Lo scontro tra Tito Boeri e Matteo Salvini: è possibile la sua sostituzione alla poltrona di presidente dell’Inps

Boeri e Salvini

E’ ormai scontro aperto tra il presidente dell’INPS Tito Boeri e il vice premier Matteo Salvini. Il primo sostiene la necessità di far arrivare più migranti regolari per sostenere il nostro sistema pensionistico, l’altro lo accusa di vivere su Marte. Il numero uno dell’Istituto di previdenza ha ricordato nella sua Relazione annuale che : “Quando si pongono forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta l’immigrazione clandestina e viceversa. In genere, a fronte di una riduzione del 10% dell’immigrazione regolare, quella illegale aumenta dal 3 al 5%”. C’è poi a suo avviso un dato di fatto: “Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. La deviazione fra percezione e realtà è molto più accentuata che altrove. Non sono solo pregiudizi. Si tratta di vera e propria disinformazione. In definitiva  l’Italia ha bisogno di aumentare l’immigrazione regolare perché sono tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere”. Tanto che nell’ambito del lavoro manuale il 36 per cento dei lavoratori sarebbero stranieri e solo l’8 per cento italiani:  “Abbiamo bisogno di immigrati regolari che fin da subito paghino i contributi. Possiamo anche porci l’obiettivo di aumentare la natalità in Italia, cosa non facile ma si può provare, prima che questi nuovi nati inizieranno a versare i contributi però passeranno 18-20 anni come minimo, mentre gli immigrati regolari pagano da subito”.  Boeri ha fatto l’esempio di colf e badanti per i quali “non abbiamo più avuto misure per la regolarizzazione o gli ingressi regolari, quelli son tutti contributi che potremmo avere subito  darebbero copertura a questi lavoratori e ridurrebbero l’immigrazione clandestina”. Per il presidente Inps nominato da Matteo Renzi un problema serio potrebbe derivare dalla messa in discussione della Legge Fornero, che costerebbe davvero tanto e metterebbe a rischio i conti pubblici: “quota 100 pura costerebbe fino a 20 miliardi all’anno, quota 100 con 64 anni minimi di età costerebbe  fino a 18, riducibili a 16 alzando il requisito anagrafico a 65 anni, quota 100 con 64 anni minimi di età e il mantenimento della legislazione vigente per quanto riguarda i requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall’età costerebbe fino a 8 miliardi”. Invece “ripristinando le pensioni di anzianità con quota 100 (o 41 anni di contributi) si avrebbero subito circa 750.000 pensionati in più”. Smontare del tutto la normativa introdotta dalla Fornero secondo Boeri non è possibile. Le  persone che hanno subito “gli effetti più dirompenti di quella riforma si sentirebbero beffate, a partire dalle donne”. I costi del ripristino in toto o in parte delle pensioni di anzianità allora vigenti sarebbero “molto elevati”. Ma si innescherebbe anche un circolo vizioso che porterebbe a ridurre l’occupazione:  “Possiamo tuttavia permetterci una maggiore flessibilità, accelerando la transizione al metodo contributivo.” Al problema di bilancio va aggiunto inoltre che spesso nel nostro Paese si pensa agli anziani ma si trascurano i giovani:  “La storia recente è una storia di inesorabili revisioni al ribasso delle loro aspettative. Fra queste delusioni anche quella di ritrovarsi sempre, quale che sia l’esito del voto, con governi che propongono interventi a favore dei pensionati”. Ma il sistema pensionistico è al sicuro in questo momento? Così ha spiegato Boeri:  “Il nostro sistema pensionistico  è in grado di reggere alla sfida della longevità, almeno sin quando si manterrà l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione. Ma non ha al suo interno meccanismi correttivi che gli permettano di compensare un calo delle coorti in ingresso nel nostro mercato del lavoro. Per questo è pericoloso un declino demografico eventualmente connesso alla riduzione dei flussi migratori”. Questo a suo avviso va detto, perché basta prendere in mano i numeri. Nonostante possa scatenare le reazioni di qualcuno come Salvini: “I dati sono la risposta migliore e non c’è modo di intimidirli”. E la sua posizione resta ferma anche quando i giornalisti gli chiedono se si sente sotto sfratto con questo nuovo governo a presenza leghista.: “La mia risposta è nei dati e i dati parlano. Oggi presentiamo quella che è la verità che bisogna dire in Italia”. Per Matteo Salvini l’atteggiamento di Boeri però non è accettabili: “Servono più immigrati per pagare le pensioni… cancellare la legge Fornero costa troppo… servono più immigrati per fare i tanti lavori che gli italiani non vogliono più fare…. Il presidente dell’Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare e di fare figli di tantissimi italiani. Dove vive, su Marte?”. Tra i due  la situazione è tesa e molti vedono pericolante la poltrona di Boeri. La sua posizione in definitiva è sempre stata contraria a gran parte delle ipotesi di intervento prospettate sia dalla Lega che dal M5S. E’ sempre stato pronto a stigmatizzare il reddito di cittadinanza e la riforma della legge Fornero sulle pensioni. Nulla di strano  che siano circolate voci su una sua possibile sostituzione al vertice dell’Inps. Secondo quanto si è letto  qualche giorno fa su Libero, il Carroccio avrebbe pensato anche al nome di un possibile sostituto: Alberto Brambilla, artefice del progetto di quota 100 per la riforma pensionistica, sponsorizzato fortemente da Giancarlo Giorgetti. Resta da vedere  se il governo riuscirà a defenestrare Boeri prima della scadenza del suo mandato prevista per il 2019. Più disponibile verso il presidente dell’Inps il ministro del Lavoro Di Maio che, intervenendo alla presentazione del Rapporto Inps, ha ringraziato Boeri per la collaborazione istituzionale “fin da prima della formazione del governo . Non so se andremo d’accordo su tutto ma sul tema delle pensioni d’oro e dei vitalizi lavoreremo bene. Finché  il legislativo farà il legislativo, l’esecutivo farà l’esecutivo e l’Inps farà l’Inps andremo d’accordo. Dopo la delibera sui vitalizi penseremo alle pensioni d’oro, che Boeri chiama pensioni di privilegio”.  Di Maio sembra difendere la permanenza in carica di Boeri:  “Il presidente resta in carica fino al 2019 e, per quanto mi riguarda, è il mio interlocutore per l’Inps. Poi devo dire che non abbiamo affrontato questi temi qui dei rinnovi”. Boeri precisa a sua volta che “nessuno mette in discussione” il principio che l’Inps deve fare l’Inps come ha detto il vicepremier Di Maio:  “Noi facciamo un’attività di supporto, applichiamo la legge ma nel momento in cui vengono discusse delle questioni di rilevanza per il nostro istituto e per i giovani chiaramente diciamo la nostra. Quando il governo e il parlamento decidono noi ci mettiamo pancia a terra ad applicare le leggi”. Quanto al decreto dignità, secondo il presidente dell’Inps “ci sono aspetti positivi. Avevo già sottolineato come il decreto Poletti fosse in contraddizione con il contratto a tutele crescenti. Quel contratto a tempo determinato era tale da scoraggiare le imprese ad assumere a tempo indeterminato. Quello che fa il decreto dignità nel ridurre la durata massima di questi contratti e alzare gli oneri  mi sembra giusto. Ciò di cui sono meno convinto è l’idea di irrigidire anche i contratti a tempo indeterminato”.

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