Le conseguenze economiche della morte di Sergio Marchionne

Marchionne

Che cosa succederà alla FCA dopo che è scomparso il signor Marchionne? Il  titolo Fca nelle scorse ore ha avuto un crollo in Borsa: – 15,5%. Non è uno scherzo per chi ha appena perso la testa comandante della propria multinazionale e ne ha nominata un’altra: scomparso Marchionne, avanti con Manley, che era uno stretto collaboratore del manager scomparso e che ha partecipato a rilanciare con grande successo il marchio Jeep. Ma se con le decisioni, forti e contestatissime, di portare la Fiat all’estero, farla fondere con la Chrysler, spaccare i rapporti con Confindustria e il sindacato Marchionne era riuscito a rilanciare in parte il marchio italiano e ad azzerare il debito, allora di cosa hanno paura le borse di tutto il mondo?  La prima analisi del crollo in Borsa vuole che i listini abbiano reagito in modo difensivo alla conferma delle stime al ribasso dei ricavi Fca da qui alla fine del 2018. E Manley  ha usato parole eloquenti per spiegare come tutti si aspettassero questo contraccolpo: “Sergio lo aveva detto”. Dunque è ancora Sergio, pure dopo la scomparsa prematura, a fare da nume tutelare del colosso automobilistico nato dal mix di Fiat e Chrysler. Ed essere molto convincenti per ridare smalto ai titoli e alle quotazioni. Dimostrare che le resistenze di Marchionne rispetto all’auto elettrica, alla guida autonoma, e la sua testardaggine contro l’abbandono del diesel, siano superate. Ma su tutto grava la estranea impressione di cattiva comunicazione tra l’Ad ad un passo dalla morte e gli altri vertici dell’azienda.  La scelta di massima riservatezza che ha portato Fca a un imbarazzante comunicato “non sapevamo che fosse in quelle condizioni” sugli ultimi giorni di Sergio Marchionne, e il gossip scatenato che ne è conseguito, sono legati a doppio filo. Ancora ci si chiede non tanto se e come la Fca andrà avanti, ma di cosa sia morto Marchionne. La versione ufficiale di una convalescenza problematica dopo un’operazione alla spalla svaporava nell’aria di fronte all’urgenza con cui, in pieno fine settimana, i vertici della casa automobilistica si riunivano per nominare i nuovi vertici fra tentativi di scalata alla poltrona e successive dimissioni. L’indiscrezione sul tumore (a cui ha dato notevole corpo la frase di Grande Stevens su come il vizio del fumo avesse chiesto il conto all’Ad). E la parziale smentita della famiglia,  la nuova teoria, che ancora attende conferma in questa strana telenovela luttuosa: ad uccidere Marchionne sarebbe stata una forma aggressiva di sarcoma, un tumore che non ha particolare correlazione con il fumo da sigarette, ma che avrebbe colpito i polmoni. Generando una serie di altre complicazioni che hanno portato al decesso. Infine l’ultimissima versione, che vuole John Elkann volare a trovare l’Ad sulla cui salute si moltiplicavano voci fuori controllo. Andò nello stesso con Steve Jobs di Apple, che era alle prese con il cancro al pancreas, è andata così con Warren Buffet che ammise dopo molte reticenze il tumore ma per specificare che non minava la sua capacità operativa. Jamie Dimon e Lloyd Blankfeim, di Jp Morgan e Goldman Sachs, scelsero invece la totale trasparenza nell’ammettere tumore e linfoma, e il mercato li guardò con benevolenza. Di tutt’altro segno, e eloquente, ciò che fece Sumner Redstone, grande capo di Viacom, colpito da una malattia neurodegenerativa cerebrale, che rimase a lungo schermato dietro la versione ufficiale che non avesse più le facoltà di prima ma che ancora aveva presente il flusso di informazioni e impegni aziendali. Decisione che portò all’accusa dell’azienda di essere poco indipendente nei suoi organismi di governo e controllo. Ora il caso Marchionne, tra misteri, cose dette a metà, versioni parzialmente contrastanti che rimbalzano fra Torino, Detroit e Zurigo (dove l’Ad si curava, senza dire nulla agli altri manager). Il titolo va giù e molti si sono chiesti: tanta opacità nel comunicare informazioni sensibili e determinanti per il futuro di Fca, avranno determinato il crollo di fiducia in Borsa delle scorse ore? La poca chiarezza della multinazionale quotata in Borsa potrebbe aprire la strada a sanzioni da parte dell’organismo che negli Usa vigila sulle quotazioni finanziarie? La riservatezza ha avuto l’effetto di spettacolarizzare all’ennesima potenza questa morte. Con i guai che ci sono adesso.

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