cupola-san-pietroNon si capisce bene se quando si parla di Chiesa cattolica e di fede cattolica, i media riportano falsità o notizie pretestuose più per ignoranza o per malafede. Così con l’annuncio del prossimo Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco è una continua isterica esaltazione di novità che chi ha un minimo di cognizione di causa rimane piuttosto perplesso. È vero anche che dall’elezione di Jorge Mario Bergoglio i media sembrano rincretiniti. Media sia cattolici (o presunti tali) che laici. Con l’ascesa al Soglio pontificio di Bergoglio sembra di vivere in un mondo e in una Chiesa della serie ‘come lui nessuno mai’. Che poi ciò sia vero o meno è tutto da verificare. Che ciò giovi al Pontefice, ancora, sarebbe interessante verificarlo. Ma non rientra nell’ordine degli interessi dei media; di quelli laici è comprensibile, di quelli cattolici meno. Ma stanno vivendo una sbronza, il risveglio – in questo o in un altro pontificato – sarà per loro devastante. Così capita che è stato annunciato che i cosiddetti missionari della misericordia, in occasione del giubileo, avranno la facoltà di perdonare il peccato di aborto. Subito i commossi commentatori hanno gridato alla novità. Eppure di novità non si tratta. Innanzitutto sarebbe interessante interrogare questi entusiasti sul peccato di aborto, se davvero lo considerano tale. Gli entusiasti spesso hanno qualche difficoltà con l’ortodossia cattolica. Subito dopo sarebbe opportuno ricordare loro che questa facoltà concessa ai missionari nulla muta della prassi canonica. Il perdono dei peccati richiede sempre il pentimento, la contrizione e il proposito di non commetterli più, pena l’invalidità dello stesso sacramento e la colpa di sacrilegio. Tacere di tutto questo non aiuta certo la misericordia, perché ignora la verità. Spacciare questa concessione come un condono generale, capace di perdonare per il solo semplice fatto di essere stato promulgato è una falsità. Il peccato se non confessato resta. E il peccato per essere perdonato nella Confessione, repetita iuvant, necessita del pentimento. Chi tace di questa verità o è ignorante o è in mala fede.

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