È parso fin da subito, appena se ne è appresa notizia, che la presenza della famiglia Anania a Sanremo fosse soltanto il contentino per quei folli che considerano la sessualità un dato innato e non il frutto dell’arbitrio dei singoli. Infatti così è stato, ma non si poteva sperare in un trattamento migliore. Eppure in molti si sono stupiti e scandalizzati. Come quelli dell’Avvenire (il quotidiano dei vescovi cattolici) che hanno scritto della “gogna” che si abbattuta su famigliaquesta famiglia. L’ironia del web è una mannaia che si abbatte su ciascuno e non si spiega perché dovesse essere risparmiata la famiglia Anania; certo si può obiettare il cattivo gusto, ma cosa aspettarci da un sistema come quello dei social che permette anche al più sbarbatello di ergersi a sommo esperto e a pontificare su tutto? Si dovrebbe denunciare con forza la vomitevole, disgustosa, pessima, offensiva e violenta affermazione del conduttore del Dopo Festival: «Ricordo alla famiglia Anania che l’aborto è passato in Italia». Questa è da condannare senza se e senza ma. Per il resto non vedo dove sia la novità, il clamore e lo stupore di fronte a questo trattamento riservato dalla RAI. È noto che l’intento è quello rieducativo sulle questioni del gender; è noto che in Italia fare figli è un crimine culturale (con la connivenza del mancato supporto legislativo e statale); è noto che la RAI deve fare cassa e vende di più un uomo travestito da donna piuttosto che una famiglia di sedici figli; è altrettanto noto (ma forse solo il miope buonismo dei vescovi lo ignora) che siamo in una guerra, dove si combatte non sul piano delle idee e della ragione, ma su quella del bombardamento mediatico, dove i potenti mezzi sono in mano a chi non ha a cuore il bene dell’uomo e della famiglia. Di fronte a tutto questo perché stupirsi?

admin
Author: admin

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui