Una lettera spedita dal minisindaco Torelli al sindaco Raggi

Torelli

Non sempre un amministratore della cosa pubblica può essere anche un uomo di cultura, infatti da Mario Torelli, 63 anni, minisindaco grillino dell’XI municipio di Roma – 155mila abitanti come Livorno o Cagliari – è stato il firmatario di una missiva alla sindaca Raggi che è piena di strafalcioni. Come ha raccontato Il Messaggero, il primo è nel titolo, in grassetto e tutto maiuscolo: “visita della sinadaca”. Poi ce ne sono altri nove nelle diciotto righe di lettera spedita all’assessorato all’Urbanistica pochi giorni fa, per definire il percorso che Virginia Raggi avrebbe dovuto seguire durante la visita, per l’appunto, nelle strade di Corviale e del Portuense. La prima cittadina avrebbe dovuto passare per «Vigan Pia» (che immaginiamo sia Vigna Pia), si legge, dove «è stata una biblioteca». È stata cosa? Non si sa. E ancora: due punti al posto di due virgole, «via tani» che sarebbe «via dei Tani», «visita del Sindaca», «difronte Farmer’s Market», il «mercato plateatico», dove forse si intende il plateatico del mercato. E così via. «Chi l’ha scritta? Totò?», ha annotato sopra alla missiva un consigliere di opposizione, Maurizio Veloccia, che si è reso la briga di cerchiare con la penna rossa gli svarioni del presidente pentastellato. Ha commentato l’esponente del PD: “Sembra uno scherzo, ma non lo è.  Mi chiedo se il vertice di un municipio della Capitale possa scrivere una lettera ufficiale così, con tanta sciatteria.” Mario Torelli, ex poliziotto amante “del ballo liscio e della cura dell’orto”, come si legge nel  suo curriculum su Facebook, si giustifica così: “La lettera? Non l’ho scritta io, ma una mia assistente, una segretaria,” ha risposta al telefono al Mattino . “La verità? Io l’ho solo firmata e non l’ho neanche letta”. E la domanda sorge spontanea: Torellli firma carte ufficiali senza nemmeno accertarsi di cosa si tratti? “Ma no, questo non era un documento di particolare importanza, riguardava l’itinerario della visita della sindaca, un tragitto. Le lettere importanti io le leggo sempre. Sa, ogni giorno devo firmare tanti fogli, non posso avere il tempo per occuparmi di tutto”. La colpa sarebbe della segretaria? “Non portava gli occhiali se li era scordati a casa, da quanto ho capito, purtroppo capita di fare errori di battitura. Ovviamente le ho fatto un rimbrotto, purtroppo ormai la cosa era già successa e la responsabilità, in fin dei conti, è mia. Ma qualche refuso, qualche errore di battitura, può capitare a tutti. Erano giusto tre-quattro, no?”. Magari rileggerla, almeno adesso, sarebbe stato opportuno.

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