In realtà è una mostra che doveva tenersi nella settimana della Giornata Internazionale della Donna, ma in quei giorni si stava manifestando la possibilità della chiusura di tutte le attività, anche quelle culturali, per fronteggiare in modo efficace il contagio da Covid. Solo in questi giorni del mese di luglio l’organizzazione del Salotto Culturale “Koiné” che ha sede in via Lavanga, non ha rinunciato all’idea di poterla organizzare e , sulla base dei protocolli Covid, finalmente il 25 luglio ha potuto mettere su una commistione di arti e di abilità artistiche che sono confluite in questo evento culturale, come una delle socie dell’organizzazione, la professoressa Palma Aceto ha affermato nel corso del suo intervento. Infatti la tecnica della sanguigna del maestro d’arte Giuseppe Supino ha incontrato la ricerca srtorica del cultore e collezionista Renato Marchese, della abilità dell’artigiana Fiammetta Atripaldi che ha creato dei gioielli che sono delle meravigliose riproduzioni dei gioielli indossati dalle donne formiane dell’Ottocento, e le meravigliose riproduzioni delle acconciature delle donne d’allora del maestro parrucchiere Gianni Di Nucci. Infatti le persone che sono venute ad ammirare queste meravigliose opere d’arte hanno poruto fare un vero e proprio salto nel tempo, vedendo con gli occhi e immaginandosi una persona del Gran Tour queste donne che si vestivano con degli abiti veramente belli, come si è notato nella riproduzione del vestito esposto in una delle sale dell’esposizione. Ecco, pertanto che c’è stato un percorso culturale veramente intenso, dove la figura femminile trova il suo posto nella vita sociale della Formia di allora, quando Formia ancora era divisa nei due rioni, poi uniti in un unico comune, dei due quartieri storici di Mola e Castellone. Le donne che hanno avuto lo sguardo fisso nel tempo e nello spazio, come quello di una giovane donna, che è cosciente degli antichi fasti formiani, e saldamente legata alla vitalità della natura con le sue flessuose mani che tengono strette le mimose. Il maestro Supino ha anche riprodotto tra le donne di quel tempo, una principessa della casa reale dei Borbone, la sposa dell’ultimo re delle Due Sicilie Francesco secondo, ossia la bavarese Sofia Amalia, che con orgoglio ha difeso fino all’ultimo la sua dignità di regina sugli spalti durante l’assedio, su un disegno fatto a pasquale Mattej, colui che ha ispirato l’idea della mostra, una delle eccellenze ottocentesche nativo della città di Formia. Non solo regine, ma anche delle mamme, come un dipito del Supino che ha ritratto una giovanissima mamma che si è abbandonata inebriata al profumo innocente e puro nell’abbraccio del suo figlioletto, stringendolo in modo dolce al seno al cospetto della città di Formia e della terra aurunca. Ma anche un’altra giovane colta nell’atto di trattenere con dolcezza e per un attimo un uccellino, dolcemente accolto tra le mani protese a liberarlo, volgendo lo sguardo a chi la osserva evocando quasi la sua condizione femminile, desiderosa di elevarsi. La donna della terra aurunca che si eleva quasi in modo etereo nella sua semplicità, racchiudendo la sua purezza in un meraviglioso abito vivendo con serenità e con dolcezza con lo sguardo rivolto oltre le cose mondane. O come, invece, una rappresentazione di un’altra figura di giovane che esprime la sua generosa espansività attraverso la pura trasparenza dello sguardo diretto er le tenebre labbra appena socchiuse, ,mentre trattiene sottilmente tra le dita una fragile farfalla, riconoscendo in essa la metamorfosi e insieme la sublimazione del suo amore. Il simbolo della città di Formia è la leggendaria Araba Fenice, un uccello fantastico che nasce dalle sue stesse ceneri dopo essere stata bruciata. E’ la donna rappresentata nel dipinto che raffigura la maestosa grandezza di questa antica città aurunca è una donna dallo sguardo penetrante, il cui pathos serrato esprime una forte energia interiore trasmettendo la piena consapevolezza della sua femminilità. I tratti gentili ed armoniosi del viso e delle mani sono propri di una giovinezza e di una bellezza fuori e oltre il tempo, con delle vibrazioni palpabili e sempre vive, sapientemente vitalizzate dalla sanguigna attraverso la modulazione di tonalità, i contrasti luminosi e il ritmo stesso della luce. Lei è l’Araba fenice, il simbolo della città, incastonata in un gioiello che orgogliosamente impugna per completare il suo abbigliamento, curato onesto, senza sfarzo, ma ricco di preziosità della sua tradizione. E ancora la figura di una giovane e dolcissima ragazza, sicura custode della sua innocenza, ha lo sguardo tenero e trasognato del primo amore, che le ha rapito il cuore e la proietta, oltre il familiare affetto protettivo, verso sorprendenti fantasie future. La donna e le sue braccia: braccia snelle e le sue mani, così gentili e forti, che si incrociano a contenere l’orgogliosa energia femminile e lo sguardo, quasi imprudente, sembra sfidare apertamente chi le sta di fronte. Può diventare anche civetta una donna formiana, perché l’atteggiamento emozionato e timidamente civettuolo coglie la reazione istintiva di una giovane donna di fronte a chi le appena donato un elegante bouquet di fiori freschi, in omaggio la sua genuina femminilità ingentilita da un vaporoso abito di festa. La donna innamorata: lo sguardo luminoso e teneramente innamorato sembra riservato a chi, di fronte a lei, le ha donato quella gioia che lei con gratitudine esibisce tra le flessuose dita. Una terribile donna, la Medusa, che pietrifica ogni uomo con il suo orribile sguardo, con un apparente contrasto tra l’immagine quasi trasognata della donna e la e il volto inquietante della Medusa, che ne orna il braccio, che rappresenta bene il senso di una femminilità moderna, forte e consapevole delle sue potenzialità, ma che non rinuncia alla grazia dei gesti e alla purezza dei sentimenti. La donna sposata di Formia: la sua figura mostra una femminilità vezzosa, ma onesta e costumata, di cui i colori del pastello impreziosiscono l’acconciatura e il generoso corpetto ricamato ed esaltano la vaporosa delicatezza delle stoffe e la delicatezza dei tessuti. Una espressione della femminilità che diventa orgogliosa e decisa nello sguardo diretto e insieme una ferma custode della sua purezza, mostrando una femminilità equilibrata tra il rispetto delle convenzioni e la sua appartenenza alla natura e libera di volare. Alla fine per contemplare la fresca e la genuina bellezza della fanciulla vive nella straordinaria trascrizione dei piani tonali e nelle fragranze luministiche. La figura della contadinella, autentica e semplice anche nei suoi vezzi, concentra il suo sguardo sul sentiero da seguire, mentre è intenta a proteggere le sue amate galline, che sono tranquillamente accoccolate nel cesto che lei tiene ben stretto a se, con mano tenera e ferma. Per cui le tante figure di donna ben ritratte dal maestro Supino mettono in risalto i tanti volti della quotidianità, nell’amore e nella tenerezza, della figura femminile. per completare questa esposizione, è bene citare una frase del collezionista Renato Marchese: ” Ci sono due ragioni per desiderare un quadro. quella estetica, per il piacere che proviamo nel guardarlo, e quella socio economica, perché arricchisce la nostra vita personale e di relazione accrescendo il suo valore nel tempo”. Ed è proprio vero questo concetto relativo alla contemplazione di un’opera d’arte.

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