Omelia di p. Mario Corvino del 4 aprile 2021 – audio di Pietro Zangrillo

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Una domenica, quella che mette in evidenza l’evento più grande della salvezza dell’umanità, quello di Gesù morto e risorto. Dopo tre giorni dove ha portato via dal luogo dove attendavamo le anime dei giusti per godere pienamente della presenza divina del Padre, Gesù ritorrna di nuovo alla vita. Questo per coloro che hanno dato testimonianza, sia i discepoli che coloro che durante la predicazione del Cristo, non lo hanno visto, non c’erano testimoni, le guardie a custodia del sepolcro forse erano gli unici ad averlo visto risorgere. Ma tutti coloro che lo hanno visto predicare e guarire lo hanno visto risorto, come poi è apparso ai discepoli in diverse occasioni. Risuona, dunque, quella gioia, come ha sottolineato nella sua omelia p. Mario Corvino nella messa celebrata nella chiesa parrocchiale di santa Teresa d’Avila a Formia: “ Certamente, considerando che l’anno scorso questa festa noi l’abbiamo celebrata solo come sacerdoti, senza fedeli, nella chiesa di San Giovanni Battista a Formia, quindi eravamo solo noi sacerdoti ma nel cuore nostro c’eravate anche voi, tutti quanti. E’ stato un pensiero bellissimo da parte di tutti i sacerdoti portarvi, ecco, come responsabili, anche spirituali, tutti davanti a questo Cristo che è risorto. Certamente è stata una mortificazione per noi l’anno scorso, ma è stata una cosa triste per tutti quanti. Come, d’altra parte, quella tristezza ci è venuta quando il Papa, solo, sulla piazza di San Pietro saliva verso il Crocifisso del Venerdì Santo, ma è stata anche quella una giornata non solo triste per noi ma piena di speranza perchè il Papa ha dato veramente una spiegazione a quella solitudine, che oggi come abbiamo visto, anche venerdi nella Via Crucis che ha fatto, c’erano un oò diu persone, soprattutto i bambini, dei bamnìmbini che sono stati meravigliosi e che veramente si sono preparati, appunto, alla Pasqua di Risurrezione. E noi vogliamo ringrziare veramente perché il Signore non solo, ecco, ci ha cusrtoditi, ci ha protetti, per cui ci troviamo oggi insieme a proclamare quella Allejuia, quella gioia nel cuore che ci viene veramente da questo evento così importante, per noi, per la nostra fede e per il nostro cammino, soprattutto, verso la nostra patria. E noi siamo qui, per raccontarvi appunto, quello che è stata l’esperienza non solo delle dionne, ma anche dei discepoli. Quei verbi che noi abbiamo ascoltato, vieni e vedi, Maria di Magdala che va di notte al sepolcro, sfidando tutti, per vedere il corpo di Cristo e anche per imbarsamarlo. Ma Gesù non si fa imbalsamare, Gesù vuole essere libero, sciolto da tutto, vuole andare nel suo regno. E oggi quante persone vorrebbero imbaldsamare il Signore: chi lo vede come un celebre personaggio della storia, chi lo vede come un benefattore che ha guarito tanti ammalati, chi lo vede come uno che ha parlato diversamente dagli altri. Si è vero ma a che serve tutto questo? Non serve imbalsamare il Signore in questo modo, ma è cposì anche per quanto riguarda la Chiesa la vorremmo imbalsamare parlandone in bene o in male. Ma noi non dobbiamo imbalsamare nessuno perché siamo uomini liberi, uomini di speranza, uomini di fede, uomini che hannoveramente una meta precisa da seguire, seconso appunto quello che ci ha indicato Gesù nel Vangelo. E se noi viviamo, ecco, questa realtà del Vangelo, di andare anche noi a vedere che cosa c’è nel sepolcro. Il sepolcro è vuoto perché Cristo è vivo, è il vivente, non una persona imbalsamata e messa da parte, non un morto ma è un vivo, un vivente che oggi è ancora presente nella nostra vita, nella nostra Chiesa, con la sua Parola, con la sua presenza nell’Eucarestia, con la sua presenza nei sacramenti, particolarmente nel Battesimo e nell’Eucarestia, da dove nasce la Chiesa.Ecco, allora, dobbiamo sentirci veramente, ecco, grati a questo evento così stupendo della nostra salvezza. E allora l’augurio nostro è quello di vivere con fede questa giornata e ringraziare il Signore perché ci ha chiamati, ecco, questa mattina, a rendegli grazie per quest’anno che è passato e per tutti i doni che ci ha concesso nel nostro cammino di speranza. Quindi non dobbiamo essere uomini della paura ma uomini della speranza , uomini che sappiano veramente mettersi nel cuore di Dio dove Lui, come Padre, non ci abbandona, non vuole il male nostrao, ma vuole la nostra salvezza, vuole la nostra grazia, e vuole il nostro modo di vivere la nostra vita in quella amicizia e in quell’amore da saperci accogliere gli uni gli altri. E allora è il giorno della pace e questa pace deve essere veramente per noi un giorno particolare per poter dire al nostro fratello ti chiedo scusa, ti chiedo perdpono, ecco voglio di nuovo riallacciare i miei rapporti con te. Se siamo capaci di questo, ecco saremo capaci anche di amare Iddio perché se non amiamo i nostri fratelli non amiamo nemmeno il Signore.”

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