LE API STANNO SCOMPARENDO A CAUSA DELLE TOSSINE MORTALI DELL’AMBIENTE

imgres Se le api scomparissero dalla Terra all’umanità non resterebbero che quattro anni di vita: questa frase attribuita ad Albert Einstein si sta rivelando un fondamento di verità, già dal 2006 gli apicoltori americani hanno cominciato a notare un fenomeno inquietante e cioè che le api stavano scomparendo. Negli alveari c’erano nidi, c’era miele, ma degli insetti neanche ombra, un male misterioso che gli studiosi hanno chiamato sindrome dello spopolamento degli alveari. Oggi a distanza di nove anni le api continuano a morire a ritmi mai visti e le cause restano oscure, chi da la colpa al riscaldamento globale, chi a una classe di pesticidi, nota come neonicotinoidi, chi ancora alle onde elettromagnetiche attivate dalla telefonia cellulare. Comunque, gli scienziati credono che l’esposizione a pesticidi tossici sia solo uno dei fattori che hanno portato al declino delle api da miele. Ogni primavera milioni di colonie di api vengono trasportato con i camion nella valle centrale della California, ed in altre aree agricole, per rimpiazzare gli impollinatori selvatici, ormai praticamente scomparsi in gran parte della nazione. Queste api vengono nutrite con sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, invece che con il loro miele nutriente, nello sforzo di aumentare la produttività, ora le regine vengono inseminate artificialmente, il che ha portato ad una drastica ed inquietante riduzione della diversità genetica delle api, inoltre le api vengono irrorate con composti chimici per ridurre gli acari ed altri patogeni che hanno vita facile nelle colonie commerciali superaffollate Nel 1923 Rudolph Steiner, il fondatore tedesco dell’agricoltura biodinamica, precursore del moderno movimento del biologico, predisse che entro cento anni le tecniche artificiali industriali, utilizzate per la nascita delle api, avrebbero portato la specie al collasso . La sua profezia si è rivelata molto precisa, oggi si sa che le api non sopravviveranno a lungo se non saranno cambiate le pratiche di gestione commerciale delle colonie, e se non si elimineranno le tossine mortali dal loro ambiente. Durante l’inverno del 2012 è scomparso un terzo delle colonie di api degli Stati Uniti, il 42% in più rispetto all’anno precedente, un tasso di spopolamento che sta mettendo in difficoltà tutto il sistema agroalimentare. Forse non sarà la fine del mondo vegetale, ma si dovrà rinunciare alla produzione di molte colture legate all’impollinamento delle api: sparirà il 65% di prugne e angurie, l’80% di sedani, cetrioli e ciliegie, il 90% di cipolle mirtilli e broccoli e il 100% di mandorle. Questo, comunque, è un disastro ancora evitabile in quanto la Germania e la Francia hanno già bandito l’uso dei pesticidi implicati nella morte di questi importanti insetti: l’intelligenza di pochi apicoltori, nel capire come lavorare con le api non come padroni, ma come partner, offre una netta speranza per molti dilemmi ecologici.

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