LE API A RISCHIO DI ESTINZIONE PRODURREBBERO PROBLEMATICHE ALIMENTARI

imgresSecondo i dai dell’Osservatorio nazionale del miele, nel nostro paese ci sono poco più di un milione e 157 mila alveari censiti dove si producono 30 varietà diverse di mele, l’Italia è considerata tra i più importanti paesi nell’allevamento di api. Domina per dimensioni l’ape regina, unica femmina fertile che ha il compito di deporre le uova (fino a duemila al giorno), mentre le operaie che sono le femmine sterili, sono destinate al sostentamento e alla difesa della colonia. Solo in Europa si hanno quattromila varietà agricole legate all’attività delle api, nel mondo si stima che il loro servizio di fecondazione naturale abbia un valore economico di circa 265 miliardi di euro l’anno. Le api hanno sviluppato un linguaggio che dà loro la possibilità di comunicare tra loro la posizione dei fiori più ricchi di polline e nettare, questo fatto facilita l’individuazione della zona di raccolta: la sequenza di movimenti inizia con una danza circolare dal diametro uguale al corpo dell’ape stessa. Se la fonte di cibo è vicina, l’esibizione si conclude in fretta, ma se la fonte del cibo si trova a oltre 100 metri di distanza, l’esploratrice si produce nella cosiddetta danza della coda, eseguita dimenando l’addome. Se le api sono a rischio di estinzione, è colpa di un acaro, (un puntino rosso che luccica sulle loro teste), “la Varroa destructor” la cui presenza sull’ape domestica è stata segnalata per la prima volta nel 1958 in Cina, da quel momento il parassita ha iniziato la sua corsa verso l’Europa Centrale e gli Stati Uniti. Ora la “Varroa” non lascia scampo, si attacca all’ape come una zecca, succhiandone l’emolinfa, il fluido che svolge negli insetti funzioni analoghe a quelle del nostro sangue, indebolendo il sistema immunitario e in un ambiente caldo umido com’è quello dell’alveare, funghi e batteri hanno via libera per aggredire la colonia indebolita e finiscono con lo sterminarla. Se venisse a mancare l’impollinazione, ne subirebbe gravissime conseguenze, l’intero sistema agroalimentare, di colpo perderemmo mele, arance e pomodori: “se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo non resterebbero che quattro mesi di vita”, questa celebre frase attribuita ad Albert Einstein fotografa l’allarme suscitato dall’eventuale possibilità in tutto il mondo. Gli apicoltori non hanno ancora trovato un mezzo efficace per combattere il parassita, secondo molti la migliore strategia per il futuro, consisterà nell’indurre questi insetti a difendersi da soli: sarà importante l’eliminazione delle larve infestate, in modo da interrompere il ciclo produttivo dell’acaro e la capacità nelle operaie di ripulire se stesse e le compagne, passando le zampe sul corpo, per eliminare eventuali parassiti.

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