“Le notti sul Molo Vespucci”: esperienza del Centro per i senza fissa dimora raccontata dalla trasmissione di Rai Radio 1 “Inviato Speciale”

Morgera e De Santis
Interno Moduli Abitativ
Maurizio Stammati e Morgera
Esibizione sonora di Maurizio Stammati

La trasmissione “Inviato Speciale” di Rai Radio 1 si è occupata di Formia nei giorni scorsi. Infatti il gelo che ha colpito l’Italia ha fatto moltiplicare le iniziative di solidarietà verso le persone che vivono per strada esposte al freddo di questi giorni. Sei senza tetto hanno perso la vita in sole quarantotto ore (anche uno a Latina) e l’emergenza non sembra finita. Molte associazioni si stanno dando da fare per offrire assistenza, un pasto caldo e un rifugio per la notte. Ed è il senso di quello che da qualche giorno sta accadendo al Molo Vespucci dove La Croce Rossa ed il Comune hanno appena inaugurato un Centro di Accoglienza Temporaneo. Il servizio di Daniele Morgera è intitolato “Le notti sul Molo Vespucci” ed è cominciato con una testimonianza di un ospite: “Mamma mia, un freddo proprio enorme. Sono dieci anni che vivo in strada.” Più testimonianza così agghiacciante, e non solo dal punto di vista meteorologico, può essere così significativa. Nel centro di accoglienza di Formia questo signore che ha parlato ha detto che viene già da due anni, che si sta caldi in questo luogo. Chi ha parlato è appunto Carmine, di 63 anni, che ha raccontato la sua storia a Rai Radio 1, di origine napoletane e con un passato importante ad Afragola, ora può togliersi il cappotto e la sciarpa, per trascorrere la notte al sicuro delle temperature fredde della notte che sono veramente glaciali di questi giorni. Quella dei senza fissa dimora è una iniziativa che è al quarto anno di vita, avendo delle radici forti, ed il sindaco Sandro Bartolomeo, intervistato dal Morgera ha detto che “Bè, noi siamo ormai alcuno anni, questo è il quarto, che nel periodo in cui le temperature sono più rigide, quindi fine dicembre – fine marzo, allestiamo insieme alla Croce Rossa dei campi capaci di ospitare durante le ore notturne fino a venti persone, di dargli la sera un pasto caldo, di svolgere un minimo di attività di accoglienza e intrattenimento, ovviamente servizi igienici, e la mattina possono fare la prima colazione. Non sono solo cittadini di Formia, sono persone che a Formia transitano, perché Formia ha una stazione molto importante sulla direttissima Roma – Napoli, e quest’anno quello che abbiamo notato, che è incrementata la quota di italiani, chi ha perso il lavoro, chi si è trovata espulsa dal contesto familiare, per cui ricorrono a questa struttura anche persone che probabilmente negli anni precedenti non avremmo pensato potessero aver bisogno di questo.” Alla domanda sul perché si è scelto l’area portuale del Molo Vespucci, perché Formia è un importante snodo sulle vie del mare, il sindaco ha risposto che “perché lì ci sono gli spazi giusti per poter fare questa esperienza. In particolare durante l’inverno, quest’area che è molto grande, un area di circa 4 ettari, a ridosso del mare, è parzialmente inutilizzata. ma l’abbiamo fatto anche per un motivo di sicurezza, perché l’area portuale è molto sorvegliata, dall’Autorità Portuale in particolare, è sorvegliata attraverso telecamere, con un servizio notturno molto, molto attento e questo ci dà la garanzia che la frequentazione di questo luogo sia tenuta il più possibile sotto controllo.” Per cui campo, rifugio o centro di accoglienza? Questa è la domanda che il giornalista della Rai ha fatto al sindaco per definire il luogo in questione: “Questo è un luogo in cui le persone che hanno bisogno, che hanno un bisogno estremo come quello di non sapere dove dormire, si possono trovare. Però poi trovano anche qualcosa in più: un sostegno alimentare, ma trovano anche la possibilità di  trascorrere un serata con gli operatori della Croce Rossa, possono socializzare, negli anni precedenti noi abbiamo anche risolto qualche problema a qualche persona nel senso che abbiamo avviato poi a partire da quel campo delle esperienze di recupero più globali. “ Il grado di operatività dei servizi sociali da parte del Comune di Formia è questo, ossia il grado di intervento dei servizi Sociali è “dove tu lì vieni a conoscere il problema, e poi entro certi limiti te ne puoi far carico e puoi sostenerlo attraverso percorsi che poi vanno al di là del campo.” Quindi sono progetti ed interventi che vengono svolti ed uno dei collaboratori del sindaco Sandro Bartolomeo, Luigi De Santis, coordinatore dello staff del sindaco, segue da vicino: ” Abbiamo il caso dell’anno scorso di un sordomuto che abbiamo intercettato alla stazione di Formia, l’abbiamo portato giù al centro di accoglienza  e io mi sono posto il problema come mai un sordomuto non avesse la pensione. Abbiamo scoperto che l’INPS gli ha comunicato che doveva fare tutta una serie di adempimenti che lui non ha fatto perché alloggiava da un amico, quando hanno bussato lui non ha sentito questa cosa e quindi lui per due o tre anni è rimasto senza pensione. Attraverso gli assistenti sociali, attraverso gli psicologi siamo riusciti ad andare all’INPS a fargli riavere la pensione, oggi è tornato a casa, ha la sua pensione, e vive tranquillamente e serenamente nella sua città.” Ma non è facile trovare ed aiutare queste persone che fanno scelte di vita per strada. La risposta di De Santis è stata la seguente: “Non è assolutamente facile, abbiamo avuto proprio un’esperienza. Da ieri c’è stata segnalata una francese che dormiva con quel freddo sulla Spiaggia di Serapo, la Croce Rossa è andata a recuperarla, l’abbiamo portata al Centro, gli abbiamo detto tutte le cose che gli mettevamo a disposizione, lei è andata via dicendo: qui non mi sento libera.” Ma questa francese almeno una notte l’ha trascorsa nel Centro. C’è un decalogo, un modello di comportamento, ci sono delle regole da seguire,perché agli ospiti del centro gli si dice che ” non possono bere, e possibilmente la doccia, perché è una situazione igienica che rispetta anche gli altri ospiti che noi abbiamo.” Sul Piazzale Amerigo Vespucci dove c’è il rifugio per i senza fissa dimora, Antonello Fronzuto, giornalista del Messaggero, ma anche volontario della Croce Rossa che ha spiegato come all’inizio l’opinione pubblica di Formia nono ha visto in maniera positiva questo centro, è la sua risposta è stata questa: ” E perché c’è sempre una certa diffidenza, c’è sempre questa matrice egoistica che porta a dire prima noi e poi le persone che hanno scelto di vivere sulla strada. Si pensa che ogni euro speso per queste persone sia speso male, buttato.” Ma poi è cambiato il vento, la gente ha cominciato a capire: ” Il mese scorso è stato ritrovato un senza fissa dimora algerino proprio qui al Molo Vespucci, non è morto assolutamente di freddo, però questo episodio ha scosso l’opinione pubblica sulla necessità di un punto di riferimento per queste persone e perché si cerca di riannodare dei fili spezzati, delle situazioni altrimenti destinate alla deriva.” Il responsabile del campo è Enzo Sparagna, che spiega come funziona la gestione del campo: “La struttura viene aperta alle 19,00 dai volontari che nel frattempo preparano il nostro rifugio, e gli ospiti cominciano ad arrivare alle 19,30 e fino alle 7.00 del mattino.” Un rifugio che consente di sopportare una temperatura che in media va dai -2 ai 4/5 gradi. Un responsabile che non lesina di aiutare i volontari e anche lui qualche volta rimane nel campo a dormire se ce ne fosse bisogno e a coprire tutte le necessità che si presentano e tutte le problematiche del caso. Il campo è costituito da quattro moduli prefabbricati, spazi comuni, un gazebo realizzato con dei materiali ignifughi, un area di servizio per i volontari, e anche le cucce per i cani e per gli animali dei senza fissa dimora, e la guida di tutto ciò è sempre Enzo Sparagna: ” La tenda in cui facciamo l’accoglienza, e ‘è la distribuzione degli indumenti, negli armadi ci sono i bagagli degli ospiti, che li lasciano la sera in nostra custodia. La mattina, di solito, li riportano via perché hanno bisogno delle loro cose durante l’arco della giornata ma qualcuno ci chiede di lasciarli lì. Avvertono un pò questo luogo come casa.” Non solo accoglienza, pasto caldo, letto per dormire la notte in un luogo caldo, ma anche momenti ludici e spettacoli che allietano di tanto in tanto le notti del rifugio del Molo Vespucci. In questo caso ad accogliere gli opstiti è il suono della zampogna grazie all’estro e al fiato di Maurizio Stammati, artista del teatro Bertolt Brecht di Formia, che dice: ” Chi più di loro ha bisogno di scaldarsi al suono di una antica zampogna, penso che sia un messaggio bello che bisogna portare.” Come attraverso una musica tradizionale che rievoca i valori del Natale e che anche un modo per fare comunità, come afferma lo stesso Stammati: “Si, e anche con un pò di leggerezza che è quella che la musica porta sempre. A Formia la zampogna perché è un posto conosciuto per il mare ma ha una catena di monti straordinaria con una antica tradizione di pastori e suonatori e non a caso il Festival della Zampogna viene realizzato proprio a Formia, a Maranola e quindi a Formia.” mentre Maurizio suona, gli ospiti si registrano presso i volontari per il posto letto da prendere e quindio abbiamo sentito il presidente della Croce Rosa Sud Pontino Emilio Donaggio che spiega l’organizzazione del territorio: “Raggruppa tutto il Sud Pontino, che parte da Gaeta, Formia, Minturno, Spigno Saturnia, SS. Cosma e Damiano, Castelforte, Ponza e Ventotene.” Lo stesso Emilio Donaggio dice che dalle comunità locali c’è stata una risposta ampia e solidale, tanti i ristoranti che contribuiscono offrendo i pasti per  gli ospiti del Centro, una rete che coinvolge associazioni, imprenditori e semplici cittadini: ” Una rete che ha attraversato pure i credi religiosi, la Chiesa Avventista, la Chiesa Cattolica, e la Chiesa Evangelica. ma non escludiamo che un giorno venga qui un imam a fare una sua visita. Attorno a questa attenzione verso il i senza fissa dimora, abbiamo cercato di portarci la società perché attraverso di essa cerchiamo di includere perché il ruolo della Croce Rossa non è solo farli dormire, ma includerli nella società.” Ed ecco una visita agli alloggi da parte del giornalista Morgera, dove in uno di essi ha trovato quattro brande con una bella stufa ed ha intervistato Omar che arriva dal Senegal e spiega che è arrivato a Formia perché era ad Anzio per un lavoro che poi ha perso e quindi arrivando qui non conosce nessuno. Ha imparato l’italiano tramite la gente che contratta qui al Centro o perché prima vendeva sulla spiaggia. e sugli italiani lui ha detto che tramite il lavoro che faceva a bardo con i pescherecci e lui dice che in ogni posto ci sono i buoni ed i cattivi. ma in Italia la maggior parte della gente che ha conosciuto sono delle persone molto buone, come essere di stare con dei fratelli. Ha lasciato il Senegal, sua terra natia, perché economicamente non era conveniente (quindi un migrante economico) quindi uno lavora e deve mantenere dieci persone, per esempio venire qui in Italia per dare un futuro ai bambini della famiglia, e quando lavora riesce a mandare del denaro a casa, non gli è possibile quando non lavora. Un altro migrante ospite del centro è Mustafà, proveniente dal Marocco di 36 anni e si trova a Formia per caso. Secondo Mustafà il Centro è un bellissimo ambiente perché con questo freddo pungente bisogna ripararsi e quindi con queste persone è bello stare al caldo nella notte gelida. Ma non solo un letto caldo, ma anche calore umano. Non solo stranieri, ma anche italiani, ed in particolare delle nostre zone come Paolo , di Minturno, che vive in strada perché ha problemi con la famiglia, con l’ex compagna, non può stare più in famiglia, e vive alla giornata. Sono difficoltà che possono essere affrontate con l’aiuto di esperti come Maria Cattolico di Gaeta, psicologa. Infatti tante storie, tanti volti ma tante esigenze diverse, e qui si superano le barriere che spesso ostacolano, sono un rapporto con persone che vivono ai margini della società. La Cattolico spiega: ” Si supera cercando di non invadere quello che è lo spazio della personal, sia lo spazio fisico ovviamente ma soprattutto lo spazio emotivo.” Nel caso della vergogna si aspetta, ” si fa vedere comunque che c’è la disponibilità ad essere vicini e si lascia alla latro la possibilità di cogliere questa mano che noi tendiamo. Può anche sembrare un piccolo passo, ma anche una persona che inizialmente se ne stava da solo per i fatti propri e poi alla fine, pian piano ha partecipato a momenti comunitari e per me è un grane risultato. Una cosa molto bella è quando con il nostro lavoro, negli anni successivi vediamo che la persona, perché è successo, torna a trovarci ma non da ospiti ma da persone che si sono reinserite all’interno della società.”Per quanto riguarda le patologie ricorrenti con cui ci si confronta ogni giorno, sono in realtà ” situazioni di persone legate all’utilizzo di sostanze, persone che magari hanno terminato un periodo di detenzione e quindi hanno paura anche dei pregiudizi che ci sono all’esterno e ci sono purtroppo anche persone che hanno situazioni patologiche anche più gravi legate comunque al non fidarsi dell’altro.” Per quanto riguarda la diffidenza si può dire che ” va non curata però bisogna cercare un sollievo alla diffidenza.”  Così i volontari della Croce Rossa del Sud Pontino porteranno avanti questo impegno fino alla fine di marzo.

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