La senatrice Anna Finocchiaro del PD al Convegno Bachelet al Remigio Paone di Formia
La senatrice Anna Finocchiaro del PD al Convegno Bachelet al Remigio Paone di Formia

Venerdì 20 febbraio si è svolto il convegno sulle riformi istituzionali in Italia organizzato dall’Associazione Culturale Vittorio Bachelet e dell’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Gaeta. Erano presenti tra le autorità politiche il sindaco di Formia dott. Sandro Bartolomeo, il sindaco di Lenola ed il senatore del PD di Latina Claudio Moscardelli, che ha contribuito fattivamente per a riuscita del convegno.  E’ si è ricordato con un minuto di silenzio la morte di Vittorio Bachelet e di tutte le vittime del terrorismo e di mafia, allora vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ucciso il 12 febbraio del 1980 nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma. Proprio per ricordare questo avvenimento, l’anno dopo si decideva di ricordare con un convegno la figura di questo grande giurista che aveva guidato l’Azione Cattolica a livello nazionale dal 1964 al 1973, nella stagione post-conciliare ricca di speranze e di aspettative per tutti, e che lo stesso presidente allora seppe tradurre nel nuovo statuto dell’associazione del 1969. La partecipazione a quel primo convegno, sia degli aderenti, e sia da persone esterne, ha fatto scattare la molla per far si che quel primo appuntamento diventasse un’ avvenimento annuale che  dovesse essere celebrato ogni anno in febbraio per ricordare perennemente la sua figura di uomo impegnato in politica come cristiano. Nel 1996 nasceva nell’Arcidiocesi di Gaeta l’Associazione Vittorio Bachelet per l’animazione socio politica e culturale del territorio ed improntata al dialogo con tutti nel solco tracciato da uomini come Giovanni Battista Montini, Giuseppe Lazzati, lo stesso Vittorio Bachelet ed altri. Ed in tutti questi anni si sono trattati temi dei più svariati argomenti con relatori di primissimo piano che hanno tenuto l’alto profilo culturale dei temi trattati.

Quest’ anno, in occasione della XXXIII edizione dell’avvenimento, si è scelto un tema che è molto attuale ed importante per il futuro politico dei cittadini italiani, Le riforme istituzionale per una moderna democrazia, un tema che per decenni in Italia se ne parla e se ne discute ma sembra non arrivare mai alla conclusione definitiva, e quella che sembra in discussione attualmente in Parlamento sarà quella definitiva? Per questa occasione è stata invitata proprio la Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, la senatrice PD Anna Finocchiaro, che è stata magistrato dal 1982 al 1987, anno in cui venne eletta nelle file del Partito Comunista Italiano, e stata Ministro per le Pari Opportunità del primo governo Prodi, rieletta nel 2001 è stata presidente della Commissione Giustizia della Camera, nel 2006 Capogruppo dell’Ulivo in Senato, e dal 2013 appunto Presidente della Commissione Affari Costituzionale del Senato. In forma di intervistatore è intervenuto il dott. Gioele Anni, segretario nazionale del Movimento Studentesco di Azione Cattolica.

E in questo senso cominciano le domande. Nella prima, facendo riferimento al lavoro della Commissione che sta elaborando un disegno di legge in discussione di un Organo che vuole abolire se stesso, si è ricordata la figura del attuale Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, il quale proviene da formazione cattolica della Fuci e ella Giac. Lo stesso Presidente Mattarella nel suo discorso di insediamento al Quirinale, ha elencato una serie di diritti e concluse questo elenco dicendo che la garanzia di forza della nostra Costituzione consiste peraltro nella sua applicazione, che vive dei suoi principi giorno per giorno. Quindi la domanda era di poter raccontare la struttura della Costituzione nei suoi principi fondamentali. E la senatrice ha introdotto l’argomento di questa domanda dicendo che raccontare la Costituzione richiederebbe giorni su giorni, ma si può raccontare del suo spirito in breve. La nostra Costituzione si potrebbe definire come la Costituzione più bella del mondo e che viene presa come modello dai paesi che escono da dittature piuttosto feroci. La stessa presidente ha lavorato a lungo nei paesi del centro America per aiutare questi paesi, dopo anni di dittatura, a formulare le proprie costituzioni ed i codici legislativi. La Costituzione Italiana per questo ha uno spirito piuttosto vigoroso da resistere alle varie vicissitudini storiche e politiche che da decenni hanno attraversato il percorso storico del nostro paese., conservando la propria pienezza e la propria mitezza. La Costituzione Italiana del 1948 nasceva dalla fine di una dittatura e dall’esperienza della resistenza e dalla necessità di stipulare un nuovo patto con i cittadini italiani, perché ogni costituzione è un patto sociale che i cittadini stringono tra loro ma come dice anche il Presidente Mattarella è un impegno. L’impegno di inverarlo quel patto e non farlo restare solo scritto sulla carta o celebrarlo in qualche occasione particolare è quindi necessario. E quindi non è mai compiuto definitivamente l’inveramento della carta fondamentale, perché avanzamenti nel corso degli anni sono stati fatti nel campo dei diritti civili e sociali, come il diritto alla salute, al diritto allo studio, ed altri. Questa non può essere un’approssimazione alla realtà soddisfatta compiutamente perché ancora si vedono aree di disuguaglianza sociale ed economica e della non attuazione completa di quei diritti che non sono stati all’altezza dell’ambizione che ebbero i padri costituenti di allora a distanza di settant’anni. Il cammino verso la completezza di quei diritti è veramente difficile, piena di inciampi e di difficoltà . Ed il ruolo fondamentale della Costituzione  non deve servire a mantenere una carta immutabile per anni o decenni perché certamente nessuno vuole cambiare la prima parte della Carta costituzionale dove sono enunciati i principi fondamentali,  dove vengono promossi ed assicurati i diritti per ché essi vivono ed fanno si che lo spirito democratico della stessa Carta viva del principio solidaristico, ma occorrano che le istituzioni che la fanno vivere funzionino ed il tempo usura le istituzioni. Dire che la nostra Costituzione non si può cambiare significa dire una mezza verità ed una mezza bugia, perché la mezza verità significa che la prima parte della Carta non va toccata, la mezza bugia è che la seconda parte della Carta la si può cambiare. Per far rendere più efficaci le istituzioni, che rispondano meglio alle mutate esigenze dei cittadini del nostro paese, all’esigenza del buon governo, ed altro. La seconda parte della Carta  va quindi cambiata anche perché ci sono paesi che cambiano carta con una disinvoltura al nostro paese pressoché sconosciuta. I fallimenti dei vari tentativi sono noti a tutti: prima la commissione Bozzi, poi quella Iotti, poi quella D’Alema, poi la cosiddetta Bozza Violante, poi il tentativo del comitato dei saggi del governo Letta. Quindi si sta arrivando ad una riforma dopo una serie di insuccessi e quando si affrontano riforme di questo tipo si deve far ricorso alla scienza giuridica, ma non astratta, ma quella concreta, ossia bisogna entrare in connessione con la realtà del momento affinché come si dice in gergo parlamentare giri ossia conferisca realmente l’efficacia voluta dai legislatori. E’ senza dubbio un lavoro difficile ma da grandi soddisfazioni perché una riforma che riesce a raggiungere i suoi obiettivi di fondo è una delle aspirazioni di chi è chiamato a rappresentare i cittadini in Parlamento ed di onorare il suo mandato parlamentare: le strutture si possono modificare  e la riforma in oggetto interessa appunto due strutture: il bicameralismo perfetto ed il Titolo V della carta costituzionale.

La seconda domanda posta fa appunto riferimento alla riforma costituzionale che il parlamento sta cercando di fare. La senatrice premetteva che quando si accende un dibattito come il tema delicato delle riforme si toccano sempre delle argomentazioni che non sempre risultano poi vere. Un bicameralismo come il nostro, cioè due camere che hanno lo stesso identico compito, non sempre è stato visto positivamente. Certo il mito della Costituzione del 1948 va certamente coltivato in quanto frutto di una mediazione dei Padri costituenti d’allora, ma non bisogna dire menzogne al riguardo, in quanto il dibattito sorto nella Costituente di allora, che poi preparò la nostra  Carta costituzionale, c’erano state delle correnti di pensiero le più svariate: che il Senato dovesse essere il luogo della rappresentanza delle autonomie locali, un’altra che ritenesse che il Senato dovesse diventare la camera degli interessi professionali, ma la tesi che prevalse allora era che il Senato fosse una camera di riflessione necessaria affinché la decisione politica potesse essere la più ponderata possibile, una tesi assolutamente minoritaria. Perché questo? Tutte le leggi è tanto più le Costituzioni sono delle transazioni, e una camera come il Senato che aveva una sua conformazione elettorale determinata dalla Costituzione dava appunto la posizione di riflessione definita dalla Costituente, ed anche allora gli stessi costituenti non erano proprio entusiasti di questa soluzione, cioè di due camere che fanno lo stesso lavoro, che nel corso del tempo ha determinato un rallentamento della decisione politica e in un momento attuale dove la celerità della decisione politica riveste un ruolo strategico per il destino del nostro paese. La riforma in oggetto prevede anche l’elezione del Senato non  direttamente dai cittadini, ma in secondo grado rappresentato dai consiglieri regionali, dai presidenti delle regioni e dai sindaci, un elezione che viene prevista dalla maggior parte dei paesi dell’unione europea come al Francia o la Germania. Per cui la riforma in questione deve dare rapidità nelle decisioni politiche, rappresentanza delle autonomie locali ed anche una serie di funzioni che il Senato attualmente come è concepito non può svolgere, e si tratta della funzione di controllo dell’operato del Governo e della controllo dell’efficacia politica delle leggi che vengono approvate ed in applicazione sul territorio nazionale. Se attualmente una legge non raggiunge gli obiettivi che si è prefissata, normalmente si fa una nuova legge, ma la senatrice afferma che questo spesso è un errore perché; ed sarà proprio il compito del nuovo Senato, controllare l’efficacia della legge, vedere gli effetti che essa produce e se è necessario attuare quei correttivi nei punti la quale la legge non produce la sua efficacia, e questo varrà anche sulle direttive dell’Unione Europea che devono essere applicate in Italia.

L’altra riflessione riguarda il rapporto Stato – regioni alla luce delle riforme del titolo V° della Costituzione. Una delle situazioni che non ha mai funzionato in Italia è il rapporto delle competenze tra Stato e regioni, in quanto i due ordinamenti possono legiferare a loro volta, spesso sforando le competenze a loro assegnate e creando un contenzioso infinito tra questi due soggetti in materia di legiferazione, e la riforma serve per delineare appunto i confini. La seconda parte riguarda la modifica dell’istituto della democrazia diretta, o referendum, la quale stabilisce per la prima volta il principio che soggetti della società civile possono proporre referendum e non più solo i partiti. Poi si prevede la discussione in Parlamento delle leggi di iniziativa popolare e la loro successiva sorte, positiva o negativa che sia. Per il referendum vero e proprio, confermativo o abrogativo, oltre a raggiungere la soglia delle 800000 firme necessarie affinché un referendum possa essere oggetto di votazione, si stabilisce anche che la maggioranza degli elettori che andranno ad esprimere il voto e non solo più il 50,01% degli avanti diritto al voto possa passare per la successiva riforma legislativa, ossia se andranno a votare  il 49% degli aventi diritto al voto, qualunque sia il suo esito il quesito referendario avrà valore, specialmente se riguarda un questione importante per i cittadini.

Un’altra riflessione riguarda la nuova legge elettorale che in base alle sentenze della Cassazione che ha stabilito l’incostituzionalità del Porcellum, il nostro paese ha bisogno di avere una nuova legge elettorale. Questa è altresì necessaria in quanto avendo una riforma che prevederà solo una camera elettiva, ossia la Camera dei Deputati, il nuovo sistema elettorale deve stabilizzare i futuri governi del paese e non avere la situazione che nel secolo scorso, ossia dei governi cosiddetti balneari che servivano per passare l’estate per poi farne uno nuovo. Il primo ostacolo era fissare la sogli dello sbarramento affinché un partito politico che intende partecipare alle elezione possa superare per avere la propria rappresentanza alla camera, stabilita al 3%, una soglia effettivamente molto bassa ma che consente una vera rappresentatività di quelle forze minori che vogliono contare nella decisionalità politica del paese. Poi viene stabilito il doppio turno, ossia se una forza politica non raggiunge o supera il 40% necessario per ottenere il premio di maggioranza per ottenere la stabilità di governo, ossia 340 seggi, le liste che hanno ottenuto il maggior numero dei voti si cimenteranno nel secondo turno elettorale per proclamare la lista vincente. Per far evidenziare meglio l’offerta politica che serve ad un cittadino di verificare e poi esprimere il voto, si sono stabiliti dei collegi, dove la prima preferenza viene già definita, poi c’è la possibilità di esprimere altre due preferenze, una di genere maschile e l’altra di genere femminile, per equilibrare la rappresentanza femminile nel parlamento. Quindi una nuova definizione dei collegi che serve anche a stabilire l’elezione del candidato che ha ottenuto il maggior consenso in termine di preferenze in quel collegio.

L’ultima riflessione riguarda il rapporto del cittadino con i corpi intermedi e la classe politica. Diceva Bachelet che “Il problema è appunto questo: che una società si deve organizzare in modo tale da garantire la presenza responsabile e libera di tutti i cittadini alla vita civile, e ciò sicuramente non può realizzarsi se il cittadino inerme e solo si trova di fronte non a una qualificata, ma a una potentissima volontà generale della società politica organizzata nello stato contemporaneo” Quindi il problema del rapporto del cittadino con lo stato come potrebbe cambiare. La senatrice conviene sulle parole di Bachelet dicendo che attribuire alla legge elettorale compiti salvifici o catartici è sicuramente un grosso errore. Quando si approvò la legge elettorale per l’elezione proporzionale al 25% dopo il referendum Segni che portò l’Italia verso il sistema bipolare – il Mattarellum – ci fu una frammentazione delle formazioni politiche presenti nell’arco parlamentare impressionante. Per cui si sta rischiando con questa riforma un sistema politico che possa mettere sempre il cittadino in un angolo facendolo restare inerme e solo, perché in questa modernità dove il politico può mandarti un tweet o un messaggino nei vari social media per farti sentire vicino alla sua opera , è anche vero che un corpo intermedio e trasparente come un partito politico ,organizzato può far scattare la responsabilità del cittadino di partecipare alla competizione elettorale farlo sentire partecipe al lavoro parlamentare del deputato del suo collegio, altrimenti il cittadino si troverà solo e disarmato di fronte all’espressione di una forte volontà generata dai partiti politici, in un momento  come questo dove l’individualità rischia di chiudersi in se stessa pur di mantenere quell’infinitesimo privilegio conquistato, in un momento dove il futuro sembra essere cupo ed oscuro. Ed anche vero che la responsabilità di questo dipende anche dal comportamento dei corpi intermedi, partiti politici e sindacati, che hanno assunto in questo scollamento dalla realtà sociale e civile parte integrante del nostro paese.

Nel dibattito seguito all’intervento della senatrice Finocchiaro le domande sono state di vario genere. E le risposte della stessa sono state molto esaurienti. Sulla legge elettorale è vero che si rischia la possibilità che i soliti noti possono andare in parlamento ci è citato l’articolo 49 della carta Costituzionale nella quale i partiti politici partecipano alla vita istituzionale e politica del paese. La decisionalità dei partiti e dei loro segretari di partito è quindi fondamentale anche per decidere i candidati alle elezioni. Per cui nel nuovo sistema elettorale un correttivo sarebbe quello di limitare la massimo i nominati da collocare in massimo otto collegi e non dieci. Per il sistema semi presidenziale la senatrice è sostanzialmente favorevole, perché questo sistema garantisce una serie di correttivi tali da portare la bilanciamento dei poteri presenti in un ordinamento. Ma anche il nostro sistema che garantisce al Presidente della Repubblica poteri molto forti come essere il capo delle Forze Armate, o il capo del CSM o altro, è abbastanza importante. Se la legge truffa del 1953 allora dal Togliatti venne definita come una dittatura della maggioranza, oggi questo rischio non lo corriamo più, anche perché allora l’Italia aveva conosciuto pochi anni di una esperienza democratica basata sulla Repubblica. Se il Senato con la riforma che si va ad approvare possa diventare lo strumento di ponderazione e di controllo che in passato non ha avuto, è perché quando prevalse la tesi sul bicameralismo perfetto le forze politiche di allora pensavano ad altro. Poi mettere in discussione una legittimazione popolare espressa per l’elezione dei consiglieri regionali che poi potranno far parte del nuovo senato sembra essere veramente esagerata. Ed infine la distanza tra i cittadini e lo stato se non si riesce a superar la diffidenza e l’assunzione della responsabilità attraverso una scelta veramente forte ed impegnata, come la stessa senatrice ha fatto in gioventù facendo politica a 18 anni nel Partito Comunista Italiano, difficilmente questa distanza siderale può essere colmata, ed essa ha aggiunto che l’abolizione sul finanziamento pubblico dei partiti rischia di generare altri personaggi che appoggiano il candidato di turno finanziariamente, creando una sorta di corruzione difficile da estirpare, in quanto la democrazia costa ed anche le campagne elettorali e lei stessa ha dimostrato come si possa fare una campagna elettorale per l’elezione alla Presidenza della regione Sicilia con pochi finanziamenti.

Alla fine la senatrice ha ricevuto un ricordo offerto dalla presidente diocesana dell’azione Cattolica Maria Rosaria Colozzo riguardante una stampa del 1700 raffigurante il Santuario della SS. Trinità, ringraziandola per il contributo prezioso offerto ai presenti intervenuti al teatro Remigio Paone

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui