L’omelia dell’arcivescovo di Gaeta su San Giovanni Battista

Chiesa di San Giovanni Battista di Formia
Comandante Danzi
Gino Treglia
Persone presenti
Ingresso Gonfalone di Formia
Autorità militari
Don Alessandro e Don Alessio
Don Mariano Parisella e Mons. Vari
Mons. Vari
Gonfalone
Altare
Incensazione
Mons Vari con diacono
Incensazione
Incensazione
Presbiterio
Presbiterio
Lettore
Don Francesco Contestabile
Presbiterio
Presbiterio
Presbiterio
Mons. Vari
Simulacro San Giovanni Battista
Gonfalone
Diacono
Presentazione offertorio
Presentazione offertorio
Presentazione offertorio
Incensazione
Consacrazione
Presbiterio
Presbiterio
Consacrazione
Consacrazione
Consacrazione pane
Consacrazione vino
Presbiterio
Scambio della pace
Presbiterio
Presbiterio
Pasquale Cardillo Cupo e Clemente Carta
Pietro Zerri e Gino Treglia
Autorità
Benedizione finale
Preparazione processione

Una giornata di festa solamente religiosa, una festa che in seguito alle elezioni del ballottaggio del secondo turno, che mette in evidenza il senso importante della devozione al patrono San Giovanni nell’80° anniversario della proclamazione di copatrono della città di Formia. Ecco quello che le letture del giorno mettono in risalto la natività del precursore:

Dal Libro del Profeta Isaia: 49,1-6

Ascoltatemi, o isole,

udite attentamente, nazioni lontane;

il Signore dal seno materno mi ha chiamato,

fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.

Ha reso la mia bocca come spada affilata,

mi ha nascosto all’ombra della sua mano,

mi ha reso freccia appuntita,

mi ha riposto nella sua faretra.

Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,

sul quale manifesterò la mia gloria».

Io ho risposto: «Invano ho faticato,

per nulla e invano ho consumato le mie forze.

Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,

la mia ricompensa presso il mio Dio».

Ora ha parlato il Signore,

che mi ha plasmato suo servo dal seno materno

per ricondurre a lui Giacobbe

e a lui riunire Israele

– poiché ero stato onorato dal Signore

e Dio era stato la mia forza –

e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo

per restaurare le tribù di Giacobbe

e ricondurre i superstiti d’Israele.

Io ti renderò luce delle nazioni,

perché porti la mia salvezza

fino all’estremità della terra».

Salmo responsoriale:  Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,

intendi da lontano i miei pensieri,

osservi il mio cammino e il mio riposo,

ti sono note tutte le mie vie.

Sei tu che hai formato i miei reni

e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.

Io ti rendo grazie:

hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Meravigliose sono le tue opere,

le riconosce pienamente l’anima mia.

Non ti erano nascoste le mie ossa

quando venivo formato nel segreto,

ricamato nelle profondità della terra.

Dagli Atti degli Apostoli: 13,22-26

In quei giorni, [nella sinagoga di Antiochia di Pisìdia,] Paolo diceva:

«Dio suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”.

Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele.

Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”.

Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».

Dal Vangelo secondo Luca 1,57-66.80

“Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.

Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».

Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.

Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.”

E le letture della Natività di san Giovanni Battistahanno dato un bellissimo spunto di riflessione a quello che ha detto nella sua omelia l’arcivescovo di Gaeta Mons. Vari:

“ Prima di tutto un saluto a tanti che ci stanno seguendo attraverso Teleuniverso, so che molti lo fanno anche dall’estero, dall’America, quindi è un occasione pe rifare la grande comunità, quella che si raduna attorno a San Giovanni. Grazie veramente per questo servizio che voi fate. Ci siamo meravigliati stamattina, la pagina del Vangelo di Luca, proprio dà qualche suggestione, anche abbiamo colto leggendo questa pagina che ci è familiare, il racconto della nascita di San Giovanni che Luca costruisce con grande maestria e accuratezza, la scena si apre in una stanza, la stanza nella quale Giovanni nasce, immediatamente però da quella stanza noi che stiamo leggendo, siamo invitati ad essere fuori e a seguire la natura della nascita che man mano raggiunge i vicini e i parenti che si diffonde. E ci dice l’Evangelista Luca che l’effetto di quella notizia come è normale per la notizia di un bimbo che nasce, è la gioia. Però poi ci dice anche che non solo gioia perché era nato un bambino, ma anche gioia perché il Signore aveva manifestato in Elisabetta la sua grande misericordia. E queste tre prime tre righe di questa pagina sono preziose perché mettono in collegamento che poi è il collegamento di tutto il vangelo  cioè che la gioia è il frutto della misericordia, di conseguenza non c’è gioia dove non c’è misericordia. Allora ci chiediamo: ma come entra la misericordia nella nostra vita quotidiana, in che senso questa misericordia è qualcosa in più di una parola, di un concetto, di un pensiero, e non avremo almeno a difendere bene. Allora vediamo così in questa pagina di Vangelo per esempio che per Elisabetta la misericordia è la fine di uno stato di umiliazione, non aveva un figlio, in quella cultura non avere un figlio significava avere una persona non benedetta e non avevano la gioia morale della coppia. Allora quando stringe questo bambino nel suo petto dopo averlo inutilmente cercato per anni, questo per lei è la misericordia di Dio. I vicini, i parenti, erano distanti alla tristezza di Elisabetta , vedendola finalmente felice, lodano la misericordia di Dio riconoscono nella misericordia la tristezza che finisce, la misericordia è quando una persona che ci è vicina si riconcilia con Dio. Questa è una  scena che mi ha molto colpito oltre le polemiche di questi giorni, quella dell’arrivo della nave Acquarius al porto di Valencia, e mi ha colpito il canto, la danza, la festa, degli sguardi di quelli che finalmente pregano, non approdare, lavorano, canteremo. Dicevamo la misericordia di Dio è per loro era la possibilità di toccare terra, almeno quello di iniziare una nuova vita, ma specialmente quello di ritrovare una terra dove poter riprendere a vivere, nonché liberi di riflettere. Ecco sono tanti i punti della misericordia e che sempre la misericordia si manifesta, quando c’è misericordia non aiuta, non manifesta perché la misericordia proprio produce gioia, e la gioia non rimane manifesta, si manifesta sempre, se vale con un sorriso, un mondo senza misericordia dove nessuno possa non gioire un sospiro di sollievo, dove non contano niente i valori, i desideri, le attese, è un mondo triste. Questo nostro mondo non la finisce più di creare mati e dazi, e si reiventa i campi di concentramento e li riempie di bambini, è un mondo brutto, e molti che hanno l’idea è questa seguente, il mondo è questo. Un po’ come dicevano i parenti e i vicini a Elisabetta, che quando la vedevano triste e la vedevano coccolare i figli degli altri e le dicevano: la vita è questa, bisogna rassegnarsi. E’ sapevano tutto, sapevano pure che Elisabetta doveva rassegnarsi alla tristezza, sapevano tutto, sanno pure il nome da dare a quel bambino, perché tutti quanti danno al piccolo il nome giusto: giarda si deve chiamare così. Ed Elisabetta li sorprende tutti: poiché dice il nome che gli viene in mente, perché ha conosciuto la misericordia. Dice: guardate, questo bambino non si chiama con i vostri nomi, non si chiama con i vostri pensieri, con i vostri ragionamenti, on le vostre analisi, questo nome di chiama Giovanni, questo bambino si chiama Giovanni. Giovanni significa Dio è misericordia, dio è buono, non avrà il suo peso, dice Elisabetta, gli fa: se le cose fossero state come le dite voi, le vostre analisi, le vostre parole, vi condurranno alla rovina, e diranno di non ave e un figlio, di non avere una madre, non avrai il sorriso. Dicono: tante volte alle vostre analisi e alle vostre scelte, se le cose fossero solo some altre mani, se oggi qualcuno sorride, è perché c’è misericordia. E accade a Zaccaria si sente sciogliere la lingua e inizia a parlare e le sue parole sono parole di benedizione, sono parole di adorazione, la nostra lingua è legata, senza la capacità di dire parole di misericordia, la nostra lingua non ha nulla da dire. E noi, come oggi, sono tante le lingue legate, lingue che sono state legate, e non si scioglieranno senza incontrare un po’ di misericordia. Allora, almeno noi che siamo amici, fedeli si san Giovanni, che gli vogliamo bene, almeno noi diciamo: c’è uno, c’è un nome da dire, è il suo nome è Giovanni, almeno noi lo impariamo a dire la misericordia, e il messaggio di Elisabetta lo riconosciamo nel momento, e Dio è misericordia non basta, bastano loro due, anche oggi come sempre, bastano loro per rendere che uno non è un uomo se spiega ad un altro che purtroppo deve rassegnarsi alla sua situazione, che non sono uomini,  se diciamo alle persone se spari sei un criminale, siamo omini solo e sappiamo farci complici della speranza, con tutta l’intelligenza, con tutta la creatività, con tutta la prudenza, ma siamo uomini solo se siamo farci complici della speranza. Chiediamo questo al Signor, di renderci testimoni di misericordia, di essere in questo tempo di cristiani perché abbiamo a riflettere se siamo in un mondo senza misericordia, adesso è ingiusto per qualcuno, ma diamoci politiche essere ingiuste per noi. Trent’anni fa il mondo fosse come è oggi, nessuno di noi lo avrebbe immaginato, questo tempo di grande cambiamento, tante volte mi viene da pensare ma siamo sicuri che fra 30-40 anni sulle barche ci siamo noi.”

E’ una festa, questa dell’80°, condizionata dal turno elettorale di ballottaggio, e quindi Mons. Vari ha ringraziato le autorità presenti:

“Prima di passare la parola a Don Mariano, io voglio salutare le autorità civili e militari che sono presenti, e so che è stata un po’ faticosa questa festa di san Giovanni quest’anno, però loro si sono impegnati tanto, secondo me oltre il dovuto. E’ anche l’ultimo giorno della presenza dei commissari qui a Formia, io penso che possiamo dire grazie per l’impegno che hanno profuso, per la vacanza e in bocca al lupo a questa città.”

E alla fine i ringraziamenti del parroco Don Mariano Parisella verso l’Arcivescovo Mons. Vari alla fine della messa:

“Le parole che ci hai regalato, carissimo padre, nell’omelia, sono parole che indicano un tracciato, un percorso, guardando alla vista, all’esistenza, ciò che accade, le accogliamo con gratitudine, anche in momenti in cui con la ripresa dei prossimi impegni pastorali, dell’anno pastorale la nostra parrocchia sarà impegnata nel rinnovarsi nelle figure che compongono nel Consiglio Pastorale, ma soprattutto sarà impegnata a rinnovarsi in vari percorsi che rendono piena l’evangelizzazione, la catechesi. E la misericordia potrà essere il filo conduttore di tutto questo, e l’accogliamo con grande gratitudine queste parole, guardando al nostro santo protettore che ci aiuta in tutto questo. Ringrazio tutte le persone che hanno contribuito alla celebrazione di questi due giorni, anche del 18, quando abbiamo ricordato gli 80 anni, e questo faremo poi il 29 agosto nel Martirio di San Giovanni Battista. Ringrazio tutti voi che siete qui presenti, e quindi coloro che hanno preparato le celebrazioni, ringrazio le emittenti che permettono a tutti i nostri concittadini che sono lontano, ad altre occasione di poter seguire questo momento che loto portano tutto nel cuore, e tutto questo ci fa segno di comunione grande. Certamente quest’anno la festa del 24 è religiosa, solo religiosa, ma questo non ha diminuito assolutamente il nostro onore visto in questi giorni, anzi ci ha dato modo di riflettere e pregare molto di più, e questo ci ha ulteriormente rafforzato, Grazie, Padre, grazie a tutti voi e poi ci prepariamo per la processione.”

Parole quanto mai profetiche quelle che ha espresso il parroco Don Mariano in questa circostanza di festa, ritornare ad una fede più semplice, senza tan ti fronzoli e tante devozioni che non hanno senso, ma seguire il concetto cristiano di fede attraverso le opere di misericordia quanto mai sempre più attuale.

 

 

 

 

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