Slot

La domanda d’obbligo è la seguente: perchè le chiese no e le sale slot si? E’ stata fatta una parziale, ma nello stesso tempo importante marcia indietro sulla riapertura dell’azzardo, per cui niente ritorno a giocare d’azzardo nelle slotneitabaccaieneanche la ripresa delle scommessesu eventi sportivi negli stessi esercizi commerciali, anche perché eventi sportivi a breve non ce ne sono,  e in quelli per i quali è stata autorizzata la riapertura, ossia quelli  che ospitano corner e punti scommessa, come gli internet point. Loha stabilito unadeterminazionedeldirettoredell’AgenziadelleDoganeedeiMonopoli, MarcelloMinennache porta la data del 29 aprile. Il documento va a corregge la determinazione del 23 aprile che aveva deciso la riapertura graduale dell’azzardo nelle tabaccherie. In un comunicato si legge che “a parziale modifica della determinazione direttoriale n. 125127/RU del 23 aprile 2020, in data odierna è stata emanata una nuova determinazione direttoriale che prevedel’impossibilitàdiriaperturadellaraccolta presso esercizi per i quali non vige obbligo di chiusura, dellescommesse su eventi sportivi e non sportivi, ivi compresi quelli simulati e della raccolta tramite dispositivi elettronici del tipo “slotmachines ”, inizialmente prevista per l’11 maggio p.v. e la possibilità di raccolta solo in modalità online per le scommesse che implicano una certificazione da parte di personale dell’Agenzia”. Restano invece  confermateleriaperturedellealtremodalitàcomeLottoeSuperenalotto, ma la frenata c’è stata  e soprattutto per quelle più pericolose, come slot e scommesse, per le quali oltretutto sarebbe stato molto difficile evitare assembramenti nelle tabaccherie, visto che si tratta di “giochi” che possono avere lunghe durate. Inoltre, come ha sottolineato la determinazione, il Dpcm del 26 aprile ha “inibito ogni attività” di sale slot e sale scommesse, ed era necessario “allineare” le decisioni dell’Agenzia con quelle del Governo.Unadecisionechesanaun’evidentecontraddizionetra chiusura confermata almeno fino al 18 maggio delle sale slot e vlt e la riaccensione dall’11 maggio delle 60mila “macchinette” nelle tabaccherie, mentre per quelle presenti nelle centinaia di migliaia nei bar  nel territorio non ci sono ancora ipotesi. E sulla decisione hanno sicuramente influito, come è stato denunciato da Avvenire, le file che si sono formate fin dal primo giorno di ripresa dell’azzardo. E ancora senza slot e scommesse. Un vero rischio per l’emergenza Covid-19. Così Minenna, dopo aver informato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha modificato la decisioni di sei giorni fa. Nella determinazione del direttore dell’Agenzia, si legge, infatti, che dall’articolo 1, lettera i) del Dpcm del 26 aprile, “si rileva che, in relazione alle “sale giochi, sale scommesse e sale bingo”, oltre all’obbligo di chiusura è puntualmente inibita “ogni attività””. Continua, come ha continuato a dire la determinazione, “la scelta governativa impone di rivedereparzialmenteilpianodigradualeripresa delle attività “tipiche” delle sale menzionate, che si possono svolgere anche presso esercizi per i quali non vige obbligo di chiusura, nel rispetto delle misure di contenimento previste”. Viene confermato il piano già programmato solo per i giochi “riaperti” a far data dal 27 aprile (“10&Lotto”, “Millionday”, “Winforlife” e “Winforlife Vincicasa”) ed a far data dal 4 maggio la ripresa della raccolta dei giochi “SuperEnalotto”, “Superstar”, “Sivincetutto SuperEnalotto”, “Eurojackpot”, “Lotto tradizionale”, nonché delle scommesse online che implicano una certificazione da parte di personale dell’Agenzia”. Restano, mai interrotti, i Gratta&Vinci, anche se alcuni sindaci come quello di Bergamo li hanno vietati,  e le scommesse online. Ma la conferma del blocco di slot e scommesse “fisiche” è certamente unprovvedimentoimportantechecolpiscelemodalitàpiù “ricche” maanchepiùarischioazzardopatia. E risponde parzialmente  agli appelli lanciati nei giorni scorsi dalle associazioni impegnate sul fronte del contrasto al grande affare dell’azzardo che chiedevano proprio di sospendere la riapertura.

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