Legambiente Sud Pontino interviene sulla questione del recupero del carcere borbonico di Santo Stefano

Legambiente Sud Pontino

Ormai sul tappeto ci sono state tante di quelle proposte che si è perso il contro, con interpellanze parlamentari annesse e connesse,promesse e annunci ma niente di veramente concreto. Ma adesso si chiede a gran voce di passare dalle parole ai fatti e di salvare il carcere di Santo Stefano e lo ha fatto anche il circolo di Legambiente del Sud Pontino, per voce del suo presidente Dino Zonfrillo: “Il Comune di Ventotene negli ultimi anni nonostante le esigue risorse si è sforzato per consentire visite guidate alla ex struttura carceraria e promuovere convegni. Anche Legambiente si unisce alla campagna di sensibilizzazione come ultimamente già fatto durante la tappa di Goletta Verde lo scorso agosto a Ventotene con blitz a Santo Stefano a cui ha partecipato anche Legambiente Lazio e Legambiente Sud Pontino, denunciando più volte lo stato di abbandono e chiedendo di intervenire per risanare e preservare un bene prezioso a cui è legata la storia del nostro paese e dell’intera Europa che ha visto proprio a Ventotene muovere i primi passi verso la realizzazione della Comunità Europea. Sono stati stanziati dal Governo Italiano ingenti somme, pari a quasi 70 milioni di euro e se non verranno utilizzati i progetti entro il 2021 saranno accantonate per altri usi decretando definitivamente la fine di un bene così significativo dal punto di vista ambientale, storico e umanitario”.Dal 1965 il carcere, un edificio con 99 celle fatto costruire da Ferdinando IV, è abbandonato.  A Santo Stefano furono imprigionati tra gli altri lo scrittore Luigi Settembrini, il brigante Carmine Crocco, gli anarchici Gaetano Bresci e Giuseppe Mariani; il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini; Ezio Barbieri e Benito Lucidi, l’unico a riuscire ad evadere, nel 1960.

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