L’incontro del gruppo di preghiera di Padre Pio di Maranola con Irene Gaeta, figlia spirituale vivente di Padre Pio

Locandina

 E’ stata veramente una bella testimonianza  quella che ha offerto questa donna che ha ottantadue anni sulle spalle ma con una energia in un corpo di una adolescente. Per Irene Gaeta, che è nata a Lanciano in provincia di Chieti, il 17 marzo del 1937, un a figlia spirituale di Padre Pio. La sua figura si intreccia con la figura del santo Frate Cappuccino originario di Pietrelcina fin dalla tenera età. Una vita trascorsa interamente al servizio della Chiesa, con la missione affidatagli direttamente dal Santo, ossia aiutare i poveri e i bisognosi e fare opere di bene. Ed è un compito che porta ancora avanti con rinnovato entusiasmo. A nove anni avvenne il primo incontro con il frate domiciliato a San Giovanni Rotondo ed era il 18 giugno del 1946: “ Andando a dormire vidi nella mia camera da letto un frate, vestito con i paramenti sacri, bianco e oro, che mi benediva con l’ostensorio. La stanza era rischiarata in modo soprannaturale.” “Sono Padre Pio da Pietrelcina”, le disse, dopo che lei stessa glielo aveva domandato per tre volte. Ma Irene Gaeta capì più tardi chi fosse veramente questo frate cappuccino e soprattutto la persona che gli apparì era ancora vivo e in carne ed ossa, quando vive la sua foto in un quotidiano: era la primavera del 1957. “Pensavo, infatti, che fosse un santo morto”, ricorda la signora Irene. Nel 1960 fece la prima visita al convento cappuccino di San Giovanni Rotondo. Il frate non era stato avvisato della sua venuta ma la cercò e la incontrò volutamente in confessionale ed era come se la conoscesse da molto tempo. Le affidò un incarico. Ossia doveva far incontra ad un uomo, in punto di morte, la figlia che non vedeva da dieci anni. Irene riuscì e tre ore dopo l’incontro l’uomo morì in pace. La stessa Irene ricorda sempre le parole che lo stesso Padre Pio le disse nel febbraio del 1961: “ Ti condurrò all’apice della alta aristocrazia, non perché tu viva come loro, ma perché tu possa capire come sono miseri e poveri dentro.” Da lì a poco sarebbe nato il suo atelier di alta moda, in via Frattina a Roma e fra i suoi clienti di spicco vi furono nomi dell’alta aristocrazia e dello spettacolo. E come aveva predetto a lei il Santo frate, molti andarono oltre il materialismo e riscoprirono i concetti di spiritualità e carità. Irene è in possesso di alcune reliquie donate direttamente da Padre Pio come il crocefisso della sua vestizione e un guanto su cui è ancora presente il suo sangue.

 Ed ecco le domande che gli sono state poste:

Cosa si sa delle profezie di Padre Pio?

“Che sono contenute in tre volumi e conservate presso la Santa Sede. Le Profezie sono state studiate attentamente nell’ambito del processo di canonizzazione. Padre Gerardo, Postulatore del processo, mi ha confessato che sarà data ‘goccia per goccia’ entro 100 anni, altrimenti si sconvolgerebbe il mondo. Il nome de “I Discepoli di Padre Pio” viene citato in queste Profezie (credo a pagina 283) come il gruppo che porterà in giro per il mondo le opere e la testimonianza di Padre Pio.”

Quale missione le ha affidato Padre Pio?

“Quella di creare un gruppo di persone in grado di vivere il Vangelo ricalcando le sue orme. Anche se lui non ha mai parlato di se stesso. In Padre Pio viveva il Signore. Se non ci fosse stato Gesù in lui, come ha ammesso anche Padre Gerardo (Postulatore della causa di beatificazione), non sarebbe vissuto più di tre giorni, per tre giorni”.

La missione dei Discepoli di Padre Pio è di realizzare anche opere concrete per i più bisognosi. Perché è stata scelta la Calabria?

“E’ la stessa domanda che si sono poste le autorità ecclesiali a cui abbiamo manifestato la volontà di proseguire con il progetto.  La risposta è contenuta in una lettera che ho scritto in piena notte dopo un messaggio di Padre Pio e inviata alle stesse autorità. Fu lo steso Padre Pio a dirmi di realizzare in Calabria un santuario, un ospedale pediatrico, un centro di ricerca, un villaggio per i sofferenti perché bisognava fare qualcosa per ridare speranza a questa terra, per dare lavoro e assistenza a tanta gente.”

Nel mondo di oggi è difficile avere certezze. Quale messaggio possiamo offrire ai giovani?

“Non aver paura. Non aver paura di donare. Più dai, più avrai. Se il Signore chiama per una missione, bisogna andare. Poi, cercare di mettere il Signore al primo posto. Perché se lo facciamo, e amiamo il prossimo tuo come noi stessi, a un certo punto è proprio il Signore che ci sarà tutto quello che ci serve”

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