in più, una parola a volte detta anche con cattiveria, perché è qui che assaporiamo la grandezza di questo Vangelo, e ci viene detto anche che cosa ci crea nel nostro cuore. E ci mettono dalla parte di quelle persone che hanno subito un torto, subito iniziamo a puntare il dito, iniziamo a dire: bè, vedi, vedi, lo dice anche Gesù, quella persona deve venire a chiedere scusa, , quella persona mi deve amare fino in fondo, quella persona, in qualche modo deve venire da me. E invece se siamo delle persone che hanno fatto un torto, e desideriamo fino in fondo quel perdono,  desideriamo fino in fondo quell’atto di misericordia, desideriamo fino in fondo quell’atto d’amore verso quella persona a chi abbiamo fatto del male. Allora perché desideriamo magari di essere amati da quella persona a cui abbiamo fatto del male, non dobbiamo allo stesso tempo concedere questo amore a quella persona che ci ha fatto un torto, a volte ci ha ferito, e a volte ci ha fatto del male. Perché? Allora vedete la profondità di questo brano del Vangelo, non solo ma ci ha viene detto quale  è la logica di Dio, quella è la logica dell’amore del Signore. Ad un certo momento, dopo che è stato detto questo comando, dopo che è stato rivolto questo invito ai discepoli e l’evangelista Matteo continua, dicendo affinché siete figli del Padre vostro che nei cieli, egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti  e sugli ingiusti. Vediamo da parte di Dio un amore verso quelle persone che anche nella vita si comportano male. Vediamo un’ atto d’amore verso quelle persone che sono ingiuste, dice il Signore, vediamo un’ atto d’amore  da parte di Dio verso quelle persone che sono cattive, dice l’evangelista Matteo. Perché questo?  Perché è la logica dell’amore di Dio, e questa logica la vediamo benissimo nella croce, quando Gesù è lì sulla croce, dona la propria vita per che cosa? Per la remissione dei peccati e la salvezza nostra, e qui c’è la logica profonda dell’amore di Dio, il Signore prima si è offerto, il Signore prima ha donato il suo amore all’umanità, il Signore prima ha riversato l’amore sugli uomini, e poi attende la conversione, poi attende che quel peccatore si converta, non il contrario. Invece a volte siamo attenti a ragionare per l’esatto contrario, aspettiamo prima che magari una persona si converta, prima di poterla amare,   se facciamo così  non siamo nella logica di Dio, se ragioniamo in questa maniera, e non stiamo vivendo il Vangelo a pieno, non stiamo vivendo questa pagina del Vangelo, neanche ci stiamo sforzando a vivere questa pagina del Vangelo.  Allora vedete, perdonare, amare, è un qualcosa di difficile, e senza la grazia di Dio, senza l’aiuto del Signore, non possiamo viverlo a pieno, E’ l’esempio di tante mamme, no, tante volte magari noi sacerdoti  la disperazione e allo stesso tempo l’amore delle mamme, no, verso i propri figli, ricordo di una donna che venne disperata, una volta in una parrocchia dove io prestavo servizio, il figlio giocava continuamente alle macchinette,ecc., eppure vedevi questa donna che è propensa sempre a perdonare il proprio figlio, non a giustificarlo ma a perdonarlo. apparire, Allora il figlio andava una volta, chiedendo perdono alla propria madre, per un  periodo si comportava bene, e poi piano piano cercava di togliergli dei soldi per continuare a giocare, giocava e dopo un pò ritornava dalla madre. E questo andava avanti da anni, da tempo, e perché quella donna continuava comunque sia a perdonare il proprio figlio, nono stante facesse un qualcosa di brutto,   facesse un qualcosa di negativo, sia per la madre e sia per se stesso. Perché era suo figlio, perché era il proprio figlio, e per una madre è impossibile perdonare il proprio figlio, per una madre riesce difficile, quasi impossibile, non perdonare il proprio figlio, nono stante gli errori che il figlio può commettere. Non solo: ma per quella madre rimane sempre il figlio, non il volto di un giocatore, di un ladro, di una persona che ha fatto del male, no, rimane sempre quel volto bello del proprio figlio, anche se quella azione è sbagliata, e la madre sa che quella azione è sbagliata, c’è questa profonda distinzione che noi dobbiamo fare sempre, no, quella azione sbagliata dalla persona, ed noi quello che dobbiamo salvare è sempre la persona, il perdono si dà non per l’azione, il perdono si dà verso quella persona insignificante per dargli un volto nuovo, ricostruire il volto di quella persona. Allora vedete questo Vangelo, questo Vangelo che quest’oggi ci chiede tanto, questo Vangelo che ci chiede continuamente di sforzarci, a viverlo, questo Vangelo che senza l’aiuto, senza la grazia di Dio, e non è possibile. Ma qui sopraggiunge anche un’altra domanda, sopratutto un’altra riflessione che dobbiamo fare, soltanto quella persona che è capace di amare è capace di perdonare, perché se nella vita non siamo capaci di amare, e non siamo neanche capaci di perdonare, ne tanto meno di amare i nostri nemici. Perché quella persona che è capace di amare e non mette al centro della nostra esistenza se stesso, non mette al centro della propria vita se stesso, ma quella persona che è capace di amare, mette al centro della nostra esistenza, e tutte quelle persone che incontro, perché quella vita è amore, quella vita è questo amore. Poi quella persona che non è capace di amare, perché non è capace di amare ne tanto meno sarà capace di perdonare? Perché quella persona mette al proprio centro, cioè al centro se stesso, mette al centro della propria vita, il proprio io, non esiste altro, non esistono altre persone, non esistono quelle persone vivono accanto a lui. Allora in questo giorno della novena  dedicato a San Giovanni Battista chiediamo proprio questa grazia, di vivere in maniera intensa questa pagina del Vangelo, di metterci in discussione su questa pagina del Vangelo, di farci vedere quali sono le nostre mancanze e nello stesso tempo di avere la forza di poter amare anche quelle persone  che ci hanno ferito, , quelle persone che magari si sono comportati non da amici ma da nemici. E come diceva Tertullaino, un santo,  uno dei Padri della Chiesa, queste figure che in qualche modo potete fare che in qualche modo hanno approfondito sempre di più  la dottrina e ci hanno lasciato dei grandi insegnamenti, che diceva: amare, quella persona che ama la si riconosce subito, e amare per tutti gli uomini, diceva Tertulliano.  Amare i propri nemici e in modo particolare per i cristiani, allora che davvero che per noi possiamo vivere tutto questo, e chiediamo aiuto al nostro santo patrono San Giovanni Battista perché ci aiuti in questo spirito, , ci aiuti a vivere questa pagina del Vangelo,  ci aiuti a vivere quella lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi. E bello quando si dice di una comunità che è generosa, è bello quando si dice che una comunità che dona e  vive della carità, e san Paolo l’ha detto questo,l’ha messo per iscritto,  l’esilio per iscritto, è bello quando  ancora di più quando si dice che una comunità che è capace di amare, non soltanto la propria comunità,  che è capace di amare i propri nemici, amare quelle persone che hanno fatto un torto, quelle persone che hanno fatto del male. Allora continuiamo il nostro cammino di fede, di vivere il Vangelo, di vivere questa pace del vangelo che non a caso oggi viene consegnato in questi giorni solenni che stiamo vivendo. Sia Lodato Gesù Cristo!”

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