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Pochi sanno che il mestiere originario di Giuseppe Garibaldi è stato quello di marinaio, Giuseppe nacque nel 1807 a Nizza e già nel 1821 a soli 14 anni si iscrisse nel registro navale come mozzo, una volta nell’Egeo, venne attaccato da pirati greci che lo spogliarono di tutto. Nel 1832 ottenne la patente di Capitano di seconda classe, che gli consentì di comandare navi nel Mediterraneo, nel Mar Nero e sulle coste atlantiche del Mar Baltico, immediatamente si imbarcò come secondo ufficiale sul brigantino Clorinda, sul quale nel marzo 1833 trovarono posto un gruppo di esuli francesi diretti a Costantinapoli. Sono loro ad aprire nella sua mente, quelle idee socialiste che si intensificheranno profondamente, nel viaggio di ritorno da Costantinopoli incontrò un affiliato alla Giovane Italia, il movimento rivoluzionario fondato nel 1831 dal patriota Giuseppe Mazzini, che aveva come massimo progetto quello di costruire un’Italia unita, indipendente e repubblicana. Quell’incontro rimase impresso nella mente del giovane Garibaldi e da quel momento pensò esclusivamente all’Italia. Tornato in Piemonte si arruolò nella marina sabauda in vista delle insurrezioni previste da Mazzini per il febbraio 1834, i tentativi purtroppo fallirono e fu costretto a scappare in Francia inseguito da un ordine di cattura. Dopo essersi imbarcato di nuovo su una nave francese, nel 1835 partì per il Sudamerica per prendere parte alle battaglie di indipendenza del Rio Grande del Sud, (una piccola regione del Brasile meridionale) e nel 1841 aiutò l’Uruguay, (anch’esso impegnato a difendersi dal Brasile) a salvare l’indipendenza del paese, in cui ancora oggi è onorato come eroe. Ma il nome di Giuseppe Garibaldi è legato soprattutto all’impresa dei Mille, avvenuta nel 1860: la traversata fino a Marsala venne fatta con due vapori, ai 1089 volontari che si imbarcarono in Liguria nelle settimane successive se ne aggiunsero altre migliaia di uomini. Garibaldi tramite una trentina di navi riuscì a pareggiare le truppe nemiche e dopo ore di bombardamento, riuscì ad occupare la Sicilia, ma la vera impresa impossibile gli riuscì per attraversare lo stretto di Messina e raggiungere la costa meridionale della Calabria, perchè i borbonici schieravano la loro flotta a Reggio Calabria. Garibaldi allora concentrò 3000 uomini a Taormina usando due piroscafi, il Torino e il Franklin, ma all’ultimo secondo qualcosa rischiò di far naufragare il piano, poichè il Franklin rischiava di naufragare dal momento che imbarcava acqua. Allora Garibaldi tirò fuori il suo cilindro dal cappello: fece raccogliere una grande quantita’ di sterco di vacca polverizzato e ordinò di disporlo sotto la carena in prossimità della falla. Le particelle di sterco entrarono nelle fessure da cui passava l’acqua e bloccarono l’infiltrazione: il piroscafo riuscì a ripartire e Garibaldi e i suoi riuscirono finalmente a raggiungere terra a una trentina di chilometri a sud di Reggio Calabria.

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

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