IlBigotto2Oggi 20 giugno si scende in piazza per manifestare in difesa dei bambini. Io, per quel che può significare, ho molti dubbi. Non sul motivo, che è legittimo, anzi, è inquietante che si debba ricordare l’ovvio. Le perplessità vertono sulla forma a mio avviso fallimentare e/o fragile e discutibile: cioè quella della manifestazione. La democrazia è una dittatura, ipocrita, ma rimane una dittatura. Perché scendere in piazza? Per gridare quello che si crede? Allora è una gara a chi grida più forte. Chi urla di più ha la meglio, e allora poi non ci si lamenti dei gay pride e co. e delle loro oscene volgarità e minacce, stanno gridando più forte, complice i numerosi e potenti megafoni che hanno a disposizione.

Le manifestazioni sono mai servite a qualcosa? Non so, forse in passato, ma sono sempre rimasto scettico. Se davvero funzionassero sarebbero il segno della debolezza di chi governa, anche qui soggetto ad ascoltare un nutrito numero di partecipanti che mai e poi mai sarà la maggioranza della popolazione; quindi, democraticamente, irrilevante. Che i politici guardino altrove e si preoccupino di queste manifestazioni solo perché intimoriti di perdere il posto, e quindi i loro affari, è evidente. Per il resto devono rispondere ad altri: a chi li ha messi lì. Che non sono chi li ha votati, specie in questo simpatico periodo storico dove al governo di questo Paese si susseguono personaggi che non hanno mai vinto un’elezione cosiddetta democratica.

Ho l’impressione che sui temi cosiddetti etici l’Italia (e forse il mondo) sia spaccato in tre parti. Una parte, piccola, che spinge perché l’immoralità e le ideologie antiumane regnino, ma che sembrano tanti perché hanno chi propaga la loro voce. La seconda parte è composta da chi tenta di respingere queste ideologie e molti di questi scendono in piazza in queste manifestazioni. Infine la stragrande maggioranza della popolazione: gli indifferenti e gli ignoranti. Coloro che non sanno (perché nemmeno immaginano che determinate cose accadono, perché per molti aspetti sono anche lontane da loro e dal loro mondo) e coloro che se ne fregano di sapere.

Spero che le leggi sul gender non passino, ma so anche che l’Italia non ha la forza politica per resistere a questa dittatura imposta con i ricatti economici. Spero che tutto questo finirà, ma so anche che non ci salverà una manifestazione. Temo sia solo una valvola di sfogo per illudere – con tutte le buone intenzioni di cui non dubito – tante (ma sostanzialmente poche) persone che esse contano qualcosa nel panorama politico. Il problema è che non contiamo niente, serviamo solo a mettere una x su un foglio per eleggere la marionetta che eseguirà gli ordini di qualcun altro. Così come siamo solo portafogli da svuotare. Per il resto di quello che crediamo non interessa a nessuno, tantomeno a chi ci governa che, seppur ne fosse interessato, non può intervenire per becere dinamiche politiche di interessi e mali minori.

Sperare va bene, ma illudersi forse non va ugualmente bene.

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