L’incidente ferroviario sulla tratta Torino – Chivasso: si indaga sulle cause

Treno incidentato
Incidente
Mappa dell’incidente

Forse molti non se lo ricorderanno, ma quella tratta un tempo era la tratta dove il genio ferroviere faceva esercitare i militari di quella specialità che poi preparava il personale che dopo tre anni di ferma militare si impiegava nelle Ferrovie dello Sato. Oggi questa tratta non è più la linea di esercitazione, ma è una tratta in stato di abbandono, una tratta dove c’è stato un incidente che ha visto protagonisti un convoglio ferroviario e un Tir, che ha provocato due morti e 20 ferite in maniera più o meno grave. Alcuni la definiscono  la linea maledetta, perché lungo quel percorso gli incidenti mortali non sono poi così rari. Il 10 giugno del 1992, c’è stato il primo drammatico scontro… un frontale tra due treni che provocò la morte di sei persone e molti feriti. Secondo le statistiche che sono state  rese pubbliche sulle pagine de La Stampa soltanto lo scorso anno ci sarebbero state altre 9 vittime ai passaggi a livello. I problemi sulla rete ferroviaria sono dunque noti, tanto che negli anni sono stati stanziati ben 40 milioni di euro che sarebbero serviti a rendere più sicura la tratta. Fondi indispensabili per la messa in sicurezza di una linea importante, che taglia in due Piemonte e Valle d’Aosta, che sono stati dirottati ad Aosta, per comprare nuovi treni bimodali, in grado  di funzionare sia a gasolio che con la linea elettrica. E il paradosso, che ha denunciato sempre La Stampa, è che i soldi sono stati spesi, ma “in Valle quelle motrici le stanno ancora aspettando”. I residenti della zona attendono da anni un ammodernamento delle infrastrutture, ma il problema sicurezza diventa tale soltanto quando ci sono nuove sciagure. “Ora che ci sono di nuovo i morti il caso torna attuale”, ha commentato  Mirko Franceschinis, portavoce del Comitato pendolari, l’associazione nata dopo il disastro del 1992. E’ grazie a questo comitato che si riuscì a smilitarizzare la tratta, fino a quel momento gestita dal Genio. La burocrazia non sembra esser stata  ancora sconfitta, e l’ultimo incidente ne è un evidente segno. Come ha spiegato sempre Franceschinis, quel passaggio a livello doveva esser soppresso da tempo. Lo stesso dicasi delle 32 barriere disseminate lungo i 30 chilometri che separano le stazioni di Ivrea e Chiavasso: avrebbero dovuto esser un lontano ricordo, eppure sono ancora là, a minacciare i convogli, i pedoni e le auto in transito. In moltissimi punti  quelle barriere restano sollevate nonostante il passaggio di un treno. Certo, se i fondi da destinare alla sicurezza vengono sistematicamente utilizzati per fare altro il numero dei disastri ferroviari sarà inevitabilmente destinato  ad allungarsi anno dopo anno. Lo scorso anno sono stati avviati i tavoli tecnici tra Regione Piemonte, Anas Comuni interessati e RF e le  parti avrebbero dovuto discutere sull’eliminazione dei passaggi a livello… ma la burocrazia è riuscita a frantumare qualsiasi barlume di speranza. Ha sottolineato  Carlo Della Pepa, primo cittadino di Ivrea: “Ogni volta c’era un problema. Puntualmente cambiava funzionario o interlocutore in RFI e la giostra ricominciava”. Ma il problema riscontrato dai residenti della zona sembra esser lo stesso denunciato da tantissimi comuni italiani. Secondo l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, soltanto nel 2017, sui quasi 17mila chilometri di rete gestiti quasi integralmente da RFI, si sono registrati 101 incidenti con 93 morti. Nonostante i numeri importanti la Ansf rivendica si tratti di percentuali estremamente basse. Negli ultimi 10 anni, infatti è morta 1 persona ogni 5 milioni e 438 mila chilometri percorsi da un convoglio. I disastri legati a guasti e cause tecniche si sono invece dimezzati. Ma quei 93 morti in un anno sono un peso enorme. Se i fondi fossero stati utilizzati per l’adeguamento delle infrastrutture, anziché per l’acquisto di nuovi treni, molte di quelle persone probabilmente sarebbero ancora vive. Nel frattempo, in merito al recente disastro del Regionale 10027, la Polizia ferroviaria ha acquisito per conto della procura di Ivrea i video catturati da diverse telecamere di sorveglianza installate nella zona. Stando a quanto hanno  fatto sapere gli inquirenti nei filmati si intravedono le luci del trasporto eccezionale avvicinarsi al passaggio a livello della ferrovia e poco dopo lo schianto, con un grande bagliore, alcune scintille e i vagoni che ruzzolano nel cortile dell’abitazione come se fosse un treno giocattolo. Poco dopo tre persone sono uscite dall’abitazione “armati” di una torcia che puntano sui finestrini delle carrozze.

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