Uno spot è solo uno spot, no? Deve convincere ad acquistare un prodotto, presentandone le sue caratteristiche rielevanti e migliori rispetto alla concorrenza. Eppure spesso gli spot pubblicitari sono qualcosa di più, un piccolo cortometraggio, un’opera comica o un’esplosione di effetti speciali. Nel caso specifico dell’ultimo spot della Vodafone, non si tratta di qualcosa di simile. Suscita simpatia e ironia, ma nel suo svolgimento è qualcosa di molto semplice. Paolo – il protagonista – è uno sportivo (come esordisce la voce narrante di Fabio Volo). Tra le tante sfide affrontate e superate nella sua disciplina, la pallavolo, ce ne è una piuttosto inaspettata e che esce da ogni canone di prevedibilità: prendersi cura della nipotina di otto mesi. Lo spot va avanti mostrando come con la connessione veloce Senza titolo-1del suddetto operatore telefonico si possa, e si riesca, ad affrontare sfide impreviste come cambiare il pannolino ad un bambino. La battuta finale è significativa. La bambina, dopo essere stata cambiata, pronuncia una – e una soltanto – parola fatidica. Mamma. Già, non dice “genitore 1” o “genitore 2”. Non dice nemmeno papà. Così come non dice “mamma 1” o “mamma 2”. Perché la mamma è una sola. E perché i bambini vogliono la mamma. È lei che li allatta, li ha tenuti in grembo per mesi; è lei che capisce di cosa hanno bisogno. Gli uomini o non possono farlo (vedi allattare; tanto che le dita della bambina dello spot cercano il seno della madre) o hanno difficoltà a farlo (vedi anche la semplice operazione di cambiare i pannolini). Ma non perché siano degli imbecilli o perché siano cattivi, bensì, semplicemente, perché sono diversi. E la diversità non la si sostituisce con campagne ideologiche e culturali. La diversità è naturale, ormonale, psichica e fisica. L’uomo e la donna sono diversi per stare insieme, per completarsi, non per gareggiare negli stessi ambiti. E i figli hanno bisogno di tutto questo. E soprattutto di una mamma. Sì, i bambini vogliono la propria mamma!

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