Omelia di Don Luigi Ruggiero del 3 aprile 2021 – audio di Pietro Zangrillo
Omelia di Don Luigi Ruggiero – video di Pietro Zangrillo

La “madre di tutte le veglie”, con le quattro parti in cui questa funzione ci trasporta nella Risurrezzione di Gesù. Don Luigi Ruggiero, cappellano dell’ospedale “Dono Svizzero” di Formia, ha voluto mettere in evidenza sia l’aspetto dell’angelo che annuncia il ritorno alla vita del Cristo pèer notificarlo ai discepoli e a Pietro, ma anche il ruolo del cristiano di essere la luce, il liveto e il sale del mondo: “Alleluja, Alleluja, Alleluia! Qualcuno diceva: Alleluja non si dice durante la Quaresima? Ma Alleluja significa Gloria a Dio, e quindi nella Quaresima si dice Gloria a Dio, Gloria a Cristo. Ma al di la delle parole certamente la lode a Dio bisogna renderla, Gloria a Dio, bisogna rendere Gloria a Dio sempre e comunque, anche nei momenti quando noi diciamo no, in momenti che tanto sono gioiosi. Tant’è vero la Liturgia e quest già abbiamo già detto pure noi, ecco prima dell’Avvento, prima del Natale durante l’Avvento, e prima della Pasqua durante la Quaresima ci stanno le due giornate le domeniche della gioia, del “leatare” e del “gaudere”, la terza domenica di Avvento e la quarta di Quaresima. Dire che per noi cristiani il rapporto che è ciò che è buono e ciò che è anche cattivo, quando c’è Cristo con noi non dobbiamo temere nulla, perché il Signore Gesù Cristo è il Signore della vita, è il Signore di ogni bene, di ogni cosa positiva, quindi le cose buone che solo Lui perché Dio ci può donare. Non so voi cosa avete pensato, io non ci ho mai fatto caso sinceramente, si parla di Pietro e quest’angelo dice: “Andate e dite ai discepoli e a Pietro”. Stavolta Pietro è presentato come il responsabile della comunità, non è solo Gesù che dice “Tu sei Pietro”. Ecco l’angelo che sottolinea questo aspetto come per dire “Andate da Pietro, andate dai fratelli,” e ricorda come già aveva detto Gesù prima della Passione che lo avrebbe preceduto in Galilea. Non dimentichiamo mai che la Galilea è la regione alta, a nord della Palestina, la galilea è sinonimo di luogo dove tutto è mischiato, bene e male, il luogo diove si passa per andare ad Occidente ed a Oriente, è il luogo delle lingue più diverse, che si parlano tante lingue perché è una zona di commercio, una zona di passaggio, quindi tutte quelle caratteristiche che pottremmo applicare in tutti gli altri settori della vita politica, strategica, economica e compagnia bella. E da lì Gesù comincia a predicare, è andato in Galilea a predicare dopo il Battesimo. Quindi non è andato a Gerusalemme, non è andato nella città santa, e qui mi preme un po’ mettere in evidenza perché è un’aspetto che cerchiamo di riprendere in queste prossime settimane. Tutto quello che è stato preparato, abbiamo anche seguito nelle preghiere alla fine delle letture e qualche preghiera in modo particolare, il tempo dei profeti da quando Dio chiama Abramo, quindi possiamo fare i calcoli e qui possiamo dare anche i numeri, Abramo stava al 1850-1900 avanti Cristo, quindi quando Sabramo è stato chiamato, e poi tutto quello che è successo dopo nei figli di Abramo, c Giacobbe, i discendenti di Giacobbe, le tribù di Israele e compagnia bella fino a Gesù, c’è stata una preparazione di duemila anni, se possiamo dire così. E quando arriva Gesù che nasce, manco ci si accorge, ecco non ci si rende conto di ciò che sta avvenendo. Eppure di Gesù si sapeva che sarebbe nato, il luogo dove sartebbe stato, Nazaret, il luogo dove sarebbe nato, Betlemme, il nome, sara chiamato Re Emmanuele Dio – con – noi, Gesù il salvatore, sarà chiamato Nazareno. Se vedete le domande che abbiamo ascoltato in questi giorni passati prima di questa Settimana Santa, quel mettersi contro comunque e Gesù e quei poveri Giudei erano un po’ anche ignorantelli, ma dalla Galilea mica ci sono profeti, non sapevano per esempio che Giona era della Galilea. Ma Gesù chi lo conosce, il Messia noi sappiamo mica deve venirte dalla Galilea, perché pensavano di Nazaret tu guiarda che Nazaret nons apevano, se si fossero informati che Gesù è nato a Betlemme, e Betlemme significa la città di Davide, significa, ecco, il discendente, il Messia promesso dalla discendenza di Davide. Insomma anche questo aspetto che un po’ si deve non solo dire, ma come siete ignoranti, ma qualche volta anche noi siamo ignoranti, ma al di là della conoscenza, diciamo, intellettuale che possiamo avere delle cose, l’anima delle cose che non devono mai venir meno questi aspetti importanti che deve essere l’anima delle cose, è questa fede in Gesù Cristo. Quando Gesù è venuto e ha annunciato l’amore di Dio, l’amore dei fratelli, ha insegnato con la parola e con la vita ed è morto sulla croce per noi, ci ha dimostrato quanto Dio amam l’umanità nonostante tutto. Scusate se mi ripeto in certe cose, io avrei detto andatevene perchè vi prendo a calci tutti quanti. Qualcuno mi dirà: ma stai sempre a dire la stessa cosa. Per me è stata una cscoperta anche questa sinceramente come sacerdote e come uomo: ma lì sotto la croce ci stavo pure io. E Gesù, morendo sulla croce, ha salvato il mondo dalla creazione e lo ha salvato prima della fine di questo mondo. Quindi c’è quel momento, il centro il Mistero Pasquale, la morte e risurrezione di Gesù, che deve essere anche nella nostra vita, la nostra fede, che diventa anche il punto e il tempo dello Spirito, il tempoche stiamo vivendo noi. E in un certo qual modo calcolate duemila anni prima e lo gustiamo duemila anni dopo. Quindi come si dice, qualcuno dice, in una maniera azzardata, ma stai dicendo stupidaggini, però dobbiamo pensare che il tempo di un cambiamento, di svolta che ci deve essere nel mondo, nella terra. E qui il tempo della Chiesa, il tempo dello Spirito Santo, il tempo nostro, il tempo di rivedere, rimane sempre fondamentale Cristo morto e risorto, ma la conversione del primo annuncio di Gesù fa, e tutti dobbiamo sentirci nel bisogno di dire: ma di può sempre ricominciare da capo. Anche quelli che hanno un percorso di vita spirituale avanti, è insoimma lavorare perché il Regno di Dio diventi sempre più realtà, che verrà la fine, ci saranno delle svolte, ci saranno tante cose che forse non si riusciranno a capire e ad accettare come le malattie, le pandemie, le morti, qualcuno si azzarda a dare anche dei numeri dicendo: i due terzi, i tre terzi, i tre quarti dell’umanità, ecco, perirà, e ci sarà un resto a qui al là di quello che potrà succedere. Certamente io mi devo salvare l’anima insieme ai miei cari, è quell’impegno che abbiamo preso un pochettino in queste settimane scorse che è uno degli impegni che dobbiamo prendere nel tempo di Pasqua: la preghiera, lla soferenza, l’offerta, la penitenza, il digiuno, diciamo, di rinunciare anche alle cose piccole nostre che possono aiutare, ad aiutare a dare tutto di me, di offrire tutto di me al Signore. Insomma, anche se nelle case non sempre tutti la penseranno alla stessa maniera, ci deve essere sempre qualcuno che si fa carico per tutti. Io devo pensare a mia moglie, a mio marito, insieme ci dobbiamo salvare, io devo pensare ai miei figli, ai miei ghenitori, insieme ci dobbiamo salvare, io mi devo mettere con i mioei fratelli, von i miei parenti, insomma questo aspetto della salvezza che dipende anche da me, se non altro per dire si e no a Dio. Perché vede Dio è onnipotente, però ha una debolezza, come qualcuno dice, debole nelle preghiere, nelle penitenze, ma mi permetto di aggiungere noi siamo più potenti di Lui in qualche modo, se pensiemo che possiamo ditre anche no all’amore. Dio non può dire no all’amore, deve dire sempre si perché è anche amore. Noi abbiamo anche la libertà di poter dire: si Signore, accetto il tuo amore; no Signore, se tu permetti io scelgo altro. E’ questo il discorso del tempo della Chiesa, il tempo nostro, possiamo anche rifiutare Dio. Ecco si parla tanto di questo allontanarsi da Dio, la famiglia che non è stata distrutta dal peccato originale, nemmeno dal diluvio universale e oggi l’uomo vuole avere la presunzione di distruggere questo mondo che è quello della famiglia, la vita, quella ridicolaggine e stupidità di tanta gente, ecco c’è anche una espressione molto pesante per le persone che, per esempio, sono contro l’aborto e magari chi maltratta una bestiola usa la stessa espressione e magari non si rendono conto che anche un bambino che deve nascere e potrtebbe nascere un bambinio piccolo che viene seviziato, tutto il discorso anche dei vaccini quando si parla, non si riesce a …… non ho sentito. Perché quelli che dicono di no, dicono no, non sanno parlare, io dico grazie a Dio che la televisione non mi funziona, forse è una cosa provvidenziale. C’è anche qui questo momento che stiamo vivendo, noi cristiani abbiamo un ruolo importante, dobbiamo essere veramente sale, di essere luce, di essere lievito, anche se il cero a volte sembra spento perché là sta acceso, non si vede, noi dove stiamo? E’ qui che diventa importante la testimonianza, la Chiesa, anche mettere in discussione. Questo fatto di mettere in discussione il Papa, è questo o non è questo il Papa, i Sacramenti e l’altro giorno persone che ho avuto in parrocchia, voi avete sentito di Gallinaro, che a un certo punto hanno fatto la scelta di Gallinaro, prsone che hanno sempre fatto la comunione, hanno sempre prregato, adesso dicono non è vero più, non è vero quello che dici tu. Fino adesso cosa abbiamo creduto? Che cosa hai creduto? Quindio non è questione forse siamo d’accordo o non siamo d’accordo su certe idee, però ci sono tanti di quei segni che a volte anche inconsciamente, vedui qeulli dei cosiddetti cristiani che vanno a messa, andavano e adesso non ci vanno più, che hanno paura. Questa espressione sarebbe interessante raccogliere ed espressioni più o meno leggere, più o meno pesanti, non so non rispettare, è vero tu puoi fare tutte le scelte che vuoi, ma se permetti acìnche io come te posso fare le mie scelte. E’ però se tu porti avanti le tue idee, non rispetti le persone, inomma si definiscono altre cose. Insomma npoi crisrtiani davvero dobbiamo crderci in Gesù Cristo, dobbiamo credere nell’uomo, nella vita umana che è fondamentale, e dobbiamo credere al creato e alle creature tutte, anche ai fiuori e alle piante, e anche negli animaletti, ma soprattutto Dio e l’uomo e il mondo sono da amare. E qui il discorso da amare Dio e il prossimo come se stesso è fondamentale, il vivere negli ambineti e santificare non solo sanificare, adesso si dice santificare con i nostri ambienti, i luoghi dove noi viviamo, le situazioni che viviamo di gioia e di dolore hanno bisogno di Dio. Spesso si fanno tante iniziative, i compleanni, le feste, gli anniversari, non so, è capitato anche a voi nelle feste con i diciotto anni si fa tutto e non si prega, per esempio. L’altro giorno stavo pensando, nella pastorale degli infermi sono ormai quasi venti anni che sto qui all’ospedale, solo un caso è capitato delle persone che vanno in poensione hanno avuto la bella delicatezza e attenzione, ecco Costantino, la sorella, la amma che è andata in pesnione, di dire una messa di ringraziamento. Mi ricordo li nel salone nella sala conferenze e cjhi voleva venire e poi si è fatto altro, per dire grazie. Gli unici che hanno fatto una cosa del genere, dico ma gli altyri sono anche cristiani, a parte andare o non andare a messa, ma quanto li ha edificati. Allora anche qui il discorso di noi cristiani, credenti e non credenti, che siamo tante volte, perché a volter siamo un po’ più credenti, a volte meno, però su certe cose dobbiamo anche un po’ ritornarci e quindi anche alla Paqua di quest’anno, pensiamo rispetto alla Pasqua dell’anno scorso, di due anni fa e degli altri anni, quanto sono andato avanti nella fede, quisanto sono andato avanti con la mia famiglia nella fede, quanto nella mia comunità, nel mio mondo dove lavoro, il mio vicinato, il mio parentado, cioè quanto noi cristiani siamo ad essere lievito e sale e luce. E triste quando, questo è un altro aspetto che abbiamo provato a chiedere, invece di prendere in considerazione questi giorni dio Pasqua, la pace che dovremmo chiedere per le famiglie. Non so voi, a me è capitato spesso nelle varie parrocchie dove sono stato, ma anche al paese mio, quando si nominano certe famiglie, soprattutto con certe persone, è sinonimo di diavolo, du terrore, perché è vero anche che io e te non centriamo niente con i nostri nonni che sono stati e hanno fatto i cretini perché bisogna dire così, e degli strascichi che rimangono in quella famiglia non voglio averw a che fare. Ma tu che centri? Perché mio nonno e mio bisnonno …. Allora questo non si finisce mai se nonm ci si riconcilia. E qui il dono del perdono, anche della divina volontà che è quella dell’amore di Dio che deve essere accolto con Gesù, condividerlo con Lui questo amore e anche questo perdono, e lo dobbiamo fare questo lavoro. E allora nella mia famiglia, io mi ricordo a casa mia quando si parlava, con tutta la buona volontà, ho visto anche con quanta difficoltà tra fratelli, tra parenti, tra vicinio, insomma a volte con cose anche pesanti. Ed allora chiedere perdono, credere in Gesù significa anche ringraziare certamente per tutti i doni, cvhiedere aiuto per le necessità più diverse, chiedere anche perdono, riconciliarsi e riconciliare, e farlo pure per chi non lo fa. Ecco l’atto divino nostro quando lo facciamo con Gesù, che anche se a casa mia non ci sta nessuno che lo fa, lo faccio solo io, nel posto di lavoro solo io, dice il mio paese solo uno che prega, fa peniternza, si fa carico per riparare i peccati dei suoi paesani, ecco tuta la Chiesa, tutto il mondo si salva e viene aiutato a santificarsi. Quindi basta solo una persona, io dico mezza persona, ma perché se ci sta, si incomincia magari si raggiungono tanti obiettivi, non importa. Anche quel poco, quel mezzo, quel passo, è l’inizio di fare anche grandi passi, tante miglia, e quindi dobbiamo un pochettino rivedere la nostra vita, ma nella luce di Gesù Cristo morto e risorto. Ecco, morire al male, al peccato è la prima risurrezione che dobbiamo fare in noi, chiedere la grazia che deve essere la guida, il riferimento, cioè la luce, la grazia significa l’aiuto di Dio, la luce e la forza di Dio, cioè quello che Dio vuole lo voglio anch’io. E cerco, con il suo aiuto, con la sua grazia si dice, ma con il suo stare con Lui, il suo stare con noi insieme, nelle famiglie ci deve stare Gesù. Il discorso che dicevamo di benedire, e tante volte nelle famiglie è normale che si convive, per esempio. Oggi due belle notizie: due persone che convivono da un po’ di tempo, ecco una cosa che è successa non tanto positiva, si sono decise di sposarsi. Meno male, e si sono ricordati qualcuno che il nonno, il papa ….. eppure tu dicevi, tanti anni fa, eh, bisogna che la grazia di Dio è importante nella casa, la benedizione di Dio, e se noi non accostiamo ai sacramenti, ecco noi mettiamo fuori Gesù dalla porta della nostra casa. Insomma anche qui essere sale, essere lievito, essere luce, essere presenza di Dio da incarnare e c’è molto da lòavorare in questo senso, Non so voi, ma a me è capitato tante volte, non lo so, perché ho la faccia brutta, dioce: ma lo sai, Don Luigi, mi ricordo….. e quanto senti dire da qualcuno mi ricordo che tu dicevi, io magari un paio di volte dicevo queste cose, ma poi ho pensato e dici bene, è vero quello che mi dicono. E allora, guarda un pochettino, però mi confesso pure, spesso per le persone che si sono allontanate, non le ho avvicinate, e non solo a me ma a Gesù pure. Stamattina mentre scendendo e facevo questa considerazione, avevo l’intenzione di pregarci perché è un momento che io personalemente sto vivendo, la difficoltà di queste persone che non si accostano ai sacramenti per tanti motivi, nelle persone che magari le chiami e rispondono, magari hanno visto che sei tu e chiudono il telefono. Pensi, come capita pure a me, chiudo perché sto occupato, poi magari richiamo, ma poriecco magari me lo scordo, passa tuitto, ma poi guarda un po’, mò faccio così, il giorno di Pasqua di domani, proprio il momento della preghiera, mi faccio una bella carrellata e dire: Buongiorno, neanche Buona Pasqua, solo Buongiorno. Se lo fai può essere una cosa di cattiveria, generale. No, voglio dire buongiorno Pietro, buongiorno Maria, buongiorno personalizzato. Quindi saranno dici, venti, cinquanta, gari a uno a uno dedicare prima della messa epoi emttere tutto sull’altare. Ecco, a volte sembra propmario poco, ci vuole, a volte una telefonata, un messaggio, un semplice come stai. E allora il saluto, il ricordarci, il guardarci neglòi occhi, con queste mascherine io le vedo positive in qeusto senso pure, perché c’è da guardarci di più negli occhi, a non abbassare la guardia perché non è questo il momento, è un pezzo di stoffa, ma se può dare un po’ di sollievo, anche questo serve. Ecco mettiamo un pochettino tutto davanti al Signore, tutto di noi in positivo, tutto positivo positivo, e il cosidetto negativo che tante volte è positivo, non accolto, insomma mettiamo la nostra quotidianità, le nostre scelte, le nostre decisioni, nostre e di tutti quanti quelli che conosciamo, tutti gli uomini che desiderano un po’ di bene, un po’ di pace, un po’ di amore.”

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